Quasi due anni a Siena, insieme. Mario Beretta è distrutto. Disorientato dalla scomparsa di Alex Manninger, uno dei giocatori al quale si è legato maggiormente nel corso della sua carriera da allenatore. Si sentivano e vedevano ancora, nonostante il portiere austriaco già da tempo avesse chiuso col mondo del calcio.
Partiamo dal suo ultimo ricordo.
«Ci siamo visti quest’estate, a Salisburgo. Mi aveva prenotato lui l’albergo, il nostro rapporto è proseguito dopo gli anni di Siena. Siamo sempre rimasti in contatto, la notizia della sua morte è stata una mazzata tremenda».
Che professionista era?
«Alex era molto ligio al dovere: per lui tutto doveva essere sempre fatto alla perfezione. Era il massimo per qualsiasi allenatore, non solo per me, era una persona che chiacchierava poco ma faceva tanto. Un esempio positivo, pur senza voler ostentare il suo spessore umano, riconosciuto da tutti i compagni».
