Thiago Motta tra passato e futuro: l'intreccio con Allegri e le tre richieste per ritornare

L'ex allenatore della Juve è pronto a fare il suo ritorno in panchina e queste sono ore cruciali per capire quale sarà la sua prossima destinazione

Le voci si rincorrono, i giorni passano. E Thiago Motta è ancora lì, sotto contratto con la Juventus, simbolo di un vuoto di passaggio, emblema di come costruire a volte abbia i suoi costi. Soprattutto se li sconfessi poco dopo. La storia è nota: dopo l’addio sancito dai bianconeri più di un anno fa (era il 23 marzo del 2025), Motta si è preso il suo tempo. Ha aspettato la fine della scorsa stagione e ha valutato le proposte arrivate: nessuna realmente lo ha intrigato. Perciò ha deciso di sfruttare il contratto con la Juve per prendersi un anno sabbatico: studiare, guardare, osservare, approfittare del tempo, soprattutto per chi non ne ha mai avuto. Esattamente come lui. Delle chiamate arrivate in corsa, si è preso in carico soluzioni e situazioni solamente lo scorso autunno, dall’inverno in poi era troppo tardi per fare un passo in avanti. O comunque in qualsiasi altra direzione. Ha bisogno di spazio, Thiago. Di fiducia. Di non essere messo immediatamente in discussione se le sue virtù non attecchiscono. Soprattutto, e ancor più adesso, la necessità è quella di non sbagliare la prossima mossa: è determinante. E darà l’idea di cosa sia e di cosa potrà essere Motta nella sua carriera. Se una meteora. Se qualcosa di più concreto. Quindi duraturo.

Idee contrapposte 

In Italia il suo operato non è passato inosservato: la Juve, per tanti addetti ai lavori, è stato un abbinamento semplicemente equivocato. A Torino non erano pronti per l’innovazione, e il trapianto dell’idea è stato rigettato in poco tempo. Complici pure i risultati, perché da quelli non si è mai scappato, figuriamoci per guadagnare credito nei confronti dell’ambiente, degli stessi giocatori. Tante piccole cose, a volte più grandi, di sicuro non anormali per chi è chiamato a prendere il posto di guida tecnica. Non è soltanto schierare la formazione, preparare le sedute: è guidare, appunto. Dare una strada. Spolverare se c’è uno strato da pulire.

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"Motta un tradimento di Allegri"

Ricostruire se invece è dissestata. “Perché non ha funzionato alla Juventus? Probabilmente non tutti gradivano la sua presenza, soprattutto fuori dalla società”, la teoria di Dario Canovi, storico agente di Motta, a TuttoNapoli Radio. Che ha chiarito come, alla Continassa, non ci fosse intenzione di passare al nuovo poiché troppo ancorati al passato: “C’era grande amore per Allegri e l’arrivo di Thiago è stato interpretato come un tradimento. Non per colpa sua, ma chi ne ha pagato le conseguenze è stato lui. Se andiamo a vedere i risultati, in quel periodo avrebbe potuto battere anche grandi squadre. Credo che il problema sia stato l’ambiente, che non era pronto ad accoglierlo. Quando una società sposa un progetto dovrebbe portarlo fino in fondo, o quantomeno non arrendersi dopo pochi mesi, soprattutto quando la squadra era a buoni livelli”.

Naturalmente, è una delle versioni, la più vicina all’allenatore italobrasiliano. Che da luglio avrà solamente un anno di contratto con i bianconeri, e che verosimilmente si prepara a trattare la buonuscita nel caso in cui dovesse arrivare la fatidica proposta dalla quale ricominciare. Il Napoli? Sì, ma non solo. Motta non disdegna la Francia, ad esempio. Oppure un’opportunità in Inghilterra. L’importante è che sul suo tavolo ci siano tre punti fondamentali. Il primo: un mercato all’altezza delle ambizioni; il secondo: un gruppo disponibile a seguirlo, soprattutto nel male (nel bene è più facile); il terzo: che gli venga dato del tempo. Non più stagioni di prova. In bocca al lupo.

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Le voci si rincorrono, i giorni passano. E Thiago Motta è ancora lì, sotto contratto con la Juventus, simbolo di un vuoto di passaggio, emblema di come costruire a volte abbia i suoi costi. Soprattutto se li sconfessi poco dopo. La storia è nota: dopo l’addio sancito dai bianconeri più di un anno fa (era il 23 marzo del 2025), Motta si è preso il suo tempo. Ha aspettato la fine della scorsa stagione e ha valutato le proposte arrivate: nessuna realmente lo ha intrigato. Perciò ha deciso di sfruttare il contratto con la Juve per prendersi un anno sabbatico: studiare, guardare, osservare, approfittare del tempo, soprattutto per chi non ne ha mai avuto. Esattamente come lui. Delle chiamate arrivate in corsa, si è preso in carico soluzioni e situazioni solamente lo scorso autunno, dall’inverno in poi era troppo tardi per fare un passo in avanti. O comunque in qualsiasi altra direzione. Ha bisogno di spazio, Thiago. Di fiducia. Di non essere messo immediatamente in discussione se le sue virtù non attecchiscono. Soprattutto, e ancor più adesso, la necessità è quella di non sbagliare la prossima mossa: è determinante. E darà l’idea di cosa sia e di cosa potrà essere Motta nella sua carriera. Se una meteora. Se qualcosa di più concreto. Quindi duraturo.

Idee contrapposte 

In Italia il suo operato non è passato inosservato: la Juve, per tanti addetti ai lavori, è stato un abbinamento semplicemente equivocato. A Torino non erano pronti per l’innovazione, e il trapianto dell’idea è stato rigettato in poco tempo. Complici pure i risultati, perché da quelli non si è mai scappato, figuriamoci per guadagnare credito nei confronti dell’ambiente, degli stessi giocatori. Tante piccole cose, a volte più grandi, di sicuro non anormali per chi è chiamato a prendere il posto di guida tecnica. Non è soltanto schierare la formazione, preparare le sedute: è guidare, appunto. Dare una strada. Spolverare se c’è uno strato da pulire.

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