La rimonta sul Real
Sempre a Glasgow, è di culto la pedata a Salenko dopo 5’. «A noi il contatto fisico era ancora permesso, con le regole di oggi sarebbe stato un po’ più difficile. Infatti non concepisco tutto questo perbenismo: io sono palla o piede. In quella squadra c’era pure Gascoigne». Che ci riporta alla Lazio, da cui prendete un 4-0 doloroso pochi giorni prima. Ha sempre dovuto dimostrare qualcosa? «Il bello del calcio è che hai sempre la partita dopo. Puoi sbagliare palla o azione, ma non siamo macchine: devi essere bravo a pensare alla situazione successiva, lavorare e testa bassa». Real Madrid ai quarti, andata complicata e ritorno supersonico. L’espulsione nel finale con Zamorano e voi che guardate gli ultimi minuti insieme. «Ho vissuto quei minuti con tanta agitazione: hanno espulso me per doppia ammonizione e lui qualche minuto più tardi. Eravamo 2-0, ho lasciato la squadra in 10. Raul ha sfiorato il palo nel finale. Ma quelle sono le partite: basta veramente niente per vincerla o perderla. E quella palla è uscita: ci ha fatto capire che stavamo andando forte. Poi quel video fantastico di Vialli... Una serata bellissima, con rissa inclusa. Appena toccavano un compagno, io ero pronto ad andare a difenderlo». Avevate però la consapevolezza di poter rimontare il Real. «Perché alla base c’era un gruppo pronto ad andare oltre. Giocavamo nel campionato più bello del mondo, il livello era altissimo e a fare la differenza erano i dettagli. Come una squadra compatta. Se è il Real o la Caratese, poco importa: sono sempre 11 contro 11. E devi fare 90 minuti. Non prepari una partita con l’idea di non vincere».

