“Zeppetta” è il soprannome - lo ha coniato Spalletti - che deve al suo tocco tipico: uno scavino per eludere l’intervento avversario. È un trucco di magia: l’intento sarebbe quello di far scomparire il pallone e non se stesso. Il gioco di prestigio di Edon Zhegrova, scomparso dai radar juventini e kosovari, non sta funzionando. Se persino la Nazionale balcanica ha rinunciato al suo calciatore più talentuoso per giocarsi la semifinale playoff verso il Mondiale, significa che il mago è un impostore, nascosto dietro ad una tenda come quello di Oz. 90 minuti passati in panchina ad osservare l’impresa dei suoi compagni in Slovacchia. 20 quelli trascorsi in campo in tutto il mese di marzo, appena due nell’ultima partita di campionato col Sassuolo. Per Lucio non è più l’arma segreta a gara in corso ma quella disperata dei minuti di recupero: con Boga come dispenser di imprevedibilità, Edon diventa accessorio. Lo sarà a maggior ragione, alla ripresa, quando Spalletti disporrà di nuove soluzioni offensive con Vlahovic e Milik prossimi al recupero definitivo. Lo stesso che Zhegrova non è mai riuscito a ultimare: al Lille rimase 9 mesi lontano dai campi a causa della pubalgia, un fardello che ha continuato a condizionarne l’autonomia fisica. Ma sono i numeri di tutta la stagione a peggiorare un quadro che non è solo clinico: 21 presenze, di cui una sola da titolare - con il Pafos in Champions League -, per un totale di appena 447 minuti in campo (media di 21 a gettone). Ha sostanzialmente giocato l’11% dei minuti possibili in Serie A e il 15% in Champions. Il dato più desolante, che ne misura l’effettivo contributo, è quello dei gol e degli assist: zero. Ad oggi, più che per lampi e giocate, Zhegrova si fa rimembrare dai tifosi della Juventus per gli svarioni.
Zhegrova male nella fase difensiva
Primo ricordo: il sanguinoso pallone perso sulla propria trequarti con la Roma, diventato gol subito. Secondo ricordo: la clamorosa occasione fallita sul 3-0 in Juve-Galatasaray, diventata eliminazione dalla Champions. Due squarci su una tela appena schizzata e congenitamente incompleta, almeno nella visione del suo allenatore: “Zhegrova non sa fare la fase difensiva, sotto al centrocampo non ha quella qualità lì, diventa micidiale a 20 metri dal fondo. Ma non potrà mai coprire solidamente: come posizione rientra, però non si attaccherà alla maglia dell’avversario come si fa nel calcio moderno”. Dove si duella a tutto campo e si fanno valutazioni a tutto tondo. In primis economiche, in particolare con queste premesse: l’ingaggio da 4,6 milioni di euro lordi fino al 2030 per il momento non si giustifica. Vien voglia di non crederci più e di elaborare un piano di uscita: il costo dell’ammortamento annuo di Zhegrova impatta per 2,86 milioni di euro; occorrerebbe venderlo (in Premier o in Ligue 1 dove ha mercato) per 11,4 milioni per evitare una minusvalenza. Sono numeri, non di magia. Si potrebbe scommettere su un rilancio: ma dissolvere tutti questi dubbi… sarebbe difficile per Houdini, figurarsi per questo “Zeppetta”.
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