"Lui è da Juve, lo fa come Dio comanda", Zoff tra mercato e futuro: "C'è un punto cruciale"

La leggenda bianconera della Nazionale: "Ecco cosa servirebbe ai bianconeri. Berardi, non è mai tardi"

Dino Zoff, che ci dice di queste prime serate mondiali? Sta seguendo il torneo negli Usa? «Naturalmente! Anche se siamo solo all’inizio, ho già adocchiato un paio di squadre tra le meno quotate che potrebbero arrivare fino in fondo». Ce ne dica una. «Su tutte direi il Giappone. Ha fatto una partita sorprendente con l’Olanda. Mi sono proprio divertito».

Zoff dall'Italia alla Juve

Provo allora - per quanto complicato - a non farle perdere entusiasmo: a seguito della delusione di Zenica, c’è chi ha visto nelle due amichevoli dei ragazzi di Baldini un analgesico per guardare al futuro con fiducia. Lei che idea si è fatto? «Direi che qualsiasi considerazione rischi di risultare prematura. Si trattava di due amichevoli, appunto. Le nostre nazionali under si sono sempre dimostrate all’altezza della situazione. Meglio dunque essere cauti e non illuderci che queste due vittorie abbiano messo tutto a posto».

Ai suoi tempi, lo stato di salute della Nazionale andava di pari passo con quello della Juventus. Oggi i bianconeri sono fuori dalla Champions e gli azzurri per l’ennesima volta si ritrovano sul divano a guardare “gli altri”. Pensa che la penuria di profili italiani tra le fila della Juve centri con le recenti delusioni? «Direi di sì, ma è solo una parte di un problema più esteso. Non esagererei nell’esaltarlo. La Juve, storicamente, ha sempre rappresentato molto per la nostra nazionale. Negli ultimi anni questo aspetto si è un po’ perso, ma non è mai troppo tardi per rimediare».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Juve, nessun vezzo nostalgico"

Specie ora che i bianconeri hanno scelto di archiviare gli algoritmi di Comolli e puntare tutto su Carnevali... Tra gli obiettivi del neo ad sembrerebbe esserci proprio l’urgenza di ricostruire uno zoccolo azzurro all’interno dello spogliatoio. Pensa che per una società come la Juve sia essenziale? O si tratta di un vezzo nostalgico che c’entra ben poco con le logiche di un calcio sempre più “globale”? «Di vezzi nostalgici ce n’è una sfilza e le assicuro che questo non vi ha nulla a che fare. Avere in rosa azzurri giovani, interessanti e che diano garanzie sul piano tecnico è cruciale per i club italiani di prima fascia. Certo, bisogna trovarli e non è per nulla semplice. Poi ci tengo a precisare che quando parlo di giocatori italiani, in realtà mi riferisco a personalità italiane. Figure che mettano a disposizione del gruppo il proprio carisma per aiutare i più giovani a crescere». 

Tra i profili accostati ai bianconeri figurano Frattesi, Liberali e Leoni…«Sono tutti buonissimi giocatori, di prospettiva. Ma la discriminante sta tutta nel capire se possano inserirsi bene nel calcio di Spalletti. Se possano convivere con la base organica della Juve».

E che ne pensa delle fondamenta della rosa bianconera? «Che sono buone, in ogni zona del campo. Se arriveranno i giusti innesti potranno alzare il livello. Ma credo che la società sia sulla strada giusta per costruire un organico da Champions e, chissà, magari pure da scudetto».

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Su Spalletti, Vlahovic e Berardi

Si aspettava che la Juve finisse fuori dalle prime quattro? «A dir la verità no. Sapevo che non sarebbe stato semplice qualificarsi in Champions. Con Spalletti i bianconeri hanno inscenato una rincorsa notevole, se consideriamo dove si trovavano prima del suo arrivo. Lucio è un grande allenatore e penso che abbia fatto il possibile. Specie con Vlahovic ai box per gran parte della stagione. L’impressione è che non avessero piena consapevolezza della loro forza».

A proposito di Dusan: la speranza di una parte dell’immaginario bianconero è che l’arrivo di Carnevali possa intimare le parti a sedersi nuovamente per parlare di rinnovo. Per lei il serbo è da Juve o crede che si sia già giocato tutte le sue carte? «Se guardiamo all’ultimo periodo - tra la concorrenza della passata stagione e gli infortuni di questa - è difficile tracciare un bilancio esaustivo, perché ha giocato troppo poco. A me piace: penso sia un buon centravanti. Starà alla Juve valutare a seconda delle disponibilità se fare o meno uno sforzo per trattenerlo».

Tra le potenziali piste per l’attacco c’è poi quella che porterebbe a Berardi. Se n’è parlato per diverse estati, ora può arrivare a 31 anni. Non pensa che abbia già perso il treno per trasferirsi in una big? «Assolutamente no. Nel contesto di una Juve ambiziosa può dire ancora la sua. È un ottimo giocatore e dubito che possa avere problemi a calarsi nella parte».

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Portiere Juve, parla Zoff

Passiamo alla porta, con uno tra Di Gregorio e Perin che sarà chiamato a fare spazio - salvo dietrofront dell’Aston Villa - al Dibu Martinez. Lei ha sempre incarnato la compostezza e la massima essenzialità tra i pali. L’argentino provoca, fa i balletti e si prende gioco dell’avversario. La sua nemesi, insomma. Pensa che sia l’uomo giusto? «Alla Juve conta il risultato e i giocatori sono liberi di fare quello che vogliono in campo, a patto che diano il proprio contributo alla causa. Non importa se un portiere è eccentrico o schivo: basta che sappia parare come Dio comanda. E l’argentino ha dimostrato di saperlo fare in Premier come in nazionale. Mi esalta». 

E di Vicario che mi dice? «Ripeto: non voglio sostituirmi a chi si occupa di mercato perché non ho alcuna qualifica per poterlo fare. L’azzurro certamente mi piace: è un portiere completo e credo che l’esperienza in Inghilterra lo abbia fatto crescere tantissimo». 

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Dino Zoff, che ci dice di queste prime serate mondiali? Sta seguendo il torneo negli Usa? «Naturalmente! Anche se siamo solo all’inizio, ho già adocchiato un paio di squadre tra le meno quotate che potrebbero arrivare fino in fondo». Ce ne dica una. «Su tutte direi il Giappone. Ha fatto una partita sorprendente con l’Olanda. Mi sono proprio divertito».

Zoff dall'Italia alla Juve

Provo allora - per quanto complicato - a non farle perdere entusiasmo: a seguito della delusione di Zenica, c’è chi ha visto nelle due amichevoli dei ragazzi di Baldini un analgesico per guardare al futuro con fiducia. Lei che idea si è fatto? «Direi che qualsiasi considerazione rischi di risultare prematura. Si trattava di due amichevoli, appunto. Le nostre nazionali under si sono sempre dimostrate all’altezza della situazione. Meglio dunque essere cauti e non illuderci che queste due vittorie abbiano messo tutto a posto».

Ai suoi tempi, lo stato di salute della Nazionale andava di pari passo con quello della Juventus. Oggi i bianconeri sono fuori dalla Champions e gli azzurri per l’ennesima volta si ritrovano sul divano a guardare “gli altri”. Pensa che la penuria di profili italiani tra le fila della Juve centri con le recenti delusioni? «Direi di sì, ma è solo una parte di un problema più esteso. Non esagererei nell’esaltarlo. La Juve, storicamente, ha sempre rappresentato molto per la nostra nazionale. Negli ultimi anni questo aspetto si è un po’ perso, ma non è mai troppo tardi per rimediare».

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