Le ultime parole di Alessio Tacchinardi, partecipe anche all'evento di Tuttosport, riaprono una riflessione profonda sulla Juventus di oggi, tra identità smarrita e fame da ritrovare. L’ex centrocampista bianconero, intervenuto dopo il racconto di Henry sugli allenamenti estremi ai tempi del professor Ventrone, ha colto l’occasione per tracciare un confronto netto tra la sua Juve e quella attuale. Un’analisi schietta, senza giri di parole, che mette al centro atteggiamento e spirito di sacrificio. Poi nei panni di ds ha dato anche qualche consiglio alla dirigenza.
Tacchinardi risponde a Henry
"Quando sono arrivato alla Juve c'erano Del Piero, Inzaghi, Zidane, Deschamps, Di Livio. Eravamo al campo di allenamento e stavano correndo. Il prof Ventrone, che è recentemente scomparso, mi ha preso da parte e mi detto: 'No, non fa ancora per te'. E io ero tipo: 'No, voglio farlo. E lui: no, no, vai di lato'. Tacchinardi stava scattando da una bandierina all'altra, fino a che non è svenuto a ha vomitato. L'ho guardato e ho pensato 'No, torno nello spogliatoio. Non sono pronto'. Erano pronti ad andare oltre e morire sul campo per la squadra. Non ci sono stato molto ma la Juve è un club incredibile e quel giorno ho dato ascolto a Ventrone" - ha spiegato Henry a CBS.

Intevistato da Sportmediaset, Tacchinardi ha analizzato queste parole: "Questo manca alla Juve oggi? La nostra Juve lasciava tutto sul campo, il compagno era qualcosa di speciale. Oggi si pensa più a sé stessi, ai suoi social, ognuno la sua industria. Ora alla Juve sembrano pure bravi ragazzi, ma devo alzare il livello di cattiveria, di ossessione, di fame. Anche pur di diventare antipatici, quando diventi antipatico vuol dire che sei un vincente. E questa squadra fa fatica a superare quel livello lì".