Pagina 3 | "Cori razzisti se entrate", "Perdiamo a tavolino" e la sciarpa in fiamme: nel caos di Toro-Juve

Una notte di calcio vissuta sul filo del caos. Tra proteste, tensioni e verdetti pesantissimi, il campionato regala un finale carico di emozioni e colpi di scena. A Torino il derby con la Juve si apre in un clima surreale dopo i gravi incidenti fuori dallo stadio, con i tifosi bianconeri che chiedono di non giocare. A Milano il Milan crolla tra i fischi di San Siro e saluta la Champions, mentre la Roma si prende l’Europa che conta trascinata dal carattere di Gasperini e dalle magie di Dybala. Intanto il Como festeggia tra polemiche arbitrali e festa grande. Una serata in cui il pallone si intreccia con rabbia, paura e destini che cambiano minuto dopo minuto.

Torino-Juve, la protesta dei tifosi bianconeri

All'Olimpico Grande Torino il clime è surreale, i tifosi della Juve non vogliono giocare il match. Il motivo? I gravi fatti di cronaca su un ragazzo di 36 anni colpito in volto durante i cortei bianconeri e granata e trasportato in codice rosso all'ospedale per farsi operare d'urgenza. I cori allo stadio sono chiari: "Non giocate questa partita". Locatelli li sente e parla subito con Vlahovic: "Vogliono sospendere la partita". I gesti dei tifosi sono chiari: "Non si gioca", poi Perin chiede il perché.

E di nuovo il portavoce dei tifosi: "Dovete rifiutarvi di giocare, dovete farlo per noi che mettiamo cuore e anima. (Se giocate) Cori razzisti per 90 minuti ve lo dico". In attesa della decisione, i cori non smettono: "Sospendete la partita, sospendete la partita". In mezzo a tutto questo caos anche una bella immagine, due tifosi vicine, una vestita di granata e l'altra bianconera, contro quelle che erano state le prime disposizioni del club di casa contro la presenza di colori della squadra rivale.

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Il discorso di Locatelli con la Curva

Dopo un po' di tempo, Locatelli va di nuovo dalla Curva per spiegare la situazione ai tifosi: "Non possiamo decidere noi. Stanno decidendo se giocare…Ma noi giocatori non possiamo rifiutarci di scendere in campo, ok?". Risposta: "State dentro, perdiamo a tavolino". Nel frattempo i giocatori ne approfittano per fare altro e Zapata va con la famiglia nel tunnel, con in braccio la figlia.Intanto i supporters della Juve cantano: "Abbiamo vinto noi". A scendere in campo è anche il direttore generale Comolli per andare a colloquio con gli addetti ai lavori e subito dopo i tifosi decidono di lasciare il settore ospiti urlando: "Fuori, fuori". Qualcuno abbandonando lo stadio dà addirittura fuoco alla sciarpa della Juve. Per solidarietà anche gran parte della Maratona va via. 

Per incroci del destino, appena la Juve scende in campo per il riscaldamento, segna il Como. Alle 21.50 finalmente si parte. La Juve la sblocca con Vlahovic. Dopo il gol Spalletti è impassibile e va da Conceicao: "Amico mio, più concreto, più semplice. Quando ce l’hai, due o tre passaggi semplici". Poi a Thuram: "Dai che è importante". Ma il destino bianconero viene segnato già a fine primo tempo, con i risultati sugli altri campi già certi. David guarda il maxi schermo e bisbiglia: "In Champions ci va la Roma". Finisce 2-2, Spalletti lascia subito la postazione, i giocatori vanno dai pochi tifosi rimasti. I titoli di coda sulla brutta stagione.

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Milan-Cagliari: il disastro di Allegri, Max pensa alla Juve

La partita a Milano inizia nel migliore dei modi con il gol di Saelemaekers dopo appena un minuto. Ma la gioia dura poco. La squadra si spegne. Allegri è nervoso e vuole il giro palla e anche Modric dalla panchina chiede a Fullkrug di alzare il baricentro. Max a colloquio con Luka: "Ritardiamo sempre (la giocata ndr)". I sardi tengono il pallone e riescono a pareggiare con Borrelli al 20' dagli sviluppi di un corner. Dopo il gol subito da Borrelli, Allegri va dallo staff: "Fofana doveva esserci sul palo". Il match si incattivisce come dimostra anche Tomori che durante una marcatura in area butta a terra Esposito. 

Allegri cambia qualcosa: "Nella costruzione 4-3-3". Ma proprio durante una conduzione di palla, Pavlovic decide di fermarsi e tornare indietro. E la reazione di Modric è  emblematica: "Mamma mia Pavlo" e mani in faccia. Max non si dà pace: "Siamo troppo lunghi, andiamo a cercare la palla quando non dobbiamo cercarla". Finisce il primo tempo e San Siro fischia. Nella ripresa il copione non cambia. Il nervosismo è alle stesse. Saelemaekers a Guida dopo un fischio: "Stai rischiando eh, stai rischiando, te lo dico, occhio". Poi la beffa. Nel momento in cui segna la Roma, il Milan va sotto. Altri fischi San Siro e fa partire coro contestazione: "Tirate fuori i cogli**i". Allegri si sgola: "Ancora è lunga, manca tanto". Allegri poi si confronta con lo staff: "Come si fa a prendere due gol così". Magnanelli risponde: "Eh lo so mister, ma ormai li abbiamo presi". La gente inizia ad abbandonare San Siro e continua la contestazione: "Ci avete rotto il ca**o", "Questa società non ci merita". Allegri si mette la giacca, firma la resa e pensa alla Juve: "La Juve è in Europa League". E fa una faccia strana. Le proteste dei tifosi rossoneri si rivolgono direttamente contro dirigenza: "Cardinale devi vendere, vattene". E così fino al triplice fischio. Modric è l’unico che ha il coraggio di fermarsi e guardare in faccia i propri tifosi. Per la prima volta dal 91-92 Juve e Milan entrambe fuori dalla Champions.

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Verona-Roma, il dietro le quinte di Gasp e il gesto di Dybala

La partita di Verona non inizia al meglio per la Roma e ci deve mettere una pezza Svilar per evitare il gol di Bowie. I giallorossi però provano subito a riprendersi. E la prima chance nasce da una punizione: gran parata di Montipò su tiro di Dybala. L’argentino va verso l’angolo e dice: "La co** de tu madre". Non c'è bisogno di tradurre. Gasperini è una furia e si arrabbia per un cross mal gestito da Rensch per Malen: "Ma aspetta, è da solo!". Poi dopo il 50' arriva la sliding doors della stagione: angolo giallorosso, colpo di testa di Ziolkowski, mano di Bowie. Gasperini dal quarto uomo: "Oh com’è?". Poi alla squadra: "Stanno controllando, è un tiro in porta dai". Alla fine l'arbitro concede il penalty. E prima di calciarlo già si capisce che la Roma vuole fare go, visto che Rensh e Dyabla si piazzano ai lati del perimetro dell’area per un'eventuale respita. Malen sbaglia e la prende proprio Paulo che di prima serve l’olandese che fa gol. Un gran gesto tecnico e infatti tutti abbracciano anche lui. Dopo il vantaggio la Roma gestisce e gira, Gasp si arrabbia: "Oh andiamo a far gol, che ca**o fate". La Roma nonostante l'uomo in più per l'ennesimo fallo di Valentini su Dybala, che gli costa il rosso, la chiudono solo al 93' con El Shaarawy. L'ultimo saluto alla sua squadra con il gol Champions. E allora al triplice fischio si rasserena anche Gasperini che abbraccia Dybala e fa linguaccia a Pellegrini.

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Cremonese-Como: Fabregas punzecchia Vardy

A Cremona come nella partita precedente, il Como deve rinunciare a Nico Paz, che però è con la squadra e si concede anche ai tifosi per dei selfie. L'aria è più tranquilla, un segno del destino. I lariani vanno sul 2-0 al 51', sembra finita. Ma Maresca concede un rigore ai grigiorossi per fallo di Ramon su Vardy. Il difensore spagnolo protesta subito: "Mi ha dato lui un calcio". Niente da fare, penalty concesso e gol di Bonazzoli. Ma le speranze di Giampaolo durano poco, visto che al 74' gli ospiti ricevano un discutibilissimo calcio di rigore, inesistente per dirla tutta, visto che Bianchetti si oppone solo al tiro di Da Cunha.

Maresca va al Var per valutarlo. Da Cunha e Bonazzoli lo vedono insieme. Fabregas dice a Vardy: "Ti sei buttato sul rigore di prima". Vardy non è d’accordo e ancora Cesc. "Ma ti sei buttato dai". Il rigore viene confermato e nella Cremonese viene espulso Grassi per proteste in campo e anche Okereke e Djuric in panchina. Dal dischetto si presenta Da Cunha, che non sbaglia.  Fabregas durante il cooling break non vuole vedere altri risultati: "Pensiamo solo a vincere la partita". Il Como ascolta e cala il poker, sempre con il centrocampista francese. Finisce sugli altri campi e Como festeggia con il cartello “Com-pions lake”. Fabregas viene lanciato per aria e poi insieme a tutti veste una maglietta speciale: "Como si dice Champions?".

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Milan-Cagliari: il disastro di Allegri, Max pensa alla Juve

La partita a Milano inizia nel migliore dei modi con il gol di Saelemaekers dopo appena un minuto. Ma la gioia dura poco. La squadra si spegne. Allegri è nervoso e vuole il giro palla e anche Modric dalla panchina chiede a Fullkrug di alzare il baricentro. Max a colloquio con Luka: "Ritardiamo sempre (la giocata ndr)". I sardi tengono il pallone e riescono a pareggiare con Borrelli al 20' dagli sviluppi di un corner. Dopo il gol subito da Borrelli, Allegri va dallo staff: "Fofana doveva esserci sul palo". Il match si incattivisce come dimostra anche Tomori che durante una marcatura in area butta a terra Esposito. 

Allegri cambia qualcosa: "Nella costruzione 4-3-3". Ma proprio durante una conduzione di palla, Pavlovic decide di fermarsi e tornare indietro. E la reazione di Modric è  emblematica: "Mamma mia Pavlo" e mani in faccia. Max non si dà pace: "Siamo troppo lunghi, andiamo a cercare la palla quando non dobbiamo cercarla". Finisce il primo tempo e San Siro fischia. Nella ripresa il copione non cambia. Il nervosismo è alle stesse. Saelemaekers a Guida dopo un fischio: "Stai rischiando eh, stai rischiando, te lo dico, occhio". Poi la beffa. Nel momento in cui segna la Roma, il Milan va sotto. Altri fischi San Siro e fa partire coro contestazione: "Tirate fuori i cogli**i". Allegri si sgola: "Ancora è lunga, manca tanto". Allegri poi si confronta con lo staff: "Come si fa a prendere due gol così". Magnanelli risponde: "Eh lo so mister, ma ormai li abbiamo presi". La gente inizia ad abbandonare San Siro e continua la contestazione: "Ci avete rotto il ca**o", "Questa società non ci merita". Allegri si mette la giacca, firma la resa e pensa alla Juve: "La Juve è in Europa League". E fa una faccia strana. Le proteste dei tifosi rossoneri si rivolgono direttamente contro dirigenza: "Cardinale devi vendere, vattene". E così fino al triplice fischio. Modric è l’unico che ha il coraggio di fermarsi e guardare in faccia i propri tifosi. Per la prima volta dal 91-92 Juve e Milan entrambe fuori dalla Champions.

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