"Ci siamo persi quei momenti che..."
Cosa vorrebbe vedere domani e che non ha visto nell'ultima partita? "Quelle che ho detto poco fa. Il credo di essere forte non nasce quando tutto va al meglio, nasce quando niente ha senso perché devo andare contro le avversità durante la strada. La maggior parte delle persone soffre di cose che debbono ancora avvenire o di cose già successe. Noi abbiamo tutto nelle nostre mani, tutto davanti, non bisogna farsi condizionare dai ragionamenti che si fanno, considerazioni, opinioni. Abbiamo tutto lì davanti: questo campionato da un punto di vista di qualità espressa dalla squadra mi soddisfa, sono contento. Chiaro che poi ci sono momenti che fanno la differenza e quei momenti lì ogni tanto ce li siamo persi. O per una girata di testa in ritardo, non ho anticipato, percepito, intuito, capito bene quel momento lì, non ho usato bene il radar che devo usare di continuo, questo passaggio dato con la forza giusta... Queste cose che ci sono successe ci hanno penalizzati, ma il modo di allenarsi della squadra e la voglia della squadra... E' stato sempre un comportamento serio, responsabile, professionale, da gente da Juventus. Poi però ci siamo persi quei momenti lì che ci sono costati cari, e bisognerebbe essere bravi a far sì che non risucceda. Cambi di modulo, posizione, ma sono cambi di intenzione che fanno la differenza in questo calcio di continuo movimento e di continuo interpretare cose nuove e luoghi diversi nel rettangolo di gioco".
La volata Champions: cosa serve
A decidere la volata Champions sarà un discorso principalmente di carattere o anche tecnico? "C'è un po' di tutto, però poi è la scelta... Si riduce tutto a quei momenti lì. C'è carattere, pressione, gioco di squadra, interpretazione dei momenti della finestra che diventa determinante. Ora anche qualche altro dice che il calcio è uno sport a basso punteggio, quando è a basso punteggio così viene determinato dall'episodio. E' quella palla che passa lì dentro e che poi dici 'L'ha parata, rincorso la riga, rimasta in campo: sfortunato'. No! Se pensi di essere quello lì lo diventi! Sei quello che se gli va male qualcosa deve andare a considerare che non abbia fatto bene tutto ciò che doveva. Tu sei quello che fa l'esame sempre per avere la possibilità di una crescita e prendere cose nuove da cosa ti succede, è un'imposizione di vita. Per cui bisogna essere bravi a saper direzionare un po' il vento, perché a seconda di come lo usi il vento nelle partite ti aiuta a spingere più forte. In base a come lo affronti ti frena un po' perché ti rallenta. Sono quei momenti e quei palloni, a seconda di come li usi, che avranno un'evoluzione più importante di altri. Noi siamo di un livello dove la pressione è un'ambiente naturale, non qualcosa di differente. Giocare una partita così è una cosa naturale per noi, ne abbiamo già giocate. Poi qualcuna finita bene e altre male, ma sono questi episodi in cui uno riesce a individuare momenti fondamentali. Non è come nel basket che finisce 80-90, anche lì ci sono i canestri determinanti ma venendo fuori tanto risultato il collettivo assomiglia a chi vince e chi perde. Qui le finestre di questo tipo durano pochi secondi: bisogna avere la cattiveria e la solidità mentale, la lucidità di saperle individuare".