Pagina 2 | “Licina ha una tecnica assoluta, Puczka è pronto soprattutto…”: i prossimi gioielli Juve

Sorridente, sereno e visibilmente appagato da una cavalcata memorabile. Massimo Brambilla accoglie così tra le colline di Solomeo, dove ieri la sua Next Gen è scesa in campo contro il Milan Futuro per inaugurare la terza edizione del “Trofeo dell’armonia sportiva”.

Dal quinto posto, centrato in tranquillità, al sogno playoff, culminato sul più bello poche settimane fa contro la Pianese. Ma guai a illudersi che i risultati sportivi siano il tesoro più prezioso… «Arriviamo da una stagione ottima. Non abbiamo mai perso di vista il nostro obiettivo primario e cioè la crescita dei ragazzi, che si è vista chiaramente nel corso del campionato - ha voluto precisare Brambilla -. Il tutto senza venir meno ai risultati sportivi, dal momento che in Lega Pro se non stai costantemente sull’attenti rischi di finire invischiato in zone calde. Anche da quel punto di vista abbiamo condotto un campionato tranquillo, quindi siamo più che soddisfatti. Ma voglio ripeterlo: la crescita delle singole individualità della rosa è il nostro scopo principale. Poi penso anche che per far sì che questi ragazzi si strutturino e si abituino subito al mondo dei grandi gli va fatto capire in fretta pure che il risultato non deve essere messo in secondo piano».

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"Non c'è palestra migliore della Serie C"

L’ennesima esclusione degli azzurri ai Mondiali ha ispirato i soliti discorsi retorici, della serie: “ripartiamo dai giovani…”. Poi si va nelle scuole calcio e si vedono allenatori che esasperano la tattica alla tecnica individuale. Ne usciremo mai? «Nei settori giovanili la crescita qualitativa dell’organico va messa al centro di qualsiasi discorso progettuale. Bisogna cercare di migliorare i ragazzi nel possesso, nella visione di gioco e - considerando i ritmi del calcio moderno - nella tecnica in rapidità. C’è tanto lavoro da fare. Spero che queste esclusioni ci facciano aprire gli occhi e ci attivi per risolvere i problemi del nostro calcio».

E in che modo i progetti delle seconde squadre possono aiutarci in questo senso? «La Next esiste da diversi anni ormai e ha portato risultati eccellenti nello sviluppo sportivo dei singoli calciatori. Iniziano a essere tanti quelli che hanno avuto modo di esordire con la prima squadra o che comunque giocano oggi ad alto livello in altre realtà d’Europa. Lo scetticismo riguarda chi non conosce a fondo le nostre realtà. I risultati sono pratici, e non voglio fare la lista di giocatori che con noi sono riusciti a fare il salto. La crescita va accompagnata e noi che lavoriamo in questo contesto sappiamo quanto è importante dare ancora un anno o due a quei profili che non sono ancora pronti e strutturati per poter competere a livello fisico e soprattutto caratteriale nei campionati di prima fascia. Ma non c’è palestra migliore della Serie C».

Ci spieghi bene il perché.«Semplice: anticipando il salto di questi ragazzi nel professionismo li mettiamo nelle condizioni di misurarsi con un livello di agonismo decisamente più complesso e probante della primavera. È nelle difficoltà che il talento si sviluppa e viene fuori. Le seconde squadre in questo senso li aiutano tantissimo».

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Su Licina e Puczka

Cosa dice delle stagioni di Licina e Puczka? Sono pronti? «Puczka arriva da un’annata super in termini realizzativi, e questo perché ha un piede importante, vero. Ma dal mio punto di vista la crescita più grande l’ha fatta sul piano dell’atteggiamento in campo. È pronto soprattutto a livello difensivo. Per quanto riguarda Licina, è arrivato negli ultimi giorni di mercato e ha fatto un po’ di fatica ad abituarsi ai ritmi e ai carichi del calcio italiano. Non era in una condizione ottimale, poi piano piano si è messo alla pari con gli altri. Le qualità per far bene non gli mancano, c’è solo da avere un po’ di pazienza: va aspettato»

In cosa l’ha colpita particolarmente, il tedesco? «Ha un senso innato nell’uno contro uno e una tecnica assoluta. La cosa più importante è che è un ragazzo serio, ben mentalizzato: sa dove vuole arrivare e come farlo. Lo vedi da come lavora e da quando gli chiedi di dare una mano in fase difensiva. E credetemi, non è una qualità da poco: se vuoi arrivare a competere al top c’è da essere quanto più completi possibile. Ma ripeto: deve ancora mettere dentro un po’ di pezzi».

Un mini stadio a Torino per la Next, così da consolidare ancora di più la vicinanza del popolo bianconero. È percorribile nel breve periodo? «Non occupandomene, non so se siano registrati sviluppi in questo senso. Quello che posso dire è che sentiamo la vicinanza dei tifosi: in questi anni diversi ragazzi sono saliti in prima squadra a stagione in corso, e questo ha attirato l’interesse del pubblico juventino. Poi è chiaro che il fatto di giocare lontani da Torino crea una serie di problemi logistici…».

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"Non c'è palestra migliore della Serie C"

L’ennesima esclusione degli azzurri ai Mondiali ha ispirato i soliti discorsi retorici, della serie: “ripartiamo dai giovani…”. Poi si va nelle scuole calcio e si vedono allenatori che esasperano la tattica alla tecnica individuale. Ne usciremo mai? «Nei settori giovanili la crescita qualitativa dell’organico va messa al centro di qualsiasi discorso progettuale. Bisogna cercare di migliorare i ragazzi nel possesso, nella visione di gioco e - considerando i ritmi del calcio moderno - nella tecnica in rapidità. C’è tanto lavoro da fare. Spero che queste esclusioni ci facciano aprire gli occhi e ci attivi per risolvere i problemi del nostro calcio».

E in che modo i progetti delle seconde squadre possono aiutarci in questo senso? «La Next esiste da diversi anni ormai e ha portato risultati eccellenti nello sviluppo sportivo dei singoli calciatori. Iniziano a essere tanti quelli che hanno avuto modo di esordire con la prima squadra o che comunque giocano oggi ad alto livello in altre realtà d’Europa. Lo scetticismo riguarda chi non conosce a fondo le nostre realtà. I risultati sono pratici, e non voglio fare la lista di giocatori che con noi sono riusciti a fare il salto. La crescita va accompagnata e noi che lavoriamo in questo contesto sappiamo quanto è importante dare ancora un anno o due a quei profili che non sono ancora pronti e strutturati per poter competere a livello fisico e soprattutto caratteriale nei campionati di prima fascia. Ma non c’è palestra migliore della Serie C».

Ci spieghi bene il perché.«Semplice: anticipando il salto di questi ragazzi nel professionismo li mettiamo nelle condizioni di misurarsi con un livello di agonismo decisamente più complesso e probante della primavera. È nelle difficoltà che il talento si sviluppa e viene fuori. Le seconde squadre in questo senso li aiutano tantissimo».

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