Pagina 2 | Gazzoli a tutta Juve: "L'aura di Spalletti, Del Piero al Basement, l'Alex mentality e la mia top 11 di sempre"

Nel quinto episodio della seconda stagione di Small Talk, il podcast bianconero firmato Juventus Creator Lab e guidato da Carlo Pastore, arriva un ospite d’eccezione: Gianluca Gazzoli. Volto noto della comunicazione e della radio, si racconta in una conversazione autentica che va oltre il lavoro, toccando emozioni e passioni personali. Il dialogo si sviluppa tra ricordi e riflessioni, offrendo uno sguardo più intimo sulla sua storia. Dai primi passi, spinti dal desiderio di esprimersi, fino ai grandi traguardi raggiunti nel mondo dei media. Un percorso fatto di impegno, crescita e consapevolezza. Il tutto accompagnato da un filo conduttore speciale: l’amore profondo per la Juventus.

L'amore per la Juve 

Alla domanda sul come sia diventato juventino: "Totalmente familiare, anche se mio padre in realtà è milanista, quindi c'è stato un primo periodo, in cui io ho un mio ricordo lontanissimo con un cappellino coi capelli di Gullit, proprio perché ero piccolissimo in quel periodo. Poi i miei genitori si sono separati quando ero piccolo, quindi questa cosa credo che non abbia giovato ai tentativi di mio padre di farmi diventare milanista, perché dall'altra parte avevo tutta la parte di famiglia di mia mamma che era super mega juventina. C'era una forte spinta, diciamo, dalla parte di mio nonno in primis, perché poi io sostanzialmente sono cresciuto coi miei nonni e da parte di mio zio, i miei cugini, insomma, c'era questa grande componente di vita familiare juventina che mi ha portato a essere juventino fin da subito e poi crescendo lo sono diventato, sempre di più". L'aneddoto del nonno e la stella allo Stadium: "Lui super juventino. Quando hanno inaugurato lo Stadium ero presente con mio zio, ho ancora la maglietta celebrativa e a quei tempi avevano dato la possibilità di acquistare delle stelle attorno allo stadio con il tuo nome, stile walk of fame di Holllywood, e io ricordo che un Natale assieme ai miei cugini gli abbiamo fatto questo regalo. Non ricordo quanto durasse il concordato ma la potevi tenere per un tot di anni. Un ricordo bellissimo ora che non c'è più. Tutto quello che è la Juventus l'ho vissuto con lui".

L'incontro con Spalletti

Poi Gazzoli ricorda l'incontro con Spalletti e l'allenamento Juve: "È arrivato mister Spalletti... Aura. E a parte che io non credevo sapesse chi sono, parto sempre da questo pressupposto. Mi ha fatto i complimenti, mi ha chiesto se ho cantato a Sanremo e poi mi ha detto 'Beh, se è andata bene perché evidentemente hai raspato bene'. Poi dico un'altra cosa: quando si parla di sport e del proprio sport, del cuore, della propria squadra si ritorna tutti dei bambini. Cioè è incredibile. Eravamo sul campo, vedere la squadra che fa l'allenamento e che passa. Il profumo del campo è assurdo. È assurdo. Quando ti trovi in un contesto, come quello della Juve, il centro è impressionante, di altissimo livello"

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La maglia di Del Piero

Gazzoli e la Juve di Del Piero: "La prima cosa che ho appeso al Basement è la maglia di Del Piero, l'unica a tema calcistico. Per me Alex è la Juve. La Juve è la punizione alla Del Piero, la linguaccia, la rovesciata per il gol di Trezeguet, il tacco, la standing ovation al Bernabeu. Alex rappresenta il simbolo del fatto che si può essere i più grandi, i più forti pur rimanendo una persona corretta, pulita, coerente e gentile. Ovviamente essendo stato il capitano della Juve ancora oggi per tutti rappresenta la Juve. Uno dei motivi per cui ho iniziato a tifare la Juve da piccolo è Del Piero. Lui è sempre stato il mio mito sportivo, avevo i diari pieni, i poster in camera ed è l'unica persona che, ancora oggi, mi fa un po' effetto. L'unico che mi manda in sbatti è Alex, quando capita di sentirlo per messaggio mi succede proprio quella cosa che fai con una ragazza che ti piace... vado in overthinking. Del Piero al Basement? L'ho invitato e per messaggio mi ha riempito di complimenti e mi ha scritto: 'Arriverà il momento giusto, deve esserci il momento giusto'"

Challenge Nba-Juve

Verso la fine del podacast con Juve Creators Lab, Gazzoli fa una challenge in cui associa i giocatori del Nba con quelli della Juve del passato o anche del presente: "Jordan? Direi Platini. Perché non l'ho visto giocare così come non ho visto Jordan. È rimasto un mito incredibile dello sport. Tante vittorie, mentalità da vincente e ruoli importanti anche successivamente. Fanno parte di un'altra generazione che ha avuto un impatto forte e che arriva ancora oggi. Mentre Kobe Bryant lo associo ad Alex Del Piero. Loro erano anche amici. Alex non ha mai cambiato squadra come Kobe, ha quel tipo di ossessione per il gioco. Secondo me esiste l'Alex mentality così come la Mamba mentality. Steph Curry lo associo a Pirlo: ha cambiato il gioco, l'eleganza, il tiro, la precisione e la capacità di far girare la squadra. Fanno sembrare facili delle cose difficilissime. LeBron James lo abbino a Cristiano Ronaldo, hanno un parallelismo molto forte nello sport mondiale. L'impatto, la potenza, la capacità di essere forti in campo ma anche fuori, la cura del corpo e la costruzione del proprio talento. Con Sahi dico Vlahovic o anche Yildiz perchè in campo è fortissimo ma anche fuori dal campo è un bravo ragazzo. Del passato lo abbino anche a Dybala. Wenbanyama dico Lilian Thuram. Shaquille O'Neal lo associo a Vieri quando giocava nella Juve. Mentre la Juve dell'NBA direi i Lakers perché sono quella più vincente storicamente e perché c'è sempre stata una grande famiglia dietro"

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Le curiosità Juve

Gazzoli poi racconta qualche altra curiosità a tinte bianconere: "Ricordando Vidal mi è venuto in mente che Juve-Barcellona l'ho vista in Ruanda in un hotel distrutto. Esperienza mistica che poi ha portato bene. La finale di Cardiff una delle mie più care amiche ha deciso di sposarsi proprio in quel giorno. Durante il ricevimento, siamo tutti a tavola, si forma un piccolo capannello, una zona attorno a un tavolo dove qualcuno guardava la partita, senza mancare di rispetto a nessuno. Prendiamo gol poi arriva il gol di Mandzukic ed è venuto giù tutto. Dopo è successo quel che è successo e ho passato la serata con una delusione fortissima. Ma niente a che vedere con la sconfitta di Manchester del 2003: io lì ho pianto, l'ho guardata a casa con mio nonno e ho pianto come un pazzo. Tu pensa quando vinceremo, perché vinceremo...".

La top 11 all time di Gazzoli

Poi Gazzoli dice il suo undici della Juve: "Nonostante per me Juve sia Marcello Lippi, io ho un debole per Conte. Come portiere dico Buffon. Per la difesa: Chiellini, Bonucci, Cannavaro, Cabrini. Io metterei tre a centrocampo: Pirlo, Zidane e Nedved. Mentre davanti Platini dietro le punte e poi Del Piero e Baggio. Ne ho fatti fuori di fortissimi a cui sono molto affezionato...".

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La maglia di Del Piero

Gazzoli e la Juve di Del Piero: "La prima cosa che ho appeso al Basement è la maglia di Del Piero, l'unica a tema calcistico. Per me Alex è la Juve. La Juve è la punizione alla Del Piero, la linguaccia, la rovesciata per il gol di Trezeguet, il tacco, la standing ovation al Bernabeu. Alex rappresenta il simbolo del fatto che si può essere i più grandi, i più forti pur rimanendo una persona corretta, pulita, coerente e gentile. Ovviamente essendo stato il capitano della Juve ancora oggi per tutti rappresenta la Juve. Uno dei motivi per cui ho iniziato a tifare la Juve da piccolo è Del Piero. Lui è sempre stato il mio mito sportivo, avevo i diari pieni, i poster in camera ed è l'unica persona che, ancora oggi, mi fa un po' effetto. L'unico che mi manda in sbatti è Alex, quando capita di sentirlo per messaggio mi succede proprio quella cosa che fai con una ragazza che ti piace... vado in overthinking. Del Piero al Basement? L'ho invitato e per messaggio mi ha riempito di complimenti e mi ha scritto: 'Arriverà il momento giusto, deve esserci il momento giusto'"

Challenge Nba-Juve

Verso la fine del podacast con Juve Creators Lab, Gazzoli fa una challenge in cui associa i giocatori del Nba con quelli della Juve del passato o anche del presente: "Jordan? Direi Platini. Perché non l'ho visto giocare così come non ho visto Jordan. È rimasto un mito incredibile dello sport. Tante vittorie, mentalità da vincente e ruoli importanti anche successivamente. Fanno parte di un'altra generazione che ha avuto un impatto forte e che arriva ancora oggi. Mentre Kobe Bryant lo associo ad Alex Del Piero. Loro erano anche amici. Alex non ha mai cambiato squadra come Kobe, ha quel tipo di ossessione per il gioco. Secondo me esiste l'Alex mentality così come la Mamba mentality. Steph Curry lo associo a Pirlo: ha cambiato il gioco, l'eleganza, il tiro, la precisione e la capacità di far girare la squadra. Fanno sembrare facili delle cose difficilissime. LeBron James lo abbino a Cristiano Ronaldo, hanno un parallelismo molto forte nello sport mondiale. L'impatto, la potenza, la capacità di essere forti in campo ma anche fuori, la cura del corpo e la costruzione del proprio talento. Con Sahi dico Vlahovic o anche Yildiz perchè in campo è fortissimo ma anche fuori dal campo è un bravo ragazzo. Del passato lo abbino anche a Dybala. Wenbanyama dico Lilian Thuram. Shaquille O'Neal lo associo a Vieri quando giocava nella Juve. Mentre la Juve dell'NBA direi i Lakers perché sono quella più vincente storicamente e perché c'è sempre stata una grande famiglia dietro"

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