La Juve che fa festa e ricorda Vialli: Elkann abbraccia gli eroi della Champions '96

Il giro di campo e poi della Continassa: il gruppo ha pranzato nella sala trofei del museo bianconero, di fianco alla coppa sollevata al cielo di Roma

I campioni sono tornati a casa. E casa non è mai stata così. Viva, piena. Juventina. I campioni sono tornati a casa e casa è stata soprattutto Famiglia, nella persona di John Elkann, di suo figlio Oceano, e degli uomini e delle donne che compongono il club, presenti alla Continassa per aprire le porte alla storia. I campioni sono tornati a casa e ci sono state tutte le componenti giuste: gli schiamazzi e le risate, i ricordi e i sorrisi, qualche brivido di nostalgia, l’orgoglio enorme d’aver scritto una pagina enorme del club. Trent’anni prima come trent’anni dopo: nessuno allora l’avrebbe detto, ma è stata l’ultima Champions League alzata dalla Juventus. Ed è stato giusto festeggiarla. Anzi, necessario. Con sobrietà, certo. Senza eccessi, com’è nello stile. Però con due momenti imprescindibili, forti, di impatto superiore: il ricordo di Gianluca Vialli, la cui maglia numero nove è stata al centro di ogni istante e ogni ragionamento, e la presenza di Marcello Lippi, scioltosi in un lungo abbraccio con tutti e in particolare con Elkann.

Spalletti presente al raduno

Così, all’insegna dei brividi, si è svolto il raduno di ieri: l’arrivo al mattino, il ritrovo al JHotel, il pranzo nella sala trofei del Museum - particolarità: i segnaposto erano delle Champions League in miniatura, regalo molto gradito -, il giro di campo che ha ridato pure il profumo dell’erba a quegli eterni ragazzi, pronti a ridere e scherzare, oltre che a immergersi tra le memorie. Ne sono state raccontate milioni. E svelate altrettanto, tra un un’occhiata alle strutture, un incontro con le alte sfere - la dirigenza al completo a salutarli, presente anche Spalletti - e infine quegli attimi lì, da gruppo, per tornare ragazzi, proprio com’erano nel 1996.

Da Alex al professorino Pessotto

Come lo sono ancora oggi, in fondo. Soprattutto quando si vedono tra loro. Un momento più “alto” degli altri l’ha regalato Angelo Di Livio in compartecipazione con Angelo Peruzzi: quando ha visto un trattore sul campo grande del centro sportivo, il numero uno si è fiondato a guidarlo. “Questo è quello che faccio”, ha sorriso l’eroe del Bernabeu. I compagni lo chiamano così, del resto, prendendo in giro la sua vita rurale e ben lontana dal calcio. E l’hanno fatto pure ieri: da Tacchinardi a Lombardo, da Vierchowod ai portieri Visentin e Rampulla, arrivando alla fantasia di Marocchi e alla tenacia di Carrera. Ai gol - fondamentali - di Padovano. C’era poi Ravanelli, che di quella squadra era vice capitano. Torricelli, la corsa e l’abnegazione. E Ferrara, leader massimo del gruppo. C’era Porrini, l’uomo giusto al posto giusto, il “professorinoPessotto - l’unico di quel gruppo attualmente presente in società -, e quindi lui, il numero dieci, che ha guidato la squadra fuori come faceva in campo. Alessandro Del Piero: giacca, camicia e cravatta blu. Tonalità simili alla maglia con cui ha alzato al cielo di Roma la Champions League, quando tutto sembrava possibile, e in fondo lo è stato.

Padovano: "Ricordi indelebili"

Questa è la festa di un gruppo fantastico, un gruppo legato da ricordi indelebili - il commento di Michele Padovano, condiviso da tutti -. Ma sapete la cosa più bella qual è? Più giro l’Italia e più capisco che quel gruppo non è composto solo da noi giocatori e tecnici… ma da tutti voi tifosi. Anche voi fate parte di questo gruppo, anche con voi ci lega un ricordo travolgente In questo gruppo c’è posto per ognuno che ha impresso nella mente ogni singolo momento di quella cavalcata, e poi della finale, e infine dei rigori”. Qualcuno è stato fortunato: tra albergo ed esterno Continassa, un po’ di occasioni per incontrare i propri miti ci sono state. E ognuno ha ribadito la stessa cosa, prodotto lo stesso pensiero: che nostalgia. A vederli con gli occhi di oggi, e con la Juventus di oggi. La stessa che ieri riposava e che non ha incontrato i miti, riuniti sotto una sola bandiera e da un gruppo da cui non si può che prendere esempio. A partire da chi è mancato tremendamente, collante e terminale offensivo: è stata la Champions League di Luca Vialli e dei suoi “ragazzi”, legati per sempre da un sogno realizzato.

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