Non è tanto la questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. L’impressione è che, ieri, sia caduta solo la prima goccia. John Elkann, Luciano Spalletti e Damien Comolli si sono incontrati e hanno parlato in toni positivi. E se questo, di per sé, è una buona cosa, bisogna anche dire che se si trattano i massimi sistemi è difficile non essere d’accordo; di solito, infatti, si discute e si litiga sulla messa a terra dei grandi progetti. Quindi, trovarsi allineati sul concetto di «ricostruire una grande Juve il prima possibile» non è difficile quanto concordare su come riuscirci. Ma ogni maratona inizia con un passo e ieri quel passo è stato fatto. John ha benedetto una stretta di mano freddina, ma «costruttiva» (così è stato riferito) e soprattutto ha richiamato tutti alla «concretezza».
Riportare la Juve ai livelli di un tempo
Ne ha davvero bisogno la Juve, che proprio sul pragmatismo tattico e manageriale ha fondato quasi tutti i suoi cicli vincenti. Ora si tratta di raccogliere l’invito o, se preferite, obbedire all’ordine. È inutile nasconderlo o provare a edulcorare il concetto: la Juve, in questo momento, non è una società compatta. Ma deve tornare a esserlo. Non erano pochi, a qualsiasi livello del club, che speravano in un ribaltone in cima all’organigramma dopo il sesto posto, ma la proprietà su questo punto è stata netta. La continuità della governance è ritenuta un perno intorno al quale far girare la rinascita bianconera e un altro azzeramento dei vertici - secondo John - provocherebbe più danni che vantaggi. A questo punto, è necessario che cambi il clima interno in nome di un grande compromesso per riportare la Juve ai livelli di un tempo. Riuscirà Comolli a ricompattare la struttura societaria intorno a idee e strategie, finora, poco condivise e per nulla digerite da chi lavora nella Juve? E chi lavora nella Juve si sforzerà nell’accettazione di nuovi metodi? Intorno a queste due domande ruota molto del futuro del club. Spalletti è carico di idee, energia mentale, voglia di compiere l’ultimo grande miracolo della sua carriera: alzare un trofeo e resuscitare lo spirito vincente della Juve. Lo ha spiegato a John Elkann ed è stato capito. Comolli, che ha fatto ammenda per i chiari e innegabili errori di mercato della scorsa estate, sta pensando a innesti di spessore tecnico e caratteriale, giocatori importanti e “pronti” per accelerare il processo di rinascita.
Due strade
Certo, l’inciampo su Robertson e le incertezze su Alisson (sempre meno sicuro) hanno disorientato Spalletti, che già pregustava il portiere e il terzino sinistro. Un inizio zoppicante, ma al 30 maggio c’è ancora tanto tempo per rimediare. La costruzione della squadra sarà fondamentale. Anzi l’unica cosa che conterà. Perché non è necessario che l’amministratore delegato e l’allenatore si vogliano bene e facciano il mercato a braccetto, ma che - alla fine - arrivino i giocatori giusti nei ruoli giusti. L’equilibrio interno, che ora appare precario, si stabilizza sempre con i risultati. Se la Juve si mettesse nelle condizioni di iniziare la stagione in modo brillante, dopo una campagna acquisti azzeccata, i malumori e i dissapori di oggi evaporerebbero in un minuto. Il problema sorgerebbe di fronte a una campagna acquisti deludente e un inizio di stagione, conseguentemente, senza brillantezza. Alla fine, non scopriamo certo una legge della fisica, i risultati del campo sono un collante strepitoso e riscaldano anche il più gelido dei rapporti. Certo, i risultati non arrivano (quasi) mai per caso. Quindi, l’altra squadra bianconera, quella dei dirigenti, deve giocare una partita perfetta da adesso al primo di settembre, mettendo insieme una squadra competitiva. È l’unica strada, perché non è più tempo di chiacchiere e progetti, non è il momento di vendere parole, ma di comprare giocatori. La «concretezza» cui ha fatto riferimento John è la via che ti resta, quando devi fare i conti con sei anni di delusioni. Perché, sì, questo lo devono tenere in considerazione tutti, da Comolli in giù, il conto dei disastri precedenti lo paga sempre l’ultimo e il tempo di programmare, per la Juve, in questo momento è cortissimo.
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