Spalletti, diretta conferenza Torino-Juventus: le dichiarazioni

Il tecnico bianconero alla vigilia della sfida di campionato contro i granata: le parole in tempo reale

Ultima giornata delicata per la Juventus: i bianconeri dovranno affrontare il Torino, in uno dei match più sentiti e attesi della stagione, anche per i tifosi. I risultati delle scorse giornate hanno fatto scivolare la squadra allenata da Spalletti al sesto posto e dopo il ko interno contro la Fiorentina, ora per la qualificazione alla prossima Champions League serve un miracolo. Una settimana di lavoro sotto pressione per i bianconeri alla Continassa che dovranno fare a meno della stella Yildiz, dello squalificato Bremer e con un Thuram ancora in dubbio. Proprio l'allenatore analizza il momento della Juve alla vigilia del derby. 

Spalletti, conferenza Torino-Juve

L'allenatore bianconero ha iniziato parlando di cosa si aspetta dalla sua squadra: "Mi aspetto una prestazione degna di quello che è successo questa settimana, degna di quello che vuole l'importanza della partita. Perché è un derby, e di conseguenza mi aspetto questa reazione, che ci vuole per una partita così importante".

Sulle prestazioni delle ultime partite ha aggiunto: "Il rammarico non è tanto quelle partite dove non siamo riusciti a vincere ma abbiamo fatto la prestazione, creando tante situazioni da gol. Il rammarico in questo caso è non essere riusciti a essere noi stessi, di non aver fatto tutta quella mole di gioco che ci aveva contradddistinto per tutto questo periodo. La spiegazione da un punto di vista mio è sempre la stessa: che io debbo guardare a quello che la squadra propone e come si è presentata in campo e di conseguenza prendere le mie responsabilità. Di fronte a loro sono sempre stato convinto di parlare con degli uomini e ci ho parlato come tali, non solo come degli esecutori, perché penso che parlare alla testa e al cuore degli uomini ti possa portare a un livello superiore delle tue capacità. Perché ti fanno andare a toccare situazioni o cose che non ti aspetti. Per me non conta trovare degli alibi e andare a dare responsabilità agli altri. Poi naturalmente devo fare ugualmente della analisi e delle conclusioni. Però se io presento una squadra in campo in una partita così importante e il risultato è quello lì, la prima analisi la devo fare su me stesso, trarre delle conclusioni e farmi dei pensieri su quello che è successo e sulle difficoltà, a volte caratteriali. Si gioca tutto dentro questa parola, che carattere si ha quando si vanno ad affrontare certe situazioni. Per me tutto quello che abbiamo fatto insieme non diventa tutto sbagliato per un episodio o una partita. Ci sono analisi molto più profonde che mi permettono di programmare il futuro in maniera meno emotiva e dipendente solo da un episodio o da un gol come si fa spesso oggi nel campo, dove un episodio può ribaltare tutto. Ci sono le soluzioni pronte per la sconfitta o la vittoria, il kit da usare in base a cosa è successo durante la partita. In più in settimana eravamo tutti nervosi... Io parlo a degli uomini e sono convinto che i miei calciatori siano uomini". 

E parlando di programmazione e futuro, l'allenatore bianconero ha aggiunto: "Il futuro non dipenderà da niente. Programmare significa avere il coraggio di guardare oltre il risultato, perché poi c'è sempre un progetto dietro, un mettere le basi per costruire un futuro che sia come quello che ci auspichiamo, che vogliamo andare a mettere in pratica, che è sempre quello che abbiamo detto. Si entra nel ragionamento e si va poi a dare uno sviluppo, a tentare di costruire quello che abbiamo detto precedentemente. Non cambia assolutamente niente fare un punto in più o uno in meno. Noi vogliamo andare a creare la possibilità di andare a lottare per qualcosa importante, sia che siamo in Champions che non lo siamo dopo questa partita qui. Ed è chiaro che siamo dispiaciuti per quel risultato non fatto, però poi il traguardo non è una speranza ma una cosa concreta che è dentro al campo di domani. E noi abbiamo solo una soluzione per raggiungere questo traguardo, vincere domani. Tutte le attenzioni e i discorsi sono fatti per andare a giocare una partita migliore di quella fatta contro la Fiorentina e di mettere tutto in campo per portare a casa il risultato".

In settimana si è parlato molto del nervosismo dei ragazzi: "Nervosismo... Noi non siamo stati nervosi in settimana. Abbiamo analizzato la cosa e siamo dispiaciuti. Abbiamo deciso di fare un percorso e una strategia, facendoli recuperare ieri, ma senza nervosismo. È una parola che ci viene attribuita, come il concetto di squadra in difficoltà o allo sbando. Tutto dipende da un episodio o da una partita. Io sto come sta qualsiasi persona a cui è successo un evento un po' personale: puoi addebitarlo agli altri, trovare dei perché e creare nervosismo e confusione, oppure prendi e lo porti a casa, ci dormi insieme e rifletti sulle situazioni che provi, le cose che ti determina. A me purtroppo determina tanto una partita vinta oppure persa. Ho passato delle notti senza vita quando la mia squadra non esprime bene il lavoro del quotidiano e del tempo che gli dedico. Sono dispiaciuto e naturalmente questo mi condiziona un po' la vita in generale".

Qualcuno ha pensato che Spalletti volesse dare le dimissioni andando a parlare con John Elkann: "Non mi è mai passato per la testa e anche questo fatto qui... Firma, firma, firma. Poi uno firma e da le dimissioni. Si ritira fuori il kit: il kit della firma, quello delle dimissioni. Magari ti passa per la testa quello di metterti a disposizione e dire 'Fai quello che vuoi'. Io non ho chiesto di parlare con nessuno, è tutto programmato. Ci parliamo tutte le settimane. Ora sarà di più perché dovremo andare a ottimizzare quella che sarà la programmazione per il futuro. Però il percorso che dobbiamo fare rimarrà invariato sia in un modo che nell'altra maniera. Un episodio non ti può trascinare in delle conclusioni che da un punto di vista organizzativo non stanno né in cielo né in terra. Serve logica, usare la testa e ribaltare quello che ci è capitato addosso. Può succedere e dobbiamo essere bravi a ripartire, perché le ripartenze non sono soltanto in campo ma soprattutto mentali. Non c'è più tutto questo tempo per metabolizzare le cose in velocità, in questi alti e bassi dove un episodio ti fa cadere. La reazione, avere un'intelligenza di saper vedere le cose in maniera equilibrata per mettere in pratica il piano più corretto per il futuro, diventa fondamentale".

Tudor e Thiago Motta avevano criticato il comportamento di alcuni membri del gruppo. Spalletti a proposito ha aggiunto: "Il calcio ora consuma tutto velocemente, dalle idee ai rapporti e le amicizie. Per me non è così. Io non scarico le mie responsabilità sugli altri, le prendo e le tengo per me. Sono io il primo a criticare me stesso. Poi posso dire che è il carattere a fare la differenza, perché serve per dominare te stesso dentro la confusione, il caos, dentro una situazione che diventa difficile. È il carattere che fa vedere se sei protagonista di te stesso oppure no. E non si vede in una reazione di sopravvivenza, si vede nella gestione dei momenti quando tutto è spento, quando nessuno ti guarda o ti abbaia, è lì dentro che riesci a trovare il carattere che poi ti forgia a essere sempre te stesso, a non perdere la tua identità dentro al contesto dove sei chiamato a operare. Con il carattere prendi quelle sembianze lì, non ci può essere una partita o una pressione. Sotto questo aspetto qui dobbiamo fare dei passi in avanti. Quello che hanno fatto gli altri allenatori non lo so, io qualunque cosa succeda domani non verrò domani a criticare i calciatori, perché li rispetto e gli voglio bene. Anche perché hanno fatto un buon lavoro in questo pezzo di campionato che abbiamo fatto insieme, glielo devo riconoscere, se lo meritano. Poi ci sono stati dei momenti che ci sono costati dei non momenti che ci pesano, ma l'analisi si fa in generale e il mio pensiero è che abbiamo fatto buone cose e di essere cresciuti".

Sulle parole di D'Aversa in conferenza stampa sul concetto di derby della Mole: "D'Aversa lo conosco bene perché io sono di Empoli e lo conosco e lo rispetto, sia come allenatore che come persona. Gli faccio i complimenti per cosa sta facendo qui a Torino con il Torino. Si vede che la squadra ha una sua identità, forza ed energia e da quando è arrivato lui è ancora più marcata. Dal mio punto di vista il derby di Torino mi sembra diverso da quello che ho vissuto a Milano e a Roma, perché ci sono due squadre agli antipodi per storia, ambizioni. Poi però arriva la partita, le due squadre scendono in campo e c'è un obiettivo e un premio importante. Di fronte ci sono due squadre che sono state e sono di livello top per i tifosi e la storia del calcio. La storia di queste due squadra fa luccicare gli occhi un po' a tutti, per motivi diversi. Vincere non sarà facile e il sapere del derby si dovrà per forza andare a vivere e rispettare per quella che è l'importanza della città".

Sulle emozioni provate in questa settimana: "Non aspettatevi neanche voi cambiamenti, perché non ci saranno. Ti dico ciò che succede, forse sbagliando e mettendo sul tavolo lo stato d'animo perché poi ci rimando male. Ma nei rapporti con la società c'è tutta l'intenzione di andare avanti insieme. Dal mio punto di vista, a meno che c'è qualcosa che non conosco, è tutto apposto. Io ho fiducia nella società e la società ha fiducia in me. Siamo dispiaciuti per quella partita ma siamo stimolati ad andare bene e fare bene. Dobbiamo anche fare un po' in fretta perché ci sarà da andare a creare ugualmente un presupposto e una squadra di livello che possa dare la possibilità ai suoi tifosi di sentirsi protetti e di sentire di avere a che fare con una squadra importante".

Sul rapporto con Comolli: "Vedo che c'è interesse sul nostro rapporto. Il nostro rapporto è semplice: stiamo insieme e parliamo, come abbiamo fatto oggi a pranzo e l'altra mattina alle 8:30. Abbiamo parlato di quello che è avvenuto, dei momenti. Chiaro che nel nostro rapporto diventa fondamentale che io voglio partecipare nella costruzione della futura squadra della Juventus. Ognuno dirà la sua ed è normale che sia così, con l'obiettivo di fare una squadra più forte. Poi il rapporto prosegue ed è a posto, come è normale. Dobbiamo avere un punto di vista coerente e unito su quella che è la visione della squadra e della Juventus. Dobbiamo condividere, poi è normale che qualche volta ci scontriamo pure perché ognuno ha la sua opinione, ma è per il bene della Juventus".

Sulle condizioni degli infortunati e i ballottaggi: "Yildiz non è a disposizione, Thuram non è a disposizione. La formazione la dico domani".

In chiusura un bilancio su questi mesi alla Juve: "Ho trovato una società che anche questa settimana ha parlato di come migliorare le strutture e a me sembrano già delle strutture proiettate nel futuro. E invece loro parlano di come migliorarle ancora ed è bello e stimolante. Mi aspettavo una squadra che mi desse delle risposte da un punto di vista tattico e tecnico, e le ho ricevute. C'è stato a un certo punto un momento in cui pensavo di riuscire a tenere un livello alto e invece sono dovuto venire qui a dire che ogni tanto rimango sorpreso dal fatto di non trovare quello che c'eravamo preparati durante la partita. Pensavo di farcela a determinare qualcosa di importante. Ancora è tutto nel campo di domani, per cui noi andremo a completare il nostro dovere e poi domani dopo la parttia si faranno altre valutazioni e si potrà aggiungere qualcosa differente. Ma grosso modo sarà la stessa cosa perché queste valtuazioni sono profonde e non cambiano per un episodio. Però secondo me aver scelto la Juventus è stata una scelta giusta".

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