Pagina 2 | Rivoluzione Elkann, Comolli via: Carnevali ribalta la Juve! Spalletti sempre più centrale nel progetto

TORINO - Il tappo è saltato. E con lui l’illusione fugace di aver fatto tesoro degli errori passati, costruendo un’area manageriale solida, competente, pragmatica e duratura. Macché. Nella giornata di ieri, a un anno esatto dal suo insediamento nell’universo bianconero, Damien Comolli ha varcato i cancelli della Continassa per l’ultima volta. È solo questione di ore perché il club annunci con una nota ufficiale quanto partorito nella sala dei bottoni. Non sarà più lui l’amministratore delegato del club. La riunione straordinaria del cda juventino, in programma questa mattina, formalizzerà le dimissioni di Comolli e il passaggio di consegne con l’ormai ex ad del Sassuolo, Giovanni Carnevali. Più che una scossa d’assestamento, l’ennesima presa di coscienza di un fallimento gestionale. Troppa e insostenibile, ormai, la distanza tra le “strategie” teoriche di Comolli e le necessità pratiche di un club che, nelle prossime tre settimane, sarà chiamato ad appaltare le fondamenta strutturali del suo futuro. Nemmeno un anno fa - dicevamo - Comolli si è visto consegnare le chiavi della Juventus da John Elkann. Da lì gli acquisti sbagliati dell’ultima sessione estiva, i casting infiniti per la nomina del ds e, in generale, l’incapacità di costruire canali empatici e votati alla collaborazione con il resto delle figure dirigenziali e di campo.

Centralità di Spalletti nel progetto

Fino ad arrivare all’impasse nella formalizzazione delle cessioni e all’imbarazzo a seguito degli sviluppi sul fronte Alisson-Robertson. Le gocce che hanno fatto traboccare il vaso e obbligato la proprietà a ridisegnare l’area dirigenziale. Nessun dubbio, invece, sulla centralità di Spalletti nel progetto bianconero: il tecnico, nella serata di ieri, è stato contattato direttamente da John Elkann che ci ha tenuto a rassicurarlo, ad anticipargli la chiamata di Carnevali - che lo contatterà direttamente questa mattina - e a rinnovare il suo impegno nel fornirgli gli strumenti necessari per tirar fuori la Juve dalle sabbie mobili delle recenti gestioni. Della serie: «Punto su di te. La nuova stagione inizia oggi». Un confronto dal quale Lucio sarebbe uscito quantomai sollevato, dopo tre settimane di apnea. Non tanto perché temesse risvolti sul suo futuro. Ma perché avvertiva, più di chiunque altro, il peso del fallimento bianconero. La scelta di una figura come Carnevali, l’artefice della favola del Sassuolo, è tutto fuorché casuale.

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Carnevali, transizione rapida e soft

Dalle abilità finanziare - con i neroverdi arriva da 12 anni di plusvalenze - a quelle strettamente sportive. Per non parlare del peso e della considerazione di cui gode con il resto delle figure dirigenziali del nostro campionato. Carnevali sa di ereditare una Juventus che non ha un minuto da perdere. Da qui al prossimo 30 giugno andrà formalizzato il pacchetto di cessioni che possa finanziare una parte del mercato in entrata e porre rimedio al disavanzo economico della mancata qualificazione in Champions League. Non ci sono i presupposti, dunque, per demolire l’intera struttura dirigenziale. La transizione sarà rapida e, per quanto radicata nelle intenzioni, decisamente soft nella forma. Nessuna caccia alle streghe, dunque. Semmai, andranno poste in essere una serie di migliorie che possano permetterle di girare a regime fin da subito e non perdere trazione sul mercato. Gli unici addii fuori discussione sono quelli dei due primi ufficiali di Comolli: il dt François Modesto e il Director of Performance Darren Burgess. Quest’ultimo, in particolare, alla luce di reiterate negligenze nella redazione dei piani per la prevenzione degli infortuni e di un’intesa mai scattata con l’attuale tecnico bianconero.

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La posizione di Ottolini

I confronti? Pochissimi e mai fruttuosi, in parte anche per via della barriera linguistica: Burgess avrebbe espresso più volte perplessità sulla poca dimestichezza di Spalletti con l’inglese… E se la posizione di Lucio uscirà da questo ribaltone ancor più salda e centrale, non si può certo dire lo stesso di Marco Ottolini. Sul suo coinvolgimento futuro nel progetto l’ultima parola spetterà solo e soltanto a Carnevali. Qualora il neo ad dovesse caldeggiarne la conferma, non è comunque da escludere che possa affiancargli un altro profilo nella selezione dei giocatori. Da capire chi, tra l’ipotesi di un ritorno in bianconero di Matteo Tognozzi, e quella dell’approdo a Torino di Frederic Massara, fresco di rescissione con la Roma. A Carnevali non verrà concesso il lusso di un periodo di ambientamento. Il bando delle idee teoriche coincide con l’apertura immediata di un cantiere dove le scadenze del 30 giugno impongono risposte immediate, prima sui conti e poi sulle scelte di campo. Resta da capire se il nuovo corso saprà assorbire lo shock dell’ennesimo ribaltone. Ma soprattutto, quali saranno gli effetti di questa convivenza forzata tra i superstiti della vecchia gestione e gli uomini che Carnevali deciderà di portare a Torino. Molto, se non tutto, del reale perimetro della ricostruzione bianconera passerà da qui.

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Carnevali, transizione rapida e soft

Dalle abilità finanziare - con i neroverdi arriva da 12 anni di plusvalenze - a quelle strettamente sportive. Per non parlare del peso e della considerazione di cui gode con il resto delle figure dirigenziali del nostro campionato. Carnevali sa di ereditare una Juventus che non ha un minuto da perdere. Da qui al prossimo 30 giugno andrà formalizzato il pacchetto di cessioni che possa finanziare una parte del mercato in entrata e porre rimedio al disavanzo economico della mancata qualificazione in Champions League. Non ci sono i presupposti, dunque, per demolire l’intera struttura dirigenziale. La transizione sarà rapida e, per quanto radicata nelle intenzioni, decisamente soft nella forma. Nessuna caccia alle streghe, dunque. Semmai, andranno poste in essere una serie di migliorie che possano permetterle di girare a regime fin da subito e non perdere trazione sul mercato. Gli unici addii fuori discussione sono quelli dei due primi ufficiali di Comolli: il dt François Modesto e il Director of Performance Darren Burgess. Quest’ultimo, in particolare, alla luce di reiterate negligenze nella redazione dei piani per la prevenzione degli infortuni e di un’intesa mai scattata con l’attuale tecnico bianconero.

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