Sarebbe bastato molto poco e molto prima. Sarebbe bastato, in un universo di algoritmi, eliminare la possibilità di disputare il derby a Roma nei giorni in cui gli occhi sono solo sul tennis. Sarebbe bastato pensare ai tifosi, ai quali nessuno si è rivolto neanche ieri - nonostante le telefonate, le richieste di spiegazioni, le mail e la rabbia esplicitata in ogni formato -, perché nel gioco al rimbalzo tra vertici di Serie A e prefettura alla fine si è dato per scontato che gli stadi si riempiranno, che le squadre eseguiranno.
Nessuno ci mette la faccia
È questo, il messaggio arrivato da chi comanda il campionato. Ed è questo, soprattutto, il lascito di una stagione in cui i dubbi si sono annidati su qualsiasi cosa, a partire dalla classe arbitrale e proseguendo sul gioco dei potenti. Sarebbe bastato molto poco e molto prima, sì. E sarebbe bastato metterci la faccia, una voce che rassicurasse, per avere una direzione o comunque una linea comunicativa efficace. E invece: società in attesa, squadre costrette a modificare il lavoro sul campo, il tutto mentre si giocano il mondo. Milioni in palio. Il sogno di andare oltre il cortile di casa. La sensazione di doversi preparare in un clima d’incertezza, che per nulla aiuta in un contesto già di forte pressione. Come se non bastasse, aumentano i decibel di chi ha fatto di tutto per essere lì, a supporto della propria passione, e che invece deve districarsi tra le incertezze dopo aver pagato centinaia di euro tra biglietto partita, volo aereo e pernottamento in città.
