Lippi, la Champions e le finali perse
Cos’è stato Lippi per lei?
«Un grande maestro. Mi sorprendeva tutte le volte. Come quella volta in cui ci ha detto: “Ma no, non proviamo i rigori: vinciamo prima”. Naturalmente, era la vigilia della finale».
Ha alzato la Champions in mutande, ma perché?
«Ho discusso anche con mia moglie! Avevo regalato i pantaloncini a un bambino. Anzi, ne approfitto: mi piacerebbe rivederlo. Adesso avrà 40 anni».
Per quanto non ha dormito?
«Quindici giorni. La tensione era logorante. Però era tutto meraviglioso e mi auguro che, con il lavoro, la Juventus riesca a tornare lì».
Quale compagno l’ha sorpresa?
«Padovano e Jugovic. Il primo troppo sottovalutato, il secondo era l’uomo freddo: la cosa più simile a Zidane. Conte invece era un giocatore già moderno».
Se l’aspettava così da tecnico?
«Un maniaco. Possiamo dirlo, no? Non so come faccia a resistere ancora: a fine anno lo devono ricaricare. Però straordinario: per uno così mi sarei buttato nel fuoco».
Pensa mai alle finali perse?
«Avrei barattato uno scudetto per un’altra Coppa dei Campioni. Dico poi un’altra cosa: capisco i ko, ma nessuno parla mai del gol del Real Madrid con Mijatovic in fuorigioco. E con il Borussia c’era un rigore netto su Vieri!».
Mijatovic, tra l’altro, lo ritroverà alla Fiorentina.
«Non sa quante gliene ho fatte passare: lui si vantava, io rispondevo con schiuma nel letto, dentifricio nelle scarpe. “Tu adesso la devi pagare”, gli dicevo. Ragazzo adorabile, comunque. Un gran compagno».
