Le lezioni di Spalletti e Rabiot

La Juve oggi è tornata ad azzannare le partite: il telaio c’è, servono gomme e motore

Il pareggio con il Sassuolo, datato 21 marzo, mica mesi fa, è lì per ricordare che la Juventus è ancora in grado di sbagliare le partite facili, ma la classifica delle ultime quindici giornate dice: Inter 36, Juve 30, Atalanta 29, Napoli 28. E sono soprattutto gli occhi che resti- tuiscono la sensazione di solidità, ordine, gioco, consapevolezza: tutte cose che sono mancate enormemente negli ultimi cinque anni e che la Juve ha finalmente riacquisito. Ieri doveva vincere e ha vinto, non ha mai sofferto, a tratti ha perfino giocato in modo gradevole. E tutto questo nonostante una rosa carente di spessore caratteriale, esperienza e qualità. La qualificazione in Champions non è ancora scontata, ma con la netta e serena vittoria sul Bologna è stata messa in sicurezza. Questo consentirà di iniziare a ragionare in modo più concreto sulla costruzione della Juve della prossima stagione. E, proprio questi mesi, fanno pensare che montando, sul robusto telaio messo a punto da Spalletti, le gomme e il motore giusto (ovvero quella manciata di calciatori da Juve di cui si parla da mesi), finalmente si ottenga una squadra in grado di lottare per lo scudetto. Perché alla Juve si può essere soddisfatti per il quarto posto, ma non sino a farlo diventare un obiettivo soddisfacente: è un confine sottile, ma fondamentale.

L'esempio di Rabiot

E, a proposito del tipo di giocatori che i bianconeri dovrebbero prendere, nella stessa giornata in cui Spalletti ha rinsaldato il quarto posto, Allegri ha blindato la Champions con un gol di Rabiot (lo stesso giocatore - tra l’altro - che, insieme a Modric, ha tenuto a lungo in vita il sogno di contrastare l’Inter per lo scudetto). È bene ricordare che Rabiot era un giocatore della Juve.E che sarebbe rimasto alla Juve, della quale sognava di diventare capitano. È vero, aveva e ha una madre puntigliosa in fatto di contratti, ma è anche un giocatore che in Serie A può fare la differenza, come ha dimostrato in maniera lampante nel corso di questa stagione al servizio del Milan. Rabiot ricalca in modo perfetto la tipologia di giocatori che la Juventus sta disperatamente cercando sul mercato: esperti, solidi, di carattere e qualità. Non è così semplice trovarli, soprattutto quando non si hanno troppi soldi da spendere. Per questo, il fatto che Rabiot sia stato lasciato partire a parametro zero nel 2024 e non sia stato preso a 10 milioni (e 5 netti di ingaggio) dal Marsiglia nel 2025, deve fare riflettere a lungo la dirigenza e la proprietà bianconera, soprattutto in giorni nei quali si pianifica il futuro.

 

 

Serie A, finale senza emozioni

Errori madornali di questo genere sono il motivo per cui la Juventus, in questi anni, ha sofferto e fatto soffrire i suoi tifosi. Infine, una riflessione sul campionato e sul numero delle squadre, quanto mai attuale in queste settimane di grande dibattito istituzionale (si far per dire…). Mancano cinque giornate alla fine, un mese di Serie A che sarà una noiosa litania, visto che da dire c’è veramente poco. L’Inter ha vinto lo scudetto (e non è la prima volta nell’ultima decade che il verdetto arriva con grande anticipo); due squadre sono già retrocesse (Verona e Pisa); due squadre su tre sono già in Champions (Milan e Napoli). Nelle prossime cinque giornate dovremmo accontentarci della lotta per il quarto posto (nella quale la Juve sembra nettamente avvantaggiata) e per quella per non retrocedere, oramai sostanzialmente ristretta a Cremonese e Lecce (salvo crolli del Cagliari). Un po’ poco per quella che dovrebbe essere la fase più emozionante del campionato e sarà, invece, un sonnacchioso caracollare verso la fine, aggrappandosi a polemiche e calciomercato per traghettarsi da un weekend all’altro. Siamo proprio sicuri che siano le tv (costrette a spacciare per risotto al tartufo la minestrina in brodo delle prossime cinque giornate) a non volere la Serie A a 18 squadre perché avrebbero meno partite da trasmettere?

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