C’è poco da fare: se ti porti una “scimmia” sulle spalle sei inevitabilmente appesantito. Nei gesti, nelle reazioni, financo nei pensieri. E hai voglia a sentirti dire che non devi pensarci, che devi essere più forte, che devi reagire: sono le apnee ansiose di chi ti osserva a fartelo ricordare prima ancora che si materializzino le tue, di angosce. E così non dev’essere facile per Michele Di Gregorio calarsi ogni volta nei panni di portiere della Juventus, uno di quei posti dove ogni minimo errore viene vivisezionato e tramandato. Figurarsi, poi, se gli errori si ripetono, come è capitato a Di Gregorio in questi mesi, e se costano punti pesanti. A pesare, oltre alle sensazioni e alle immagine, c’erano anche i numeri – di pietra. Che certificavano come la Juventus avesse subito gol al primo tiro in 13 occasioni su 25. Scomodo primato.
Di Gregorio: alti e bassi tra i pali
Altro che una scimmia: un gorilla e di quelli grossi, tanto che a inizio marzo Luciano Spalletti si decise a dar forma all’alternanza tra i portieri. Si era alla vigilia della gara con ilo Pisa e il tecnico motivò la scelta così: «Ci sono momenti nei quali si possono fare 3-4 partite uno e poi l’altro, in cui ci si può alternare con le gare concentrate. Ora Di Gregorio doveva rifiatare per tornare tranquillo e mentalizzare alcune cose. Avevo detto a Perin che gli avrei dato 2-3 partite per mostrare la sua qualità, poi dalla prossima si vede». Dalla prossima, ma anche da quelle dopo si è visto chiaramente che l’ex genoano aveva scalzato Di Gregorio dalla titolarità. Almeno fin quando il calcio ha deciso di scrivere una di quelle storie che spostano l’emotività del momento più che la sedimentata realtà delle cose. Un mese fa, era il 7 marzo, Perin si infortunò durante la partita con il Genoa e toccò a Di Gregorio che, entrato a freddo, parò un rigore mettendo assieme due imprese in contemporanea: ovviamente la redenzione di se stesso e, non banale, il rasserenamento dell’atmosfera che in campo stava diventando pesantuccia per la Juve. In prospettiva, poi, il combinato disposto di quell’exploit e dell’infortunio del compagno gli riconsegnò le chiavi della porta bianconera. Che, a dire il vero, “DiGre” è riuscito a proteggere piuttosto bene (molto, anzi, nella gara di Bergamo) fino a ricadere nello stesso gorgo domenica scorsa contro il Verona: un tiro tutt’altro che irresistibile, di nuovo il primo, e di nuovo un gol.
Juve, occhi altrove: proseguono i contatti per Alisson
Inevitabile che stasera a Lecce, dalla sua spalla si stagli di nuovo l’ombra della scimmia sull’erba del “Via del Mare”. Per evitare che ne appesantisca pensieri e azioni, Di Gregorio dovrà ovviamente evitare di pensare al passato recente, ma pure al futuro prossimo perché le indiscrezioni di mercato non possono certo renderlo sereno. Da settimane, ormai, è di dominio pubblico l’interesse della Juventus per il brasiliano del Liverpool, ed ex Roma, Alisson Becker.
Posto che naturalmente l’attuale portiere bianconero non segue la trattativa (che si snoda tra la necessità di trovare un accordo con il Liverpool che ha esercitato autonomamente la clausola di rinnovo per un’altra stagione, e le richieste economiche del brasiliano, comunque sempre più intrigato dalla Juve), è comunque logico che non ne possa ignorare gli effetti e che gli insuffli un senso di instabilità. Magari anche “solo” a livello inconscio.
I "piani B" di Comolli: da De Gea a Meret
E se non bastassero le voci su Alisson, restano vivi i “piani B” De Gea e Meret: abituati, loro, a stare nella porta di una squadra che subisce pochi tiri e per quelli ti devi far trovare pronto. Condizione diversa da quelle che accomuna le squadre impegnate a salvarsi e, dunque, con i portieri costantemente “in tensione”. E chissà se è un caso che Di Gregorio abbia giocato una delle sue migliori gare a Bergamo, l’11 aprile scorso, quando la Juve è stata messa alle corde come raramente le è capitato negli ultimi tempi. Questione, anche, di attitudini.
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