TORINO - È bastato mettere un piede al di fuori della Continassa per tornare a parlare davvero. Alla faccia delle classiche dichiarazioni preconfezionate “da calciatore”. Arkadiusz Milik, nel corso del podcast polacco “Kanal Sportowi”, ha scelto di aprire il cuore e di raccontare - senza filtri - ogni singola sfumatura del suo calvario bianconero. Due anni trascorsi lontani dal campo, tra un infortunio muscolare e l’altro, conditi da sporadici attimi di ripresa. Picchi illusori, utili - soltanto - a render ancor più rovinose le cadute successive.
"Mentre i miei compagni erano in Champions..."
E quando gli chiedono il perché non abbia mai rilasciato interviste, l’attaccante tuona: «Che senso aveva? Negli ultimi due anni l’unica cosa di cui avrei potuto parlare erano i miei infortuni… Arrivo da un periodo che mi ha letteralmente logorato. Volevo staccare un po’ da tutto, ma oggi sono sorridente, riposato e pronto a giocare. Mi dispiace solo che la stagione con la Juventus sia appena finita. Nell’ultimo periodo mi sentivo come una persona affamata che camminava lungo una via piena di ottimi ristoranti. Mi sentivo così mentre i miei compagni giocavano in Champions League, ad esempio contro il Real Madrid al Santiago Bernabéu». Un fardello gravoso che Milik - inizialmente - ha scelto di caricarsi sulla schiena senza il benché minimo contributo di un professionista.
