De Ceglie: “Aosta, Promozione di famiglia. Juve? Il presidente fissa obiettivi e DNA, Agnelli…”

Intervista esclusiva all’ex bianconero oggi fresco vincitore di campionato: “Se un giorno il club avrà bisogno di me io ci sarò, è casa”

Fresco della Promozione appena ottenuta, l'ex calciatore della Juve Paolo De Ceglie continua ad emozionare e ad emozionarsi all'interno del rettangolo verde. Tornato in campo dopo 5 anni dal suo ritiro, ha vinto il campionato di Prima Categoria con il CGC Aosta contribuendo a realizzare una serie di reti che sono servite alla sua squadra per raggiungere il traguardo. L'ex terzino ha avuto un lungo trascorso anche nella Juventus, iniziando il suo percorso dal settore giovanile per finire poi in prima squadra, dove si è consacrato tra i più grandi. Paolo De Ceglie ha deciso di raccontarci le emozioni provate ai microfoni di Tuttosport.com, soffermandosi anche su alcuni aspetti interessanti legati alla Vecchia Signora. Raccontaci del successo ottenuto con l'Aosta, che emozioni hai provato? "E' una storia che parte da lontano, inizia dal 2000, anno in cui abbiamo fondato questa società io e mio padre. Con la nostra famiglia avevamo l'intento di fare un un calcio popolare basato sui valori. Abbiamo fatto un percorso di tanti anni fondato sul settore giovanile, avevamo poi l'obiettivo di arrivare dalla Terza Categoria in Promozione. Diciamo che la Promozione era il nostro punto di arrivo. Quest'anno poi è capitato che io ero un attimo fermo dal professionismo e ho detto a mio padre: "Mi tessero e vengo in panchina con te. Condividiamo insieme questa annata e andiamo in Promozione". La soddisfazione poi è quella che lascio a loro e che si sono meritati: giocatori, staff, chiunque è stato coinvolto. Il messaggio che ci tengo a passare è quello che si può far calcio con i valori e con la passione di questi ragazzi che lavorano. Siamo un gruppo e una famiglia ormai da più di 20 anni".

De Ceglie a 360° sulla la promozione con l'Aosta. E la Juve...

L'idea di fondare questa squadra è nata un po' per gioco o vi eravate prefissati determinati obiettivi sin da subito? "Per mio padre è sempre stato un lavoro. E' stato insegnante di educazione fisica in una scuola ed era attivo nel calcio dilettante, però volevamo una cosa nostra, con le nostre regole e i nostri principi. C'è un lavoro vero dietro, di mio padre, della mia famiglia e dell'impegno di tutti i ragazzi. Impegno che ha portato all'appartenenza al gruppo, non lo abbiamo fatto con lo scopo di diventare ricchi, e lo stesso scopo lo hanno avuto i ragazzi. E' stata una bella esperienza lavorativa e poi mi sono dovuto adattare al livello, non è che se vieni dal professionismo allora sei già pronto, anche se al tempo stesso cercavo di alzare un po' l'asticella. Questa è stata la ciliegina, ma quello che a me interessa è stato il viaggio. Stamattina ho ricevuto il messaggio bellissimo di un ragazzo che due anni fa aveva fatto un percorso nelle giovanili e voleva smettere di giocare perché era andato fuori quota, lo avevano un po' abbandonato e stamattina mi ha detto: "Sono contento per voi, vi seguo sempre. Ringrazio te e tuo papà per avermi fatto crescere e a farmi ritornare la passione per giocare". Ora sta giocando in Eccellenza e questa è una soddisfazione impagabile".

Che obiettivi vi siete posti ora? "Il nostro obiettivo è quello di andare avanti con questa filosofia. Volevamo arrivare in Promozione e cercheremo di difendere in tutti i modi questa categoria, però la filosofia resta quella. Dobbiamo continuare a fare calcio con questi valori, al tempo stesso è bello porsi degli obiettivi di classifica e di campionato perché si gioca per quello, però si va anche oltre il risultato".

Che idea ti sei fatto sulla Juve attuale e dove può arrivare secondo te? "Sicuramente la cosa positiva è che il prossimo anno può ripartire da una base solida. Ha cambiato allenatore, se saranno bravi ad aggiungere anche qualche pezzo importante dal mercato, probabilmente saranno molto più competitivi e questo negli ultimi 5 anni non era più successo. Io penso che sicuramente ci sono delle cose che non hanno funzionato e delle scelte che non sono state giuste, ma credo che, sia in società che i giocatori stessi erano consapevoli che non sarebbe potuto iniziare un nuovo ciclo subito dopo averne chiuso uno trionfale. Io penso che il contraccolpo dopo il decennio c'è stato ma la cosa fondamentale è che non bisogna tornare indietro e sono convinto che questo non avverrà il prossimo anno".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Spalletti alla Juve e l'eredità di Conte: parla De Ceglie

Cosa ha portato Spalletti alla Juve? Se ci fosse stato dall'inizio avrebbe potuto lottare per lo scudetto? "Questo non lo so, io vedo una Juve che in questo momento deve arrivare in Champions e sono convinto che l'obiettivo sia sempre stato quello. Spalletti ha portato continuità di prestazione e identità alla squadra, che sono due delle cose fondamentali che deve avere una squadra e lui è riuscito a trovare il modo di farle inglobare all'interno dello spogliatoio".

Alla Juve sei stato sotto la guida di Conte, cosa ti ha lasciato uno come Antonio? "Spalletti non lo ho mai avuto quindi non lo conosco personalmente. Conte ha aperto il ciclo alla Juve, la questione di arrivare alla vittoria e ad avere una mentalità vincente sicuramente è un aspetto fondamentale dal quale io ho appreso tantissimo. E' uno che non ti molla un attimo e che riesce a tirarti fuori il massimo in ogni occasione, che sia un allenamento o la partita stessa".

Tra i tuoi ex compagni alla Juve qual è stato quello che ti ha impressionato maggiormente? "Sicuramente Del Piero e Buffon, che sono stati anche i due capitani. Sono stati fondamentali come esempi, come punti di riferimento, spessore, come guide, per tutto quello che hanno fatto. Loro due erano superiori".

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Del Piero-Yildiz, il ruolo di Agnelli e l'evoluzione della Next Gen

Molto spesso Yildiz viene accostato a Del Piero, pensi che possa ripercorrere le sue orme? "Lo spero, ma fare quello che ha fatto Del Piero nel calcio moderno è difficilissimo. Anche solo per continuità o per appartenenza. Spero nei numeri e nella storia, ma nel calcio di oggi è difficile trovare bandiere o giocatori che dopo essere diventati Campioni del Mondo accettano anche di scendere in Serie B. Non lo so, spero che il calcio possa avere ancora delle bandiere come quelle che lo sono state nei miei tempi".

Tra le persone che hanno fatto la storia della Juve c'è sicuramente la figura di Andrea Agnelli, quanto influiva sulla squadra? Pensi che potrebbe fare ritorno in bianconero un giorno? "Io penso che il presidente di una squadra è quello che determina gli obiettivi, determina il DNA, quindi la presidenza di Andrea Agnelli ha dimostrato, con i risultati ottenuti, tutto quello che lui ha fatto ed è stato per la Juve. Che possa tornare lui penso che sia un sogno per tutti i tifosi juventini. Non è a discapito degli altri, ma è una figura che aveva tutto. Oggi la società delega, invece prima la società era lui ed era operativo, oltre ad essere juventino. Figure del genere non le sostituisci facilmente, non si può rimpiazzare un presidente così. Un conto è delegare e un conto è essere sempre operativo e presente".

Che ne pensi dell'evoluzione che sta avendo la Juve Next Gen? "Sinceramente porre sulla Next Gen obiettivi di classifica non mi sembra l'obiettivo principale. Il reale obiettivo della Next Gen deve essere quello di far giocare ed emergere i giovani. Il risultato mi interessa poco, spero facciano esordire i ragazzini di 15 o 16 anni. Fare una classifica sulla Next Gen è anti Next Gen. Chiaramente deve sempre puntare a salvarsi per mantenere la categoria e far giocare i giovani in un campionato importante. Visto che la classifica è tranquilla, spero che facciano giocare anche ragazzi che hanno avuto meno spazio fino a questo momento o che sono pronti ad emergere, velocizzando così il loro processo di crescita".

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De Ceglie sul caso arbitri. E sul sogno di un ritorno alla Juve

Che idea ti sei fatto sul caso arbitri? "Questo non lo commento perché non sono proprio dentro la parte. Non perché non mi voglio esporre, ma è una cosa che non sto neanche seguendo quindi non saprei risponderti. Ci penserà la giustizia nel caso in cui qualcuno abbia sbagliato, ma al momento non so nulla al riguardo. Non me ne sono proprio preoccupato".

Come è nata l'idea di fare il dj? "Diciamo che la vita da dj non esiste. E' soltanto una passione, come ne ho molte altre. Ai tempi avevo fatto un cd per beneficenza e avevo portato fuori un po' questa cosa, ma si tratta soltanto di una passione. Come ho la passione di leggere libri o fare yoga, ma non è un lavoro".

Sogni di tornare alla Juve? "Ho vissuto 4 anni come responsabile delle attività di base. La Juve per me è casa, se ce ne fosse mai bisogno io ci sarò sempre per la Juve. E' un qualcosa di unico e di incredibile che avrò sempre dentro di me. Ci sarò sempre per la Juve". 

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Fresco della Promozione appena ottenuta, l'ex calciatore della Juve Paolo De Ceglie continua ad emozionare e ad emozionarsi all'interno del rettangolo verde. Tornato in campo dopo 5 anni dal suo ritiro, ha vinto il campionato di Prima Categoria con il CGC Aosta contribuendo a realizzare una serie di reti che sono servite alla sua squadra per raggiungere il traguardo. L'ex terzino ha avuto un lungo trascorso anche nella Juventus, iniziando il suo percorso dal settore giovanile per finire poi in prima squadra, dove si è consacrato tra i più grandi. Paolo De Ceglie ha deciso di raccontarci le emozioni provate ai microfoni di Tuttosport.com, soffermandosi anche su alcuni aspetti interessanti legati alla Vecchia Signora. Raccontaci del successo ottenuto con l'Aosta, che emozioni hai provato? "E' una storia che parte da lontano, inizia dal 2000, anno in cui abbiamo fondato questa società io e mio padre. Con la nostra famiglia avevamo l'intento di fare un un calcio popolare basato sui valori. Abbiamo fatto un percorso di tanti anni fondato sul settore giovanile, avevamo poi l'obiettivo di arrivare dalla Terza Categoria in Promozione. Diciamo che la Promozione era il nostro punto di arrivo. Quest'anno poi è capitato che io ero un attimo fermo dal professionismo e ho detto a mio padre: "Mi tessero e vengo in panchina con te. Condividiamo insieme questa annata e andiamo in Promozione". La soddisfazione poi è quella che lascio a loro e che si sono meritati: giocatori, staff, chiunque è stato coinvolto. Il messaggio che ci tengo a passare è quello che si può far calcio con i valori e con la passione di questi ragazzi che lavorano. Siamo un gruppo e una famiglia ormai da più di 20 anni".

De Ceglie a 360° sulla la promozione con l'Aosta. E la Juve...

L'idea di fondare questa squadra è nata un po' per gioco o vi eravate prefissati determinati obiettivi sin da subito? "Per mio padre è sempre stato un lavoro. E' stato insegnante di educazione fisica in una scuola ed era attivo nel calcio dilettante, però volevamo una cosa nostra, con le nostre regole e i nostri principi. C'è un lavoro vero dietro, di mio padre, della mia famiglia e dell'impegno di tutti i ragazzi. Impegno che ha portato all'appartenenza al gruppo, non lo abbiamo fatto con lo scopo di diventare ricchi, e lo stesso scopo lo hanno avuto i ragazzi. E' stata una bella esperienza lavorativa e poi mi sono dovuto adattare al livello, non è che se vieni dal professionismo allora sei già pronto, anche se al tempo stesso cercavo di alzare un po' l'asticella. Questa è stata la ciliegina, ma quello che a me interessa è stato il viaggio. Stamattina ho ricevuto il messaggio bellissimo di un ragazzo che due anni fa aveva fatto un percorso nelle giovanili e voleva smettere di giocare perché era andato fuori quota, lo avevano un po' abbandonato e stamattina mi ha detto: "Sono contento per voi, vi seguo sempre. Ringrazio te e tuo papà per avermi fatto crescere e a farmi ritornare la passione per giocare". Ora sta giocando in Eccellenza e questa è una soddisfazione impagabile".

Che obiettivi vi siete posti ora? "Il nostro obiettivo è quello di andare avanti con questa filosofia. Volevamo arrivare in Promozione e cercheremo di difendere in tutti i modi questa categoria, però la filosofia resta quella. Dobbiamo continuare a fare calcio con questi valori, al tempo stesso è bello porsi degli obiettivi di classifica e di campionato perché si gioca per quello, però si va anche oltre il risultato".

Che idea ti sei fatto sulla Juve attuale e dove può arrivare secondo te? "Sicuramente la cosa positiva è che il prossimo anno può ripartire da una base solida. Ha cambiato allenatore, se saranno bravi ad aggiungere anche qualche pezzo importante dal mercato, probabilmente saranno molto più competitivi e questo negli ultimi 5 anni non era più successo. Io penso che sicuramente ci sono delle cose che non hanno funzionato e delle scelte che non sono state giuste, ma credo che, sia in società che i giocatori stessi erano consapevoli che non sarebbe potuto iniziare un nuovo ciclo subito dopo averne chiuso uno trionfale. Io penso che il contraccolpo dopo il decennio c'è stato ma la cosa fondamentale è che non bisogna tornare indietro e sono convinto che questo non avverrà il prossimo anno".

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