TORINO - Fino a ieri, Dusan Vlahovic non aveva grosse novità. Coltivava speranze, certo. Ma comunque alle sue condizioni. Il serbo è infatti convinto che qualcosa di importante arriverà, non ha la frenesia di chi vuole a tutti i costi avere un orizzonte definito, e nemmeno scarta a priori le opzioni prospettategli nell’ultimo periodo. Per capirci: le telefonate dalla Turchia, soprattutto se il Galatasaray dovesse presentarsi con una proposta ricca, stavolta le ascolterebbe con più attenzione. Il sogno Premier, se piovesse un’offerta da una squadra fuori da questo giro di Champions League, rimarrebbe decisamente vivo. Perciò valuta, Dusan. E ha visto naturalmente di buon occhio il cambio al vertice della Juventus, con l’avvicendamento da Comolli a Carnevali che ha stuzzicato la fantasia di molti e soprattutto quella dello stesso attaccante, il primo a non chiudere a chiave la porta sulla Continassa.
Un nuovo interlocutore
Ecco, tra gli elementi che più l’avevano deluso dopo l’ultimo incontro, c’era stato in particolare l’aut aut della dirigenza ormai passata. Vlahovic - ancora in Italia, pure per terapie - avrebbe volentieri continuato a parlarne. Avrebbe quindi cercato un compromesso credibile. E di sicuro con Comolli si è sentito già sconfitto ancor prima di affrontare quell’incontro definito (unilateralmente) finale. Ora: a cambiare è stato e sarà l’interlocutore, però non la situazione da cui le parti ricominceranno i discorsi.
