Chiarezza totale oppure il patto naufraga presto

L’editoriale del direttore di Tuttosport sul delicato momento della Juventus

Chi sceglierà i giocatori da portare alla Juve quest’estate? La risposta a questa domanda è la chiave del futuro bianconero. E non solo perché, molto banalmente, non se ne può sbagliare neppure uno, ma anche perché solo un’estrema chiarezza su ruoli, deleghe e confini che delimitano le competenze può essere la base per mettere Comolli, Spalletti e il gruppo dirigente della Juve intorno a un tavolo. Il “grande compromesso” che ha in mente John Elkann comporta dei rischi, legati a caratteri e a metodi di lavoro piuttosto distanti, ma nascerebbe ancora più fragile se, da subito, non spazzasse via anche il più piccolo potenziale equivoco.

 

 

Il primo nodo da sciogliere

La scelta dei giocatori per creare una Juve che torni a essere competitiva e, possibilmente, vincere, è un nodo fondamentale ed è il primo nodo da sciogliere. Spalletti vuole avere voce in capitolo e pesare nelle decisioni. È talmente determinato in questo senso, che lo ha dichiarato apertamente in conferenza stampa. Finora, tuttavia, quella scelta è stata una prerogativa esclusiva di Comolli, sulle cui spalle sono, infatti, ricadute le responsabilità della disastrosa campagna acquisti della scorsa estate. Ora, al di là delle dichiarazioni di facciata, se davvero si vuole far funzionare la cosa, sarà determinante verificare la reale disponibilità a un passo indietro su quel fronte da parte del francese.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

L'unica cosa che conta

All’interno della sede è ormai nota la risoluta fermezza con la quale porta avanti le sue idee calcistiche, quindi la “questione mercato” è il più ingarbugliato dei nodi da sciogliere. I tifosi bianconeri, tuttavia, possono sperare nella fretta di vincere che, per motivazioni diverse, accomuna Comolli e Spalletti. Il primo non si può permettere di fallire per il secondo anno di seguito; il secondo vuole mettersi nelle condizioni di chiudere in modo brillante (e vincente) la sua carriera. Queste circostanze allineano le esigenze dei due verso la costruzione di quella che viene gergalmente definita un’instant team, ovvero una squadra in grado di vincere subito (amgari anche l’Europa League che ha un tabellone non impossibile), insomma una rosa irrobustita dall’inserimento di giocatori di esperienza, spessore caratteriale e tecnico. Partendo da punti di partenza molto distanti, Comolli e Spalletti potrebbero finire nell’imbuto del vincere è l’unica cosa che conta, dopo sei anni senza che la Juve vinca lo scudetto (nell’ultimo mezzo secolo c’è solo un periodo più lungo, quei nove anni, dal 1986 al 1995, che separarono la fine del ventennio bonipertiano e l’inizio dell’era della Triade). Ma questa incidentale comunità di intenti potrebbe non bastare se il compromesso non nascerà con regole d’acciaio, a partire dall’inequivocabile definizione del processo decisionale sul mercato.

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La scelta di Elkann

Altre cose andranno definite, perché - come la stragrande maggioranza degli allenatori - Spalletti non ama le ingerenze tecniche e, più in generale, non tutti i dirigenti juventini hanno assimilato la filosofia comolliana. Quindi va disegnata una mappa ampia e complessa, ma il mercato resta prioritario, se non altro perché è - di fatto - iniziato ieri. La scelta di Elkann, insomma, ha una sua complessità e comporta dei rischi (soprattutto nei possibili momenti difficili della stagione che necessitano la compattezza del club), ma John resta determinato nel perseguire la via della continuità. Curioso notare come l’altra grande delusa della stagione, il Milan, abbia scelto la strada opposta. Il contrasto fra il ricomporre elkaniano e il drastico radere al suolo di Cardinale oggi salta agli occhi, da domani fino alla fine della stagione fornirà materiale per un occhiuto confronto delle due scelte. Ora come ora se ne possono pesare molto bene i rischi e fare ipotesi sulle possibilità.

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Chi sceglierà i giocatori da portare alla Juve quest’estate? La risposta a questa domanda è la chiave del futuro bianconero. E non solo perché, molto banalmente, non se ne può sbagliare neppure uno, ma anche perché solo un’estrema chiarezza su ruoli, deleghe e confini che delimitano le competenze può essere la base per mettere Comolli, Spalletti e il gruppo dirigente della Juve intorno a un tavolo. Il “grande compromesso” che ha in mente John Elkann comporta dei rischi, legati a caratteri e a metodi di lavoro piuttosto distanti, ma nascerebbe ancora più fragile se, da subito, non spazzasse via anche il più piccolo potenziale equivoco.

 

 

Il primo nodo da sciogliere

La scelta dei giocatori per creare una Juve che torni a essere competitiva e, possibilmente, vincere, è un nodo fondamentale ed è il primo nodo da sciogliere. Spalletti vuole avere voce in capitolo e pesare nelle decisioni. È talmente determinato in questo senso, che lo ha dichiarato apertamente in conferenza stampa. Finora, tuttavia, quella scelta è stata una prerogativa esclusiva di Comolli, sulle cui spalle sono, infatti, ricadute le responsabilità della disastrosa campagna acquisti della scorsa estate. Ora, al di là delle dichiarazioni di facciata, se davvero si vuole far funzionare la cosa, sarà determinante verificare la reale disponibilità a un passo indietro su quel fronte da parte del francese.

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