La Juve quarta: cosa succede
Ragionando con ottimismo, ovvero con la prospettiva di raggiungere un 4° posto complicato ma non impossibile (3 punti dal Como, pur con un calendario più agevole per Fabregas, sono ancora recuperabili nelle prossime otto giornate, al netto degli scontri diretti che premierebbero i lariani), Spalletti chiederà che ogni possibile equivoco venga eliminato. È un patto fondamentale per il matrimonio: si ragiona di anno in anno, ma dentro la programmazione della prossima stagione dovrà esserci una linea comune. Tradotto: Lucio aspira ad un’autonomia totale nelle scelte di campo (su questo ha già trovato riscontro positivo: Milik in campo nel finale col Sassuolo al posto di David e Openda non è un colpo di testa, ma un piano del quale la società era perfettamente al corrente), un supporto incondizionato nell’idea di creare un instant team per l’annata che verrà e la conduzione di un mercato senza interferenze. Una campagna acquisti guidata dal club e non indirizzata da terzi.
Le richeste di Spalletti
Con la Champions League, ovviamente, Spalletti pretende degli innesti che portino più varietà nelle scelte, che alzino l’età media della rosa e che garantiscano alla Juve di poter pensare allo scudetto. Lucio non chiede tizio e caio, ma sei uomini di spessore, di cui almeno quattro da inquadrare nella ristretta cerchia degli intoccabili. Dei veri e propri titolari aggiunti. Lo fa quasi senza compromessi: non ci possono essere correnti di pensiero opposte alla sua. Dal portiere alla punta: ogni caratteristica dovrà essere condivisa con l’allenatore. Damien Comolli non potrà pensare A, se Lucio pensa B. Capirsi adesso significa impostare il domani senza malintesi, gli stessi che hanno portato Igor Tudor a perdere subito la rotta: il castello è crollato già con Kolo Muani. Il croato chiedeva il francese e gli hanno portato Openda: è evidente che con Spalletti - a maggior ragione per ciò che è riuscito a dimostrare dal suo avvento - non potrà ripetersi una cosa simile.
