“È un rischio che la Juve si porta dall’era Giuntoli. Uefa? Sanzione in arrivo oppure…”

Il professor Bava torna sulle dichiarazioni dell’ad Comolli: “No a ricapitalizzazioni, giusto. Sì a profili giovani e poco costosi”

TORINO - Professor Bava, Comolli ha annunciato che la mancata qualificazione in Champions verrà sanata da una cessione estiva in più. Ma in un mercato in cui tutti sanno che la Juve è “obbligata” a vendere per fare cassa, non vi è il rischio di svalutare il valore del parco giocatori? «Assolutamente sì, ma non vi è nulla di nuovo in questo. È uno scenario che i bianconeri si portano dietro dalla gestione Giuntoli. La Juve ha un numero di giocatori superiori alle esigenze, ha bisogno di abbassare ingaggi e ammortamenti e perciò dovrà cedere i profili per i quali si è speso di più».

Juve, le strategie di mercato senza Champions League

Senza Champions cambieranno drasticamente le strategie sul mercato? «Non credo, come ha sottolineato lo stesso Comolli. Di certo non aiuta, perché si parla di un disavanzo in termini di ricavi di 30/40 milioni. E se è vero che uscirà Vlahovic, dovrai comunque mettere in conto di sostituirlo. Se i ricavi scendono e l’obiettivo - prima o poi - coincide con il raggiungimento dell’utile, bisognerà essere più bravi a comprare. Come? Ingaggiando profili forti, di prospettiva e che costino poco».

Vendere e spendere meno, senza impoverire il livello tattico della rosa. Come si esce da questo paradosso? «Da un lato, la Juve ha il vantaggio di avere alle spalle una proprietà disponibile a supportare il club con aumenti di capitale. Allo stesso tempo, ha anche raggiunto un livello di costi per cartellini/ingaggi molto alti, incompatibili con la dimensione dei ricavi e con le performance che ci si aspettava da questi giocatori. Se guardiamo ai numeri, Giuntoli e Comolli avrebbero già dovuto disporre di una squadra competitiva per il titolo: la Juve è sempre stata prima o seconda in Italia per costo della prima squadra. Quindi c’è da domandarsi il perché alla i bianconeri paghino ingaggi così alti. La società ha investito anche più di Inter e Milan negli ultimi anni. Il problema è che non ha azzeccato i profili giusti. Quindi ti ritrovi sul groppone una serie di esuberi da vendere ma che non hanno mercato. Gli unici “appetibili” sono quelli di cui non vorresti privarti».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Casi Bremer e Vlahovic: la Juve può permettersi di cederli?

Tra i possibili partenti c’è Bremer… «Ecco, ma bisogna stare attenti a cedere determinati profili. Il campo ha dimostrato che esiste una Juve con e senza il brasiliano. Perderlo comporterebbe il rischio di indebolire la rosa, di mancare un’altra Champions e - di conseguenza - di peggiorare ulteriormente il bilancio. Se partirà andrà ingaggiato un giocatore di livello e meno costoso. Anche perché escludo che assisteremo a un altro mercato da 100/150 milioni. Spalletti, nel corso della stagione, ha dimostrato di avere una rosa dalla buona base. Non servirà una rivoluzione, ma un numero limitato di acquisti azzeccati».

 

 

Prima parlava di Vlahovic: dal punto di vista aziendale, converrebbe liberarlo a zero, pur di alleggerire il peso salariare, oppure trattenerlo e sperare in un rilancio? «Dipende se è disposto ad accettare di ridursi l’ingaggio. Viceversa, converrebbe comprare un giocatore di prospettiva, che posa crescere ancora e creare valore. Se investi su un profilo di 28 anni sai già che quei soldi, nel giro di 5 stagioni, finisci per buttarli via».

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Pareggio di bilancio Juventus entro il 2028: obiettivo realistico?

Comolli ha fissato il pareggio di bilancio entro il 2028. Pensa che questa timeline sia realistica? «In realtà l’ad ha parlato di “break-even”, e probabilmente intende un pareggio entro il 2028 prima di pagare gli interessi passivi. Che tradotto vuol dire che sei ancora in perdita. Il budget della Juventus prevedeva il raggiungimento degli ottavi di Champions. Non avendolo centrato è chiaro che abbiano spostato la scadenza. Ma sì, credo che possano raggiungerlo».

L’ad ha spento sul nascere l’ipotesi di un nuovo aumento di capitale da parte della proprietà. Ci aiuta a fare chiarezza? «Partiamo dal presupposto che la Juve, essendo quotata in borsa, è sempre stata prudente su questo fronte. La regola della casa è di escludere l’ipotesi dell’aumento di capitale fino a quando non è essenziale. Quindi prima di dare per assodato che non lo faranno ci penserei bene. Tutto dipenderà dalle perdite stagionali e se queste saranno più alte o basse dell’anno scorso. In ogni caso, l’aumento di capitale garantisce liquidità ma non aumenta i ricavi e non ti avvicina al break even. A che servono più soldi se tanto non puoi spenderli perché sei concentrato a ridurre i costi?».

 

 

È in corso una trattativa con l’UEFA per le passate violazioni del Fair Play Finanziario. Che tipo di sanzione dobbiamo aspettarci? «Una sanzione di qualche milione, o magari una serie di restrizioni sul mercato, della serie: “prima le cessioni e poi gli acquisti”. Ma si tratta di sanzioni che non cambierebbero granché le strategie del club: il mercato va finanziato con le cessioni per avvicinarsi al pareggio di bilancio. E questo a prescindere che glielo dica l’Uefa o meno».

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TORINO - Professor Bava, Comolli ha annunciato che la mancata qualificazione in Champions verrà sanata da una cessione estiva in più. Ma in un mercato in cui tutti sanno che la Juve è “obbligata” a vendere per fare cassa, non vi è il rischio di svalutare il valore del parco giocatori? «Assolutamente sì, ma non vi è nulla di nuovo in questo. È uno scenario che i bianconeri si portano dietro dalla gestione Giuntoli. La Juve ha un numero di giocatori superiori alle esigenze, ha bisogno di abbassare ingaggi e ammortamenti e perciò dovrà cedere i profili per i quali si è speso di più».

Juve, le strategie di mercato senza Champions League

Senza Champions cambieranno drasticamente le strategie sul mercato? «Non credo, come ha sottolineato lo stesso Comolli. Di certo non aiuta, perché si parla di un disavanzo in termini di ricavi di 30/40 milioni. E se è vero che uscirà Vlahovic, dovrai comunque mettere in conto di sostituirlo. Se i ricavi scendono e l’obiettivo - prima o poi - coincide con il raggiungimento dell’utile, bisognerà essere più bravi a comprare. Come? Ingaggiando profili forti, di prospettiva e che costino poco».

Vendere e spendere meno, senza impoverire il livello tattico della rosa. Come si esce da questo paradosso? «Da un lato, la Juve ha il vantaggio di avere alle spalle una proprietà disponibile a supportare il club con aumenti di capitale. Allo stesso tempo, ha anche raggiunto un livello di costi per cartellini/ingaggi molto alti, incompatibili con la dimensione dei ricavi e con le performance che ci si aspettava da questi giocatori. Se guardiamo ai numeri, Giuntoli e Comolli avrebbero già dovuto disporre di una squadra competitiva per il titolo: la Juve è sempre stata prima o seconda in Italia per costo della prima squadra. Quindi c’è da domandarsi il perché alla i bianconeri paghino ingaggi così alti. La società ha investito anche più di Inter e Milan negli ultimi anni. Il problema è che non ha azzeccato i profili giusti. Quindi ti ritrovi sul groppone una serie di esuberi da vendere ma che non hanno mercato. Gli unici “appetibili” sono quelli di cui non vorresti privarti».

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