Del Piero, Trap e Lippi
Guardava anche Del Piero calciare le punizioni? «Rubi tanto con gli occhi. Non tanto per imparare a calciare, perché lì è anche una questione di doni, però per capire l’atteggiamento che ha un numero uno. Il mio obiettivo è limare i difetti, mi trovavo però a marcare Gullit, Van Basten, Careca, Giggs, Beckham. Come ne uscivo? La mettevo sulla corsa. Se c’era da fare 100 volte la fascia, la facevo 101 volte». Trapattoni? «A lui devo tutto. Non so quanti allenatori avrebbero rischiato la propria faccia per lanciare un falegname alla Juventus. Lui ha avuto coraggio e poi abbiamo vinto». Lippi? «Con lui abbiamo creato: 4 anni e siamo arrivati sul tetto del mondo. Se ce l’abbiamo fatta, è perché c’era un’alchimia pazzesca. Ha cambiato la mentalità rispetto al Trap, ci ha tirato fuori veramente tutto. Insieme a Gianluca Vialli ha creato qualcosa di speciale». Un altro dei segreti era il metodo Ventrone. «Ci ha massacrato. Quando è arrivato ha cambiato il metodo di lavoro, era tanta palestra e tanta corsa. Sfido chiunque a fare 15 minuti di fila di addominali: significa 1500-1600 addominali. Tutti i santi giorni». Avrà aneddoti infiniti. «Ci alzavamo alle 7.30 del mattino ed entravamo in palestra, lì fino alle 12.30. Pressa di 400-500 kg. Però ti responsabilizzava. E ti diceva: se non hai voglia, non ti allenare. Però se lo fai, devi farlo così. Quando mi sono rotto il ginocchio mi ha mandato in over training, avevo superato il limite». Aver lavorato prima le ha fatto apprezzare di più le fortune successive da calciatore? «A 13 anni ho deciso di non andare più a scuola perché mi piaceva l’idea di guadagnare per essere più indipendente. Il primo posto di lavoro è stato il falegname. Ho imparato un mestiere e facevo sport. Ai miei figli dico: dal cielo arriva solo pioggia e neve. Ho sempre cercato di far bene le cose».

