TORINO - “Grosso, brutto e cattivo”. Recita così l’ultimo capitolo del manuale di calcio spallettiano: quello in cui Lucio, col suo fare maniacale, ha riassunto tutto ciò che cerca in un bomber. Il gioco spalle alla porta e la capacità di legare i reparti? Un contorno più che gustoso, se presentato a corredo dell’ingrediente principale: i gol. Dal suo arrivo in bianconero, appurata l’inconsistenza più totale del duo David-Openda e con Dusan ai box, il tecnico si è dovuto arrangiare, cercandoli in altre zone del campo. A cominciare dalla trequarti, con gli spunti di Yildiz e la trasformazione a mo’ di goleador di McKennie. Nulla che, però, potesse durare alla lunga. Ma non è certo il caso di rivangare nel recente passato. Specie alla luce della settimana che - sulla carta - potrebbe vedere esaudito il primo dei suoi desideri per il mercato: l’arrivo di Alexander Sorloth.
'Alla Mandzukic'
Un mix calzante tra l’identikit della punta vecchio stampo (il realizzatore d’area statico e spietato) e quello di matrice moderna. Basta dare un’occhiata alle due versioni che il norvegese, ormai da diversi anni, alterna tra club e nazionale. Alla corte di Simeone, ha dimostrato di saper fare reparto da solo, agendo da ultimo terminale. Con la Norvegia, invece, complice la convivenza con Haaland, ha imparato a gravitare sulla corsia di destra, con compiti associativi e votati - perlopiù - al sacrificio, per aprire spazi al compagno e, all’occorrenza, mandarlo a tu per tu con il portiere. Duttilità che alla Juve - manco a dirlo - non si vedeva da anni nell’ultimo terzo di campo. Precisamente, dai tempi di Mandzukic, arrivato dall’Atletico come sostituto designato di Tevez e diventato, poco dopo, un catalizzatore a tutto tondo, utilissimo anche in fase difensiva.
