Calciomercato Juve dettato dalle regole Uefa: i nomi Champions tra cifre proibitive, cessioni e colpi possibili

In estate andrà aggiunto un tocco d’azzurro sulla tavolozza di Luciano Spalletti, soprattutto se la qualificazione alla massima competizione europea per club sarà realtà...

Vuoi o non vuoi, in estate andrà aggiunto un tocco d’azzurro sulla tavolozza di Luciano Spalletti. Un’urgenza concreta e formale, che va ben oltre la necessità di ricostruire all’interno dello spogliatoio bianconero uno zoccolo nazionale, alla luce dei potenziali addii dei pochi italiani rimasti. Ad imporlo, infatti, sono le rigide norme “armocromatiche” con cui l’Uefa regolamenta la redazione delle liste per la Champions League.

Le regole Uefa

Sui 25 posti (massimi) concessi ad ogni club europeo, ne serviranno almeno 8 di formazione locale. Nello specifico: 4 giocatori cresciuti nel club di appartenenza (alle spalle dovranno avere 36 mesi di Juve trascorsi tra i 15 e i 21 anni) e 4 cresciuti nel medesimo periodo in un’altra squadra professionistica italiana.

Requisito che, qualora non rispettato, restringerebbe il numero di giocatori “iscrivibili” alla prossima Champions League. Per intenderci, quest’anno la Juve si è vista garantire 23 posti nella lista A, dal momento che ha presentato due profili “Club trained (Miretti e Pinsoglio) e 4 “Federation trained” (Perin, Di Gregorio, Locatelli e Cambiaso).

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Primi sondaggi per Scalvini

E considerando che alcuni di questi, su tutti i portieri, sembrano ormai destinati a fare le valigie in estate, la Juve ha già messo in preventivo di dover orientare la lente del mercato - seppur in parte - su profili italiani che soddisfino i requisiti Uefa. Se a centrocampo va registrato l’interesse per Frattesi, già inseguito nell’ultima finestra invernale, in difesa la Juve si è informata per i cartellini di Giorgio Scalvini e Michael Kayode. Primi sondaggi informali con la Dea, per valutare l’eventuale apertura al trasferimento; e con l’entourage del giocatore, la cui stagione è terminata in anticipo per via dell’infortunio alla caviglia destra. Il profilo piace molto a Spalletti, che ha avuto modo di lavorarci insieme nel corso della sua esperienza da ct, e di apprezzarne la duttilità (può giocare sia da centrale a 3 sia a 4) e la pulizia tecnica in fase di impostazione. L’Atalanta non ha chiuso la porta, ma si è detta disposta a sedersi solo a fronte di un’offerta vicina ai 40/45 milioni. Leggermente inferiore, invece, la valutazione del Brentford per il laterale azzurro, cresciuto nelle giovanili della Juve, dove tornerebbe per contendersi il posto con Kalulu: ci vogliono una trentina di milioni. Cifre del tutto proibitive, al momento, per la dirigenza bianconera.

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Muharemovic e Gatti

A meno che non arrivi in estate un gruzzoletto consistente dalle potenziali cessioni di reparto. A cominciare da Tarik Muharemovic e Federico Gatti. Sul centrale del Sassuolo, come noto, i bianconeri vantano il 50% della futura rivendita. Qualora Inter e Tottenham, due dei club sulle sue tracce, dovessero versare nelle casse dei neroverdi i 35 milioni richiesti per il suo cartellino, la Juve se ne vedrebbe garantiti la metà (17.5). Di per sé, non basterebbero per finanziare il colpo top in difesa, motivo per cui i bianconeri - nel frattempo - osservano con attenzione le sirene inglesi per Gatti, finito ai margini del progetto di Spalletti e ben disposto a valutare eventuali proposte in arrivo dalla Premier. Tra i club interessati, figurano Everton, Crystal Palace, Aston Villa e Fulham. Cederlo a 25 milioni - la cifra richiesta dalla Juve - non comporterebbe la perdita di un asset azzurro per le liste Uefa, dal momento che Gatti - non essendo cresciuto tra i 15 e i 21 anni in un club professionistico italiano - non soddisfa i requisiti Uefa. Insomma, servono un paio di incastri perché la Juve possa innescare con l’acquisto di uno tra Scalvini e Kayode un investimento doppio con cui risolvere cavilli tecnici e burocratici. Una soluzione elegante e futuribile a un problema complesso.

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Vuoi o non vuoi, in estate andrà aggiunto un tocco d’azzurro sulla tavolozza di Luciano Spalletti. Un’urgenza concreta e formale, che va ben oltre la necessità di ricostruire all’interno dello spogliatoio bianconero uno zoccolo nazionale, alla luce dei potenziali addii dei pochi italiani rimasti. Ad imporlo, infatti, sono le rigide norme “armocromatiche” con cui l’Uefa regolamenta la redazione delle liste per la Champions League.

Le regole Uefa

Sui 25 posti (massimi) concessi ad ogni club europeo, ne serviranno almeno 8 di formazione locale. Nello specifico: 4 giocatori cresciuti nel club di appartenenza (alle spalle dovranno avere 36 mesi di Juve trascorsi tra i 15 e i 21 anni) e 4 cresciuti nel medesimo periodo in un’altra squadra professionistica italiana.

Requisito che, qualora non rispettato, restringerebbe il numero di giocatori “iscrivibili” alla prossima Champions League. Per intenderci, quest’anno la Juve si è vista garantire 23 posti nella lista A, dal momento che ha presentato due profili “Club trained (Miretti e Pinsoglio) e 4 “Federation trained” (Perin, Di Gregorio, Locatelli e Cambiaso).

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