Più presenze di Gigio Donnarumma, che però ha firmato col City a fine agosto, quasi agli sgoccioli del mercato. Più gettoni persino di Sandro Tonali, protagonista di una stagione eccellente al Newcastle e destinato a diventare l’uomo mercato dell’estate. Sì, c’è qualcuno che è riuscito a superare i due giocatori simbolo del Made in Italy in Premier League: Michael Kayode. Venduto troppo frettolosamente un anno e mezzo fa dal la Fiorentina al Brentford, una realtà che ha saputo valorizzar lo nel miglior modo possibile. In Premier League l’esterno classe 2004 è esploso: 35 presenze quest’anno, per uno dei simboli di una squadra che a due turni dal termine si gioca ancora un posto tra Europa League e Conference League. Difficile, sì, ma non impossibile. Ma Kayode, il più curioso dei doppi ex di Juve-Fiorentina, un po’ di Serie A la guarda ancora.
Michael Kayode, sa di essere l’italiano con più presenze in questa stagione di Premier League?
«Lo so ed è un onore. Questo è un mondo fantastico, mi trovo benissimo: il Brentford ha un progetto eccezionale. Sono stato molto fortunato a trovare questo club, che speriamo di portare in Europa in queste ultime due partite di campionato».
La differenza della Premier
Che atmosfera respira in Inghilterra?
«La Premier League è la Disneyland del calcio mondiale: è veramente tutto perfetto, sono proprio felice qui. Per strutture, qualità del gioco e dei giocatori non esiste campionato più competitivo di questo».
Quale avversario l’ha stupita di più?
«Dico Doku del City: impressionante per tecnica e velocità. Ma anche Haaland, che è una macchina da gol, e Bruno Fernandes: ha una qualità incredibile nella gestione del pallone».
È un calcio che in Italia, di questi tempi, possiamo solo sognare.
«Sì, è vero, qui ci sono caratteristiche diverse di calcio: amo i duelli e questo è sicuramente il posto più adatto al mio modo di giocare. In Italia c’è molto più tatticismo, ma in Serie A le partite si preparano con una cura del dettaglio che ti fa veramente crescere».
Lei ha giocato in Serie D al Gozzano, poi è tornato nel settore giovanile quando è passato alla Fiorentina. Le è servito?
«Tantissimo. La Serie D a 16 anni è stata fondamentale per la mia crescita, ho capito il calcio a livello mentale: mi ha permesso di affrontare il campionato Primavera alla Fiorentina con molte più certezze. All’esordio in Serie A, che è stata la gioia più grande della mia vita, ci sono arrivato pronto».
