"Vlahovic e 5 colpi, alla Juve serve un leader per reparto. Con Spalletti è tutto più facile. Yildiz..."

Il super agente Andrea D’Amico e il futuro dei bianconeri: "Dusan sta tornando centrale nel progetto: io lo confermerei. Con Luciano i giocatori sanno dove vanno e perché: il rinnovo non è solo una firma, ma un segnale al sistema". E sul gioiello turco...

TORINO - Andrea D’Amico, l’imminente rinnovo di Spalletti con la Juventus è la migliore notizia per il mercato della Juventus? “Assolutamente sì. La Juve negli ultimi anni ha cambiato troppo, e nel calcio moderno la prima operazione di mercato è sempre la stabilità tecnica”. Cosa vuol dire proseguire con Spalletti? “Il rinnovo di Luciano Spalletti dà una direzione chiara: identità, gerarchie, idee. Quando hai un allenatore forte e riconosciuto, anche il mercato diventa più semplice”. Perché? “I giocatori sanno dove vanno e perché. Non è solo una firma, ma un segnale al sistema”. Di quanti giocatori potrebbe aver bisogno per la prossima stagione? “Non serve una rivoluzione. Occorrono 4 o 5 innesti veri, mirati. La Juve ha già una base importante, ora però bisogna alzare il livello medio e inserire qualità nei ruoli chiave”. Non quantità, ma qualità. “Lì si costruiscono le squadre vincenti”. Cosa non ha funzionato del cosiddetto “progetto giovani” portato avanti qualche anno fa? “Il progetto giovani funziona solo se è accompagnato da leadership. La Juventus ha fatto un errore”. Quale? “Ha pensato che bastasse il talento senza una struttura forte intorno. I giovani hanno bisogno di contesto, di esempi, di pressione gestita”.

"Il talento va protetto"

Cos’è mancato, dunque? “Non è mancato il talento: è mancata la protezione del talento”. Un instant team per Spalletti: secondo lei ha bisogno di un titolare per reparto? “Sì, ma non in modo scolastico”. Ossia? “Serve un leader per reparto, non solo un titolare”. Ci faccia degli esempi. “Un portiere affidabile, un difensore che comanda, un centrocampista che detta i tempi. E un attaccante che segna” Non è mica poco. “Più che i nomi, contano le responsabilità. E i Mondiali saranno un’ottima occasione di scelta”. Ha citato il portiere. Considerato anche il momento attraversato dai bianconeri, in quel reparto meglio un giovane promettente oppure una certezza? “La Juventus non è un laboratorio, è un club che deve tornare a vincere. Il portiere è un ruolo psicologico prima ancora che tecnico: ti porta punti o te li toglie. Il giovane può crescere dietro, però davanti serve sicurezza”. Se dovessero arrivare offerte stratosferiche per Yildiz, secondo lei la Juve le valuterà? Soprattutto senza Champions... “Le offerte si ascoltano sempre. Ma Kenan Yildiz oggi è il simbolo della nuova Juventus”.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"I simboli non si vendono"

E questo lo mette al riparo dalle cessioni? “I simboli non si vendono, si costruisce attorno. Se la Juve vuole tornare grande, deve trattenere i migliori”. Fuori dal quarto posto, però? “Senza Champions diventa più difficile, però proprio per questo Yildiz dev’essere il punto di ripartenza”. Per l’attacco: rinnovo Vlahovic e una punta di alto livello. La ritiene la soluzione giusta? Lei cosa farebbe con Dusan? “Io ripartirei da Dusan Vlahovic: sta tornando centrale nel progetto e anche il rinnovo va in questa direzione”. Cosa dà in più rispetto agli altri? “Vlahovic è un attaccante che garantisce gol, presenza fisica. Identità. Accanto, sì, serve un’alternativa di livello. Ma non una qualsiasi”. Cioè? “Una punta complementare e non un doppione. Il problema comunque non è Dusan, ma metterlo nelle condizioni di rendere”. Traccia bonus: i ruoli da cui la Juventus dovrebbe ricominciare per lei. “Gliene faccio due, così non sbagliamo. Parto da un centrocampista moderno, box to box, che abbia corsa e qualità”. Se ne trovano? “Oggi è il ruolo più difficile da trovare”. E l’altro? “Un attaccante, giovane ma già “cattivo”. Di quelli che vedono la porta prima che lo facciano poi gli altri”.

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TORINO - Andrea D’Amico, l’imminente rinnovo di Spalletti con la Juventus è la migliore notizia per il mercato della Juventus? “Assolutamente sì. La Juve negli ultimi anni ha cambiato troppo, e nel calcio moderno la prima operazione di mercato è sempre la stabilità tecnica”. Cosa vuol dire proseguire con Spalletti? “Il rinnovo di Luciano Spalletti dà una direzione chiara: identità, gerarchie, idee. Quando hai un allenatore forte e riconosciuto, anche il mercato diventa più semplice”. Perché? “I giocatori sanno dove vanno e perché. Non è solo una firma, ma un segnale al sistema”. Di quanti giocatori potrebbe aver bisogno per la prossima stagione? “Non serve una rivoluzione. Occorrono 4 o 5 innesti veri, mirati. La Juve ha già una base importante, ora però bisogna alzare il livello medio e inserire qualità nei ruoli chiave”. Non quantità, ma qualità. “Lì si costruiscono le squadre vincenti”. Cosa non ha funzionato del cosiddetto “progetto giovani” portato avanti qualche anno fa? “Il progetto giovani funziona solo se è accompagnato da leadership. La Juventus ha fatto un errore”. Quale? “Ha pensato che bastasse il talento senza una struttura forte intorno. I giovani hanno bisogno di contesto, di esempi, di pressione gestita”.

"Il talento va protetto"

Cos’è mancato, dunque? “Non è mancato il talento: è mancata la protezione del talento”. Un instant team per Spalletti: secondo lei ha bisogno di un titolare per reparto? “Sì, ma non in modo scolastico”. Ossia? “Serve un leader per reparto, non solo un titolare”. Ci faccia degli esempi. “Un portiere affidabile, un difensore che comanda, un centrocampista che detta i tempi. E un attaccante che segna” Non è mica poco. “Più che i nomi, contano le responsabilità. E i Mondiali saranno un’ottima occasione di scelta”. Ha citato il portiere. Considerato anche il momento attraversato dai bianconeri, in quel reparto meglio un giovane promettente oppure una certezza? “La Juventus non è un laboratorio, è un club che deve tornare a vincere. Il portiere è un ruolo psicologico prima ancora che tecnico: ti porta punti o te li toglie. Il giovane può crescere dietro, però davanti serve sicurezza”. Se dovessero arrivare offerte stratosferiche per Yildiz, secondo lei la Juve le valuterà? Soprattutto senza Champions... “Le offerte si ascoltano sempre. Ma Kenan Yildiz oggi è il simbolo della nuova Juventus”.

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