TORINO - Verrebbe da dire: eccolo qui, il trequartista. Se non fosse che, Weston McKennie, di ruoli ne avrebbe mille e allo stesso tempo potrebbe tornare utile in qualsiasi situazione. Guai a definirlo però un jolly, oppure l’uomo per ogni occasione. Il Mondiale americano ha confermato come la crescita del centrocampista sia stata totale. Tattica, certamente. Fisica, chiaro. Però è la testa a sembrare profondamente diversa rispetto a qualche tempo fa, quando Wes correva all’impazzata. Ma in maniera confusa. Oggi - in realtà nelle ultime due stagioni - è l’organizzatore della pressione, è l’uomo a cui è affidato il delicato compito di mantenere l’equilibrio all’interno della partita. Bisogna fidarsi, di uno così. Ed è diventato perciò affidabile. Un dato più degli altri simboleggia l’importanza del giocatore e ce l’ha regalato la grande prestazione (seconda di fila) in Coppa del Mondo, con gli Usa impegnati contro l’Australia: il texano è stato il giocatore che ha creato più occasioni (tre) ed effettuato più passaggi all’interno dell’ultimo terzo di campo (18). A riportarlo è Opta, e i numeri si sommano in generale a quanto fatto vedere nell’ultima stagione. Da urlo. Perché? Nove gol. Otto assist. Da certezza assoluta nei momenti più difficili, quelli in cui Spalletti si è affidato quasi esclusivamente al suo estro, specialmente quando quello di Yildiz proprio non girava.
McKennie e Spalletti, il rapporto che ha cambiato tutto
Se c’è una cosa che ha affinato, Weston, è stata proprio questa: la sua leadership. A tutto campo. Fino a guadagnarsi il rinnovo a suon di prestazioni, con un ingaggio da 4 milioni annui e un accordo fino al 2030. Per cui è stato decisivo in particolare il parere di Luciano Spalletti. «Vado molto d’accordo con lui. Penso che ogni calciatore abbia bisogni diversi, ci sono aspettative diverse su ognuno di noi. Ogni volta che vedo il mister mi dà un senso di sicurezza», aveva raccontato l’americano lo scorso aprile. Il feeling è stato immediato, i risultati sono diventati conseguenza diretta. E decisivo è stato il modo con cui sono riusciti a connettersi.
Un esempio? Lo rivelava proprio Wes: «Quando ti rimprovera non ti rimprovera mai in maniera cattiva, lo fa sempre per farti migliorare. Ho avuto tante esperienze diverse, alcuni allenatori ti mortificano, mentre Spalletti grazie alla sua personalità ti fa pensare che devi migliorare, attira la tua attenzione ogni volta che ti parla, ha esperienza, è saggio. Si concentra molto sul successo di squadra, dice sempre che si può dribblare quattro avversari, far goal ed essere felici, ma se fai un bell’assist le persone felici sono due. Per questo dico che è il miglior allenatore che ho avuto in carriera, lo dicono i numeri e il modo in cui gestisce la squadra lo rende un ottimo allenatore».
Futuro alla Juve: McKennie resta un punto fermo
I due sono destinati a ritrovarsi: McKennie è tra gli intoccabili spallettiani, insieme a Locatelli, Kalulu e naturalmente Yildiz. Non si aspettano scossoni o discussioni sul suo futuro, e a pensarci è probabilmente anche la prima volta dopo un po’ di anni.
Weston adesso è riuscito a mettere in discesa il suo futuro e questo lo agevola in maniera piuttosto netta. Una volta smaltita la sbornia Mondiale - e gli Stati Uniti restano estremamente ambiziosi - potrà tornare al servizio della Juve. Per ribadire ancora una volta la sua centralità, mostrata persino nel contesto di un Mondiale subito aggredito.
WHATSAPP TUTTOSPORT: clicca qui e iscriviti ora al nuovo canale, resta aggiornato LIVE
