Luciano Spalletti si è meritato la Juve almeno per i prossimi due anni. Per lo stato in cui l'ha presa e per la posizione in cui l'ha portata, a tre turni dalla fine. Con una rosa non costruita per il suo credo calcistico e con un mercato, quello di gennaio, che non ha potuto indirizzare come avrebbe voluto: Boga e Holm restano ottime intuizioni del club, ma è mancato il peso di un centravanti da servire dentro l'area. C'era Donyell Malen da prendere, servito su un piatto d'argento dall'Aston Villa: la Roma non se l'è fatto dire due volte, la Juve al contrario ha percorso altre piste (Mateta, En-Nesyri, passando dall'improbabile Icardi e dal miraggio Kolo Muani) senza arrivare al dunque. Contro il Verona, però, non serviva chissà quale cilindrata e i tre punti avrebbero garantito una Champions ancora nelle mani bianconere, invece l'ansia inevitabilmente crescerà, soprattutto se la Roma dovesse battere la Fiorentina stasera.
Bremer e la delusione contro il Verona
Intanto, chi ha deluso profondamente è Gleison Bremer: l'errore commesso nell'azione del gol di Bowie è, per uno che ha saputo pedalare fino a conquistare un posto nella rosa del Brasile che andrà ai Mondiali, imperdonabile. Alla vigilia della sfida contro il Milan era stato lui a gonfiare il petto: «Negli ultimi anni abbiamo galleggiato e non va bene, alla Juve sei un campione soltanto se alzi dei trofei». Dalle parole ai fatti qualcosa, però, si è inceppato sul più bello. E adesso il conto rischia di essere salato: l'attenuante di un complicato ritorno al top della forma dopo due anni resi accidentati dai guai al ginocchio regge fino ad un certo punto. Fino, cioè, alle disattenzioni figlie della sufficienza, come quella che ha propiziato il gol di Bowie. Ancora tre fatiche prima della fine del campionato, ma le riflessioni sul futuro di Bremer sono già iniziate. La Juve lo considera cedibile...
