Juve, da Cambiaso e Vlahovic a Miretti: le prestazioni
Quasi al pari di Andrea Cambiaso: il migliore dei peggiori di casa Juve, ma da un elemento così marcatamente spallettiano è lecito aspettarsi una cura maggiore di ogni singolo pallone che tocca. Il nodo Jonathan David, in fondo, è il solito di sempre: buon giocatore relazionale, in appoggio ai trequartisti e a una squadra che trova naturalezza nel gioco palla a terra, ma troppo spesso impalpabile negli ultimi sedici metri. Doveva trovare conforto grazie alla presenza di Vlahovic al suo fianco, invece è sparito: a livello mentale non dura più di un tempo, se va bene.
Negativo anche l'apporto della panchina. Koopmeiners e Boga possono aggrapparsi all'attenuante dei pochi minuti a disposizione, Miretti no. Impressionante la quantità di appoggi maldestri: quando cala il fiato, Spalletti è in imbarazzo ad affidarsi alle risorse della panchina. Scelte, sì, in estate. Da Damien Comolli, l'uomo sul quale convergono tutte le deleghe. Se il tecnico finora si è affidato con continuità a non più di 16 giocatori non è difficile comprenderne i motivi. Sbagliare un altro mercato, tra entrate e uscite, rappresenterebbe una picconata al progetto. Lucio, stavolta, non la lascerebbe passare in cavalleria.
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