Vuoi o non vuoi, in estate andrà aggiunto un tocco d’azzurro sulla tavolozza di Luciano Spalletti. Un’urgenza concreta e formale, che va ben oltre la necessità di ricostruire all’interno dello spogliatoio bianconero uno zoccolo nazionale, alla luce dei potenziali addii dei pochi italiani rimasti. Ad imporlo, infatti, sono le rigide norme “armocromatiche” con cui l’Uefa regolamenta la redazione delle liste per la Champions League.

Le regole Uefa
Sui 25 posti (massimi) concessi ad ogni club europeo, ne serviranno almeno 8 di formazione locale. Nello specifico: 4 giocatori cresciuti nel club di appartenenza (alle spalle dovranno avere 36 mesi di Juve trascorsi tra i 15 e i 21 anni) e 4 cresciuti nel medesimo periodo in un’altra squadra professionistica italiana.
Requisito che, qualora non rispettato, restringerebbe il numero di giocatori “iscrivibili” alla prossima Champions League. Per intenderci, quest’anno la Juve si è vista garantire 23 posti nella lista A, dal momento che ha presentato due profili “Club trained (Miretti e Pinsoglio) e 4 “Federation trained” (Perin, Di Gregorio, Locatelli e Cambiaso).
