Alzare il livello. Farlo in maniera concreta. La Juve non ha bisogno di altro, in campo come tra i pali, altrimenti potrebbe addirittura pensare a restare così com’è, agli uomini di cui dispone al momento Luciano Spalletti. Quella del numero uno rimane però una priorità, sebbene non sia l’ossessione principale. Se Dibu negli ultimi giorni è sembrato un’occasione da non perdere - l’Aston Villa resta ben disposto a cederlo, però a cifre che ritiene congrue: la richiesta è di 15 milioni -, nelle ultime ore Vicario è parso un profilo su cui potrebbe esserci margine per lavorare. In tutto questo, proseguono le valutazioni sul futuro di Di Gregorio e Perin: insomma, è tutto un nodo da sciogliere, con più fili da districare, incastri da tentare. Ecco, uno di questi coinvolge pure il rientrante Daffara, reduce da una stagione di livello assoluto con la maglia dell’Avellino.
Il futuro di Daffara
Il portierino è tornato alla base, controriscattato dai bianconeri per 500mila euro. Poi? Partirà. Per giocare. E per testarsi a più alti livelli. Il Parma l’ha chiesto ufficialmente, ma a Torino non hanno ancora scelto la sua prossima destinazione: è plausibile e possibile che possa essere in Emilia Romagna, da dove partirà quasi certamente Suzuki, a sua volta adocchiato dall’Aston Villa per sostituire Martinez. A cominciare da domani, ogni giorno può essere quello giusto per far scattare l’effetto domino, sul quale la Juventus conta pure per far sì che il Villa abbassi le pretese sul Dibu. In bocca al lupo. E pure in uscita: si aspettano offerte per Di Gregorio, con interessi registrati in Turchia ma senza un reale approfondimento o un’offerta concreta ad accompagnarli.
Perin e la mentalità Juve
Per Perin invece si pensa a un rinnovo di contratto per consolidare la sua posizione, in particolare all’interno dello spogliatoio: l’ex Genoa è un elemento determinante dello spogliatoio, per questo potrebbe accettare la permanenza. Di nuovo. Pur avendo sfiorato solo qualche mese fa il ritorno al Grifone, dove anche stavolta lo accoglierebbe a braccia aperte Daniele De Rossi (con cui ha giocato in Nazionale). «Quando entri alla Continassa respiri proprio un’esigenza di vittoria che è folle. Io sono stato fortunato perché sono arrivato con Chiellini, Bonucci, Barzagli, dei totem... e se guardi loro, per osmosi, respiri cosa portare agli altri», aveva raccontato tempo fa il 33enne di Latina. La missione sarebbe esattamente quella: aiutare a ricostruire una mentalità vincente, e a strutturare le priorità del gruppo. Su di lui, più di tanti altri, conta Spalletti. Del resto, l’aveva scelto nei momenti più complicati di Di Gregorio. E con lui si è confidato pure a bordocampo, in particolare nelle settimane di pura conoscenza. Lui e il Dibu Martinez, in questo senso, sarebbero certezze da cui ripartirebbe volentieri.
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