Manninger e quel video virale con Totti: “Tre pugni sul pallone, ma Alex…”

Le parole di Mario Beretta, suo tecnico al Siena: "Mi ospitò in Austria: nel tempo siamo diventati amici"

Quasi due anni a Siena, insieme. Mario Beretta è distrutto. Disorientato dalla scomparsa di Alex Manninger, uno dei giocatori al quale si è legato maggiormente nel corso della sua carriera da allenatore. Si sentivano e vedevano ancora, nonostante il portiere austriaco già da tempo avesse chiuso col mondo del calcio.

Partiamo dal suo ultimo ricordo.

«Ci siamo visti quest’estate, a Salisburgo. Mi aveva prenotato lui l’albergo, il nostro rapporto è proseguito dopo gli anni di Siena. Siamo sempre rimasti in contatto, la notizia della sua morte è stata una mazzata tremenda».

 

 

Che professionista era?

«Alex era molto ligio al dovere: per lui tutto doveva essere sempre fatto alla perfezione. Era il massimo per qualsiasi allenatore, non solo per me, era una persona che chiacchierava poco ma faceva tanto. Un esempio positivo, pur senza voler ostentare il suo spessore umano, riconosciuto da tutti i compagni».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

L'aneddoto e il ricordo

Quale momento ricorda più volentieri del vostro periodo a Siena?

«C’è un aneddoto che mi diverte ancora, quando ci penso. Eravamo in Liguria col Siena, stavamo svolgendo il ritiro invernale. C’era Ficagna che imitava tutti e faceva morire dalle risate: da questo punto di vista rischiavamo le sue prese in giro ogni giorno».

In che modo venne imitato Manninger?

«Per come piazzava la barriera sulle punizioni. Ovviamente rimarcando l’accento austriaco e un modo anche un po’ rude di schierarla. Aveva riso tanto quella sera, quando Ficagna lo prese in giro a tavola».

Ha mai pensato di tornare nel mondo del calcio dopo aver smesso di giocare?

«No, neppure in Austria. Dopo aver smesso di giocare ha sempre avuto un solo pensiero: vivere bene con moglie e figli, che sono ancora piccolissimi. Questa tragedia è un duro colpo, il mio pensiero va alla sua famiglia, alla moglie che perde un marito e ai figli che non avranno un grande padre». 

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"Sempre stato carino nei miei confronti"

Cosa ha reso il vostro legame così forte? In fondo, avete condiviso poco più di una stagione insieme.

«Lui ha sempre riconosciuto in me qualcosa, questo mi lusinga molto soprattutto perché l’ho stimato tanto. Eppure ha avuto allenatori eccellenti: basti pensare a Klopp, Wenger e Ranieri, gente che ha vinto molto più di me. Alex è sempre stato carino nei miei confronti: per gli Europei del 2008, a Vienna, invitò me e mia moglie lì per farci visitare la città».

C’è un’immagine, nella vita e nella carriera di Manninger, in grado di rappresentarlo in tutto e per tutto?

«In rete circola il video di Totti che cercò di prendergli il pallone per battere velocemente il calcio d’angolo. Si vede Francesco che tira tre pugni sul pallone, ma Alex non lo molla. Era una testa dura, ma una persona seria, che non ha mai regalato niente a nessuno. Se lo ricorderà pure l’Inter di Mancini: nel 2008, a Siena, Manninger parò il rigore a Materazzi che rinviò la loro festa scudetto. Non stendeva tappeti rossi a nessuno». 

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Quasi due anni a Siena, insieme. Mario Beretta è distrutto. Disorientato dalla scomparsa di Alex Manninger, uno dei giocatori al quale si è legato maggiormente nel corso della sua carriera da allenatore. Si sentivano e vedevano ancora, nonostante il portiere austriaco già da tempo avesse chiuso col mondo del calcio.

Partiamo dal suo ultimo ricordo.

«Ci siamo visti quest’estate, a Salisburgo. Mi aveva prenotato lui l’albergo, il nostro rapporto è proseguito dopo gli anni di Siena. Siamo sempre rimasti in contatto, la notizia della sua morte è stata una mazzata tremenda».

 

 

Che professionista era?

«Alex era molto ligio al dovere: per lui tutto doveva essere sempre fatto alla perfezione. Era il massimo per qualsiasi allenatore, non solo per me, era una persona che chiacchierava poco ma faceva tanto. Un esempio positivo, pur senza voler ostentare il suo spessore umano, riconosciuto da tutti i compagni».

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