Sorridente e divertito, ma anche insegnante e complice: Luciano Spalletti ha risposto alle domande degli Junior Reporter bianconeri. Conclusa la stagione con la mancata qualificazione alla Champions League, l'allenatore della Juventus guarda già avanti. Prima, però, le divertenti domande dei giovani giornalisti. "Sono felicissimo di essere qui oggi con tutti voi. Anche io ho tre bambimi un po' più grandicelli, ma quando incontro bambini come voi, il mio umore migliora", ha detto il toscano, che non si è sottratto a domande sul passato, ai sogni e le speranze. E non sono mancati sorrisi e momenti formativi.
"Buonasera, io mi chiamo Luciano". Si presenta così Spalletti. Clima amichevole, in cui l'allenatore bianconero si diverte e diverte i giovanissimi reporter. Tra chi vorrebbe diventare come Vlahovic, chi un calciatore e chi un ingegnere, spicca il desiderio di un bambino di diventare allenatore. "Vuoi diventare allenatore? Mamma mia che disastro... Meglio fare altro", risponde il tecnico col sorriso divertito.
L'importanza dello studio e il calcio come divertimento
Docente per un giorno, Spalletti. Prima di iniziare a rispondere alle domande, ha voluto dare consigli agli Junior Reporter: "Dobbiamo avere come desiderio quello di sapere molte cose, così possiamo avere tutto. Se non conosciamo le cose, diventa più difficile. In sostanza: bisogna studiare. È la porta che ci fa entrare in qualsiasi cosa vogliamo. La felicità non è quella che abbiamo, ma quella che riusciamo a dare alle persone che abbiamo vicino". E poi ammette: "Quando vinciamo sono felice, soprattutto per aver reso felici tutti i bambini che fanno il tifo per la Juventus. È questa la vera felicità. Vi accorgerete che essere felici sarà aver reso anche le altre persone. È la cosa più bella che ci possa accadere".
Una vita nel mondo del calcio, ma Spalletti si diverte ancora come quando era bambino. Merito anche della lunga gavetta fatta come giocatore e come allenatore. "Sì, il calcio mi diverte ancora moltissimo. Da bambino faceva subito i compiti per avere più tempo per giocare a calcio. Mi piaceva tantissimo. Quando mi chiedevano che cosa volessi per regalo, rispondevo sempre un pallone. Ne avevo tantissimi, ma avevo sempre paura di rimanere senza. Ora mi diverto ancora perché sono stato fortunatissimo. Ho giocato e allenato in tutte le categorie del calcio. Ho giocato dalla Terza Categoria fino alla Serie C. Poi ho allenato dalla Serie C fino alla Nazionale. Ho avuto a che fare con tutte le categorie del calcio: è una roba bellissima".