“Toccato il fondo, in bagno a piangere”: il dramma Milik e il retroscena shock su Pogba alla Juve

Il centravanti polacco ripercorre le tappe più dolorose del suo ultimo biennio: “Gli infortuni mi hanno distrutto, volevo una pausa da tutto”

TORINO - È bastato mettere un piede al di fuori della Continassa per tornare a parlare davvero. Alla faccia delle classiche dichiarazioni preconfezionate “da calciatore”. Arkadiusz Milik, nel corso del podcast polacco “Kanal Sportowi”, ha scelto di aprire il cuore e di raccontare - senza filtri - ogni singola sfumatura del suo calvario bianconero. Due anni trascorsi lontani dal campo, tra un infortunio muscolare e l’altro, conditi da sporadici attimi di ripresa. Picchi illusori, utili - soltanto - a render ancor più rovinose le cadute successive.

 

 

"Mentre i miei compagni erano in Champions..."

E quando gli chiedono il perché non abbia mai rilasciato interviste, l’attaccante tuona: «Che senso aveva? Negli ultimi due anni l’unica cosa di cui avrei potuto parlare erano i miei infortuni… Arrivo da un periodo che mi ha letteralmente logorato. Volevo staccare un po’ da tutto, ma oggi sono sorridente, riposato e pronto a giocare. Mi dispiace solo che la stagione con la Juventus sia appena finita. Nell’ultimo periodo mi sentivo come una persona affamata che camminava lungo una via piena di ottimi ristoranti. Mi sentivo così mentre i miei compagni giocavano in Champions League, ad esempio contro il Real Madrid al Santiago Bernabéu». Un fardello gravoso che Milik - inizialmente - ha scelto di caricarsi sulla schiena senza il benché minimo contributo di un professionista.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il rapporto con lo psicologo e la confessione: "Avevo toccato il fondo"

Poi la rassegnazione: «Ho riflettuto a lungo se affidarmi a uno psicologo. Mi dicevo: “Arek, ma pensi davvero di non riuscire ad affrontare il tutto da solo?!”. Eppure mi sono dovuto ricredere. Non ce la facevo. Ho avuto un grosso problema all’inizio dell’anno scorso, all’incirca da gennaio ad aprile 2025. Non sono stati momenti piacevoli, ma non direi che si trattasse di depressione. Però, per quanto mi riguarda, avevo toccato davvero il fondo. Un tempo il calcio era la mia via di fuga da qualsiasi problema - continua l’attaccante polacco -. Ma all’improvviso mi capitava di andare in palestra, fare allenamento e... scoppiare a piangere. Era la prima volta in vita mia che mi succedeva una cosa del genere. Mi è capitato più volte di dover interrompere bruscamente l’allenamento e andare a sfogarmi in bagno a piangere. È stato un periodo emotivamente durissimo. Più tardi, invece, sono arrivate le lacrime di gioia, quando a maggio ho ricominciato a tornare in campo poco prima del Mondiale per Club. Una cosa l’ho imparata: i soldi non danno la felicità. Almeno nel mio caso. Avevo i guadagni più alti di tutta la mia carriera, eppure sono ero mai stato così infelice da quando avevo iniziato a giocare a calcio».

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Futuro lontano dalla Juve: il Gornik Zabrze e il sogno Nazionale

La Juve pare aver già sciolto la riserva sul suo futuro: non vi è alcuna chance che possa tornare in campo con la maglia bianconera nel corso della prossima stagione. Troppe le incognite sulla sua tenuta fisica. Tra le ipotesi più concrete, quella del ritorno nel club in cui ha mosso i primi passi nel mondo del calcio, il Gornik Zabrze dove suo fratello Lukasz, ricopre il ruolo di ds: «Provo davvero una grande simpatia per questo club. Sono molto felice dei loro ultimi successi: vincere la coppa dopo così tanti anni è un grande traguardo. In generale prima non guardavo molte partite del Górnik, perché quando lo facevo o prendevano una batosta o pareggiavano. Dicevo a mio fratello che ogni volta che li guardavo andavano male, quindi ho smesso di seguirli. E appena ho smesso, hanno iniziato a vincere. Questo club occuperà sempre un posto caloroso nel mio cuore. Se mi trasferirò lì? Parlo tutti i giorni con mio fratello, ma per questioni di natura famigliare e non professionale. Poi è chiaro che saltino fuori vari argomenti, ma per ora penso sia un po’ troppo presto per parlarne. Non ci sto pensando…». La malinconia? Il file rouge che accompagna ciascuno dei temi affrontati nel corso del podcast. Specialmente quando Milik si sofferma sul suo possibile ritorno nella Nazionale polacca: «Non posso promettere nulla, ma farò di tutto per tornare al livello in cui ero. È troppo presto per parlarne, perché prima bisogna conquistarsi i minuti nel club, il che non è facile. Ma il mio ritorno è possibile. Se andrò a Varsavia a vedere l’amichevole con la Nigeria? Assolutamente no, perché mi fa terribilmente male non poter giocare. Suona strano a dirsi, ma mi sento geloso».

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Milik elogia Lewandowski, Di Maria e Pogba

Infine, l’elogio al compagno di nazionale, Robert Lewandowski: «Lui resta il migliore in assoluto per la sua longevità e costanza. Non potrei però non menzionare Di María e Pogba, anche se il francese alla Juve giocava su una gamba sola. Aveva il ginocchio costantemente gonfio, eppure non ho mai visto nulla del genere. Aveva una scioltezza, una tecnica e una visione di gioco incredibili. Era pazzesco. Di María su sei palloni magari ne sbagliava due o tre, ma gli altri? Ti metteva a tu per tu con il portiere. Questo non si può imparare. Ci nasci con determinate caratteristiche. Poi c’è la dedizione. Una volta ho parlato proprio con Pogba, che aveva conosciuto Cristiano Ronaldo. Paul mi disse: ‘Arek, noi siamo tutti professionisti, ma Cristiano è proprio di un’altra categoria’. Conosco calciatori a cui piaceva fare festa, persino fare le sette del mattino. Io non sono mai stato così. Sono sempre stato un professionista».

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TORINO - È bastato mettere un piede al di fuori della Continassa per tornare a parlare davvero. Alla faccia delle classiche dichiarazioni preconfezionate “da calciatore”. Arkadiusz Milik, nel corso del podcast polacco “Kanal Sportowi”, ha scelto di aprire il cuore e di raccontare - senza filtri - ogni singola sfumatura del suo calvario bianconero. Due anni trascorsi lontani dal campo, tra un infortunio muscolare e l’altro, conditi da sporadici attimi di ripresa. Picchi illusori, utili - soltanto - a render ancor più rovinose le cadute successive.

 

 

"Mentre i miei compagni erano in Champions..."

E quando gli chiedono il perché non abbia mai rilasciato interviste, l’attaccante tuona: «Che senso aveva? Negli ultimi due anni l’unica cosa di cui avrei potuto parlare erano i miei infortuni… Arrivo da un periodo che mi ha letteralmente logorato. Volevo staccare un po’ da tutto, ma oggi sono sorridente, riposato e pronto a giocare. Mi dispiace solo che la stagione con la Juventus sia appena finita. Nell’ultimo periodo mi sentivo come una persona affamata che camminava lungo una via piena di ottimi ristoranti. Mi sentivo così mentre i miei compagni giocavano in Champions League, ad esempio contro il Real Madrid al Santiago Bernabéu». Un fardello gravoso che Milik - inizialmente - ha scelto di caricarsi sulla schiena senza il benché minimo contributo di un professionista.

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