Yildiz 10 e lode, un dato dice tutto: non capitava da cinque anni! Il punto in comune con l'ex Juve

Il fenomeno bianconero continua a crescere e anche la sua valutazione sale a dismisura: 130 milioni

Dieci gol, dieci assist. E dieci e lode al numero dieci. La ripetizione è doverosa perché le cifre iniziano a essere decisamente importanti, almeno quanto l’investitura che la Juventus ha già controfirmato nei suoi confronti: tutto su Kenan Yildiz, all-in per dare e darsi il tempo di crescere insieme. E di diventare vincenti, soprattutto. Il prossimo passo è infatti quello e non si aspetterà poi così tanto: nelle intenzioni del club c’è la volontà di creare una squadra immediatamente forte, subito in grado di competere per il vertice. E di esser lì, per il suo talento, con il quale si sente finalmente in grado di spiccare il volo. Prima Allegri, poi Thiago Motta (certo, non sempre), quindi Tudor e infine Spalletti, forse il tecnico con cui ha trovato più feeling in assoluto: Yildiz ha superato ogni prova, ha giocato in più versioni di Juve e alla fine della fiera è sempre lì, centralissimo, puntuale, un prospetto da fuoriclasse e un campione annunciato.

Juve, manca solo una cosa

Cosa manca? I trofei, appunto. Ma non dipendono solo da lui. Intanto, la “doppia doppia” è stata portata a casa, segno pure della maturità mostrata: non solo la capacità di trovare la rete, ma anche quella di inventarsi la giocata che può essere decisiva. Che può mettere il compagno in condizione di trasformare. E che numeri sarebbero stati, se solo davanti a lui avesse trovato più cinismo, maggiore propensione alla trasformazione. Uno alla Ronaldo, per capirsi. E per trovare ispirazione dal migliore di tutti, almeno in quel fondamentale lì. Non è un caso infatti che l’ultimo bianconero a raggiungere numeri simili sia stato Federico Chiesa, quota 12 reti e 15 assist finali nella versione 2020-2021.

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Chiesa, Yildiz e il salto

Cioè quella prima dell’infortunio al ginocchio sinistro, il vero crocevia della sua carriera, durante la quale più volte ha provato a ripartire e non sempre trovando situazioni e soluzioni fortunate. Chiesa che ha sfiorato la Juve pure nello scorso di gennaio, e che Spalletti aveva definito il “nostro Sinner” quando lo allenava in Nazionale e che in quell’anno lì, quando tutto gli sembrava semplice e anche la Juventus aveva raggiunto picchi notevoli (salvo poi raggiungere il quarto posto per il rotto della cuffia) pareva pronto al grande salto tra i migliori giocatori al mondo. Una posizione in comune con Yildiz, alla ricerca di una conferma esclusivamente dal punto di vista internazionale: la sua prima Champions League da protagonista (vero) è terminata con un solo gol, al debutto contro il Borussia Dortmund. Poi nulla.

Giocate, sempre. Però nessun altro tabellino marcato, pure nelle gare più delicate come quelle contro il Galatasaray, la notte in cui ogni cosa è crollata e anche quella in cui ogni cosa è sembrata potersi rinascere. Tant’è, benzina per i discorsi sul futuro, per motivarsi e per trovare obiettivi, stimoli, strade e ostacoli da affrontare. Di sicuro, la crescita del turco è stata supersonica.

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La valutzione del Cies

E se ognuno poteva immaginarsi una freccia verso l’alto, forse in pochi la vedevano così verticale. Una scalata evidente, praticamente in picchiata. E oggi per il Cies, Yildiz vale addirittura 130 milioni di euro: quinto talento al mondo. Sarebbe superfluo aggiungerlo, però nessun altro juventino vale quanto lui, e nemmeno in Serie A se ne trovano, giusto Nico Paz che ha un destino ormai brandizzato Real Madrid. Mica roba da poco. Anzi: roba che è proprio tanta, e che dà persino la sensazione di lievitare, migliorare, riscrivere percorsi, record e storie. Intanto, il dieci riparte dai suoi dieci: il resto verrà da sé.

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Dieci gol, dieci assist. E dieci e lode al numero dieci. La ripetizione è doverosa perché le cifre iniziano a essere decisamente importanti, almeno quanto l’investitura che la Juventus ha già controfirmato nei suoi confronti: tutto su Kenan Yildiz, all-in per dare e darsi il tempo di crescere insieme. E di diventare vincenti, soprattutto. Il prossimo passo è infatti quello e non si aspetterà poi così tanto: nelle intenzioni del club c’è la volontà di creare una squadra immediatamente forte, subito in grado di competere per il vertice. E di esser lì, per il suo talento, con il quale si sente finalmente in grado di spiccare il volo. Prima Allegri, poi Thiago Motta (certo, non sempre), quindi Tudor e infine Spalletti, forse il tecnico con cui ha trovato più feeling in assoluto: Yildiz ha superato ogni prova, ha giocato in più versioni di Juve e alla fine della fiera è sempre lì, centralissimo, puntuale, un prospetto da fuoriclasse e un campione annunciato.

Juve, manca solo una cosa

Cosa manca? I trofei, appunto. Ma non dipendono solo da lui. Intanto, la “doppia doppia” è stata portata a casa, segno pure della maturità mostrata: non solo la capacità di trovare la rete, ma anche quella di inventarsi la giocata che può essere decisiva. Che può mettere il compagno in condizione di trasformare. E che numeri sarebbero stati, se solo davanti a lui avesse trovato più cinismo, maggiore propensione alla trasformazione. Uno alla Ronaldo, per capirsi. E per trovare ispirazione dal migliore di tutti, almeno in quel fondamentale lì. Non è un caso infatti che l’ultimo bianconero a raggiungere numeri simili sia stato Federico Chiesa, quota 12 reti e 15 assist finali nella versione 2020-2021.

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