"Non c'è palestra migliore della Serie C"
L’ennesima esclusione degli azzurri ai Mondiali ha ispirato i soliti discorsi retorici, della serie: “ripartiamo dai giovani…”. Poi si va nelle scuole calcio e si vedono allenatori che esasperano la tattica alla tecnica individuale. Ne usciremo mai? «Nei settori giovanili la crescita qualitativa dell’organico va messa al centro di qualsiasi discorso progettuale. Bisogna cercare di migliorare i ragazzi nel possesso, nella visione di gioco e - considerando i ritmi del calcio moderno - nella tecnica in rapidità. C’è tanto lavoro da fare. Spero che queste esclusioni ci facciano aprire gli occhi e ci attivi per risolvere i problemi del nostro calcio».
E in che modo i progetti delle seconde squadre possono aiutarci in questo senso? «La Next esiste da diversi anni ormai e ha portato risultati eccellenti nello sviluppo sportivo dei singoli calciatori. Iniziano a essere tanti quelli che hanno avuto modo di esordire con la prima squadra o che comunque giocano oggi ad alto livello in altre realtà d’Europa. Lo scetticismo riguarda chi non conosce a fondo le nostre realtà. I risultati sono pratici, e non voglio fare la lista di giocatori che con noi sono riusciti a fare il salto. La crescita va accompagnata e noi che lavoriamo in questo contesto sappiamo quanto è importante dare ancora un anno o due a quei profili che non sono ancora pronti e strutturati per poter competere a livello fisico e soprattutto caratteriale nei campionati di prima fascia. Ma non c’è palestra migliore della Serie C».
Ci spieghi bene il perché.«Semplice: anticipando il salto di questi ragazzi nel professionismo li mettiamo nelle condizioni di misurarsi con un livello di agonismo decisamente più complesso e probante della primavera. È nelle difficoltà che il talento si sviluppa e viene fuori. Le seconde squadre in questo senso li aiutano tantissimo».
