Aspettarsi un passo indietro da parte di Damien Comolli sarà come attendere un’alluvione nel deserto. Il senso è più o meno questo, la rappresentazione dei pensieri dell’amministratore delegato bianconero suona così. Sa benissimo di non avere un rapporto con Luciano Spalletti, è conscio del fatto che all’interno del club diverse persone l’abbiano scaricato ed è anche consapevole degli errori commessi, in particolare quelli legati al mercato estivo e invernale.
Sa che il quadro intorno a lui non è idilliaco (è un eufemismo) e che la sconfitta contro la Fiorentina all’Allianz Stadium ha attirato vespe da tutte le parti, anche tra chi nei giudizi ha sempre mantenuto una certa neutralità. Comolli si aggrappa alla Juve. Non pensa alle dimissioni e non immagina la propria missione a Torino ridimensionata nelle mansioni. Aveva una forte influenza sulle vicende di campo e pretenderà di averla ancora, senza colpi di testa alla guida della squadra e senza rivoluzioni sostanziali nello staff che lo circonda. Comolli è orgoglioso, sicuro delle proprie idee e del proprio modus operandi. Lo ribadirà anche a John Elkann, di fronte al quale sicuramente renderà conto degli scivoloni di questa stagione.
