Pagina 2 | Orgoglio Comolli, Juve in tensione: conferenza stampa in arrivo e svolta sullo sfondo

Aspettarsi un passo indietro da parte di Damien Comolli sarà come attendere un’alluvione nel deserto. Il senso è più o meno questo, la rappresentazione dei pensieri dell’amministratore delegato bianconero suona così. Sa benissimo di non avere un rapporto con Luciano Spalletti, è conscio del fatto che all’interno del club diverse persone l’abbiano scaricato ed è anche consapevole degli errori commessi, in particolare quelli legati al mercato estivo e invernale.

 

 

Sa che il quadro intorno a lui non è idilliaco (è un eufemismo) e che la sconfitta contro la Fiorentina all’Allianz Stadium ha attirato vespe da tutte le parti, anche tra chi nei giudizi ha sempre mantenuto una certa neutralità. Comolli si aggrappa alla Juve. Non pensa alle dimissioni e non immagina la propria missione a Torino ridimensionata nelle mansioni. Aveva una forte influenza sulle vicende di campo e pretenderà di averla ancora, senza colpi di testa alla guida della squadra e senza rivoluzioni sostanziali nello staff che lo circonda. Comolli è orgoglioso, sicuro delle proprie idee e del proprio modus operandi. Lo ribadirà anche a John Elkann, di fronte al quale sicuramente renderà conto degli scivoloni di questa stagione.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Convinto di aver imboccato la strada giusta

Attaccandosi con forza, però, all’alibi del tempo avuto: non bastano poco meno di dodici mesi per giudicare un professionista in un mondo complesso come quello bianconero. È convinto di aver imboccato la strada giusta, di aver individuato le figure ideali che possano permettergli di far tornare grande la Juve nei prossimi due anni, senza dover immaginare un futuro remoto. Ha persino in mente una strategia per la prossima settimana, salvo scossoni: vorrebbe organizzare una conferenza stampa per riconoscere gli errori e illustrare i prossimi step del progetto. Ma niente colpi di testa prima di affrontare il Toro: vuole dare alla squadra e al destino il beneficio del dubbio nei novanta minuti più recupero che decreteranno la parola fine al suo primo anno in Italia. In attesa che Elkann decida quale futuro costruire alla Continassa dopo la stracittadina, Comolli continua a lavorare. Sempre più solo sì, ma sempre più orientato verso il domani. Ha capito che strada far prendere, per esempio, al mercato estivo: solo giocatori forti e funzionali, condivisi in toto con l’area tecnica.

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Comolli non molla

Tentativo apprezzabile, di chi ha capito che coi tanto discussi software di profilazione (dibattuti soprattutto in azienda: alcuni ritengono che i soldi spesi siano a dir poco esagerati, in virtù del fatto che a gennaio sia arrivato Marco Ottolini a ricoprire l’incarico di direttore sportivo) la Juve che verrà farà poca strada. Così ha scelto di gestire in autonomia le trattative coi parametri zero: ha lasciato tante finestre aperte, senza però chiudere sostanzialmente nulla. In un’epoca di spending review, per esempio, un altro capo d’accusa è legato alla gestione del rapporto con Thiago Motta: in un anno non ha mai chiamato l’entourage del tecnico per trattare la risoluzione. Così, a giugno, la Juve pagherà una penale all’italo-brasiliano senza colpo ferire. Alcuni agenti di giocatori attualmente in rosa, soprattutto quelli considerati dal francese affini al passato “giuntoliano”, non hanno mai ricevuto una telefonata da Comolli. Mai. Una stranezza, per chi da novembre ha accentrato ogni delega, comprese quelle dell’area sportiva. Damien non molla, però.

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Comolli, niente drammi

Va avanti con la forza delle proprie visioni, sicuro persino che il danno del mancato approdo alla prossima Champions League sia contenibile: le alte sfere dirigenziali guardano i conti con una certa preoccupazione, per l’ad invece l’Europa League non sarebbe affatto una catastrofe. Certo, servirà almeno una cessione in più di elementi quest’anno strategicamente utili a Spalletti, ma Comolli non fa drammi. Resta sereno e sicuro del lavoro che sta svolgendo, convinto che il tempo possa dare ragione al metodo tanto vituperato negli ambienti legati alla squadra e non solo. Nel frattempo, però, Lucio ha già parlato con Elkann al telefono chiedendo maggiore autonomia sulla sfera di campo, intesa che naturalmente indebolisce Comolli. Un nuovo orizzonte passa da due mosse: il rafforzamento dell’influenza di Giorgio Chiellini, la cui candidatura avanza a passo spedito, e il conseguente depotenziamento di Comolli. In questo ginepraio Damien - grande assente al “Barbecue Bianconero 2026” svolto all’Allianz Stadium l’altroieri: erano presenti tutti i dipendenti del club - resta serafico. Se non lo cacciano, rilancerà senza rancori.

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Convinto di aver imboccato la strada giusta

Attaccandosi con forza, però, all’alibi del tempo avuto: non bastano poco meno di dodici mesi per giudicare un professionista in un mondo complesso come quello bianconero. È convinto di aver imboccato la strada giusta, di aver individuato le figure ideali che possano permettergli di far tornare grande la Juve nei prossimi due anni, senza dover immaginare un futuro remoto. Ha persino in mente una strategia per la prossima settimana, salvo scossoni: vorrebbe organizzare una conferenza stampa per riconoscere gli errori e illustrare i prossimi step del progetto. Ma niente colpi di testa prima di affrontare il Toro: vuole dare alla squadra e al destino il beneficio del dubbio nei novanta minuti più recupero che decreteranno la parola fine al suo primo anno in Italia. In attesa che Elkann decida quale futuro costruire alla Continassa dopo la stracittadina, Comolli continua a lavorare. Sempre più solo sì, ma sempre più orientato verso il domani. Ha capito che strada far prendere, per esempio, al mercato estivo: solo giocatori forti e funzionali, condivisi in toto con l’area tecnica.

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