“Tutta colpa di Del Piero, numero uno Juve di sempre. Oggi? Mi piacciono due giocatori”

Il ct del baseball italiano Cervelli racconta la sua fede bianconera: "Non mi perdo un match: Spalletti è spettacolare, ci farà tornare al top  Superare gli Usa ci ha cambiato la vita: ora possiamo battere chiunque"

È il personaggio del momento. Certo, tutti vedono le imprese in campo di Dante Nori, Aaron Nola, Jac Caglianone, Sam Antonacci e soprattutto Vinnie Pasquantino, il capitano, l’uomo dei tre fuoricampo in una partita col Messico, dei caffè, dei baci e della giacca Armani. Ma il leader della nazionale italiana di baseball che sta impressionando al World Baseball Classic negli Stati Uniti è Francisco Cervelli, 40 anni, manager degli azzurri dal gennaio 2025, scelto dal presidente federale Marco Mazzieri. Una nazionale citata pure al Senato dalla Premier Giorgia Meloni («Se il Times ha acceso i riflettori sull'Italia dopo la vittoria della nostra nazionale di rugby, non oso immaginare cosa farà dopo la vittoria dell'Italia nel baseball contro gli Usa, proprio in casa loro»).

Cuore bianconero, ecco perché

Cervelli, originario della Puglia, una carriera da ricevitore in Major League soprattutto con i New York Yankees e i Pittsburgh Pirates, è anche - ma lui direbbe soprattutto - uno sfegatato tifoso della Juventus. E dopo aver asfaltato il Messico lo ha dichiarato a tutto il mondo quando un giornalista americano gli ha chiesto se seguisse il calcio italiano: «Ovvio! La Juventus per tutta la vita, sarò un tifoso della Juve fino alla morte». Cervelli, ma questa "passionaccia" quando è nata? «Tutta colpa di Del Piero! Ho iniziato a tifare Juve guardando Alex in tv. Sono nato nel 1986, quindi avevo 8-9 anni quando Del Piero ha cominciato a fare gol in bianconero. Per me rimane il numero uno, il miglior giocatore di sempre della Juventus». Su internet gira una sua foto con Del Piero. «Era il 2010 e sono stato a Torino per conoscerlo. Un mito. In quell’occasione incrociai anche Buffon».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"I giocatori che mi piacciono di più"

Inutile chiederle, quindi, se ha visto qualche partita quest’anno. C’è un giocatore che le piace più di altri?«Cerco di guardare tutte le gare della Juve, anche due-tre a settimana se riesco, in particolare la Champions. Mi piacciono soprattutto Yildiz e McKennie, ma stimo pure Locatelli e Conceiçao. Comunque conosco tutti i giocatori, so come giocano, sono un tifoso vero». Cosa si aspetta da questo finale di stagione? «Come tifoso spero sempre in risultati positivi e vittorie. Ma conosco lo sport, è complesso, difficile, bisogna trovare la chimica giusta fra i giocatori. Adesso c’è un allenatore, Spalletti, spettacolare. Ha giocatori di alto livello, penso possa creare una Juventus forte, ma servirà pazienza, la strada per tornare la Juve di una volta è lunga. Però, come si dice, sempre fino alla fine». Dalla televisione traspare un grande orgoglio per la maglia della nazionale da parte sua e dei suoi ragazzi.«Mio padre Emanuele è nato in Puglia, a Bitonto, poi con tutta la famiglia si è trasferito quando aveva 11 anni in Venezuela dove poi ha conosciuto mia madre. Io mi sento di Bitonto, pugliese e sono felice e fortunato di essere italiano. Come i miei giocatori».

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Dal World Baseball Classic al consiglio a Gattuso

Si aspettava questi risultati al World Baseball Classic? «Siamo partiti con la volontà di puntare al massimo, quella è la nostra mentalità, deve essere così sempre. Volevamo vincere. Sapevamo di essere in un girone con squadre fortissime come Stati Uniti e Messico, però abbiamo disputato due gare incredibili». Cosa ha significato la vittoria contro gli Stati Uniti? «Tutto! Un successo del genere ti cambia la vita e la prospettiva. Oggi i miei ragazzi sono convinti di poter battere chiunque. Quella vittoria ha dato forza all’anima e all’ego di ogni giocatore». Cosa dobbiamo aspettarci dalla sfida con Porto Rico? «Un’altra squadra fortissima, con un manager fantastico (Yadier Molina, dal 2002 al 2022 catcher dei St.Louis Cardinals, 10 presenze all’All Star Game, ndr). Porto Rico gioca il baseball tipico dei Caraibi, aggressivo sulle basi, sarà una partita ancora più difficile rispetto a quelle del girone, perché il baseball nei playoff è tutt’altra cosa. Il partente? Penso Samuel Aldegheri (italianissimo di Verona, ndr), ma devo ancora decidere». Senta, da grande tifoso di calcio, ma anche manager di una nazionale: a fine marzo l’Italia di Gattuso si giocherà la qualificazione al Mondiale dove manca dal 2014. Ha un consiglio da dare agli azzurri? «Ci sono i cicli nello sport. L’Italia una volta aveva Maldini e Baggio, Del Piero e Totti. Era una nazionale spettacolare ed era facile vincere. Oggi è diverso, i Del Piero non esistono più. Se posso dare un consiglio da tifoso e appassionato di calcio, va trovata un’identità nuova, un modo di giocare che ci rispecchi. E bisogna che i giocatori si ricordino che rappresentano l’Italia, uno dei migliori paesi al mondo. Devono camminare a testa alta, serve l’atteggiamento giusto. Abbiamo vinto quattro Mondiali, bisogna ricordarselo quando si scende in campo, non bisogna avere paura».

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È il personaggio del momento. Certo, tutti vedono le imprese in campo di Dante Nori, Aaron Nola, Jac Caglianone, Sam Antonacci e soprattutto Vinnie Pasquantino, il capitano, l’uomo dei tre fuoricampo in una partita col Messico, dei caffè, dei baci e della giacca Armani. Ma il leader della nazionale italiana di baseball che sta impressionando al World Baseball Classic negli Stati Uniti è Francisco Cervelli, 40 anni, manager degli azzurri dal gennaio 2025, scelto dal presidente federale Marco Mazzieri. Una nazionale citata pure al Senato dalla Premier Giorgia Meloni («Se il Times ha acceso i riflettori sull'Italia dopo la vittoria della nostra nazionale di rugby, non oso immaginare cosa farà dopo la vittoria dell'Italia nel baseball contro gli Usa, proprio in casa loro»).

Cuore bianconero, ecco perché

Cervelli, originario della Puglia, una carriera da ricevitore in Major League soprattutto con i New York Yankees e i Pittsburgh Pirates, è anche - ma lui direbbe soprattutto - uno sfegatato tifoso della Juventus. E dopo aver asfaltato il Messico lo ha dichiarato a tutto il mondo quando un giornalista americano gli ha chiesto se seguisse il calcio italiano: «Ovvio! La Juventus per tutta la vita, sarò un tifoso della Juve fino alla morte». Cervelli, ma questa "passionaccia" quando è nata? «Tutta colpa di Del Piero! Ho iniziato a tifare Juve guardando Alex in tv. Sono nato nel 1986, quindi avevo 8-9 anni quando Del Piero ha cominciato a fare gol in bianconero. Per me rimane il numero uno, il miglior giocatore di sempre della Juventus». Su internet gira una sua foto con Del Piero. «Era il 2010 e sono stato a Torino per conoscerlo. Un mito. In quell’occasione incrociai anche Buffon».

 

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