"Fa male agli occhi, fa male al cuore. La Juve non riesco più a guardarla". Quanti tifosi juventini specchiano i loro sentimenti in queste parole? Tanti. Forse troppi per un club come la Juventus, la cui grandezza comporta proporzionali responsabilità nei confronti del suo popolo. E non è la mancanza dello scudetto o di un qualsiasi trofeo, ma il fatto di non andarci nemmeno vicino; non sono solo le sconfi tte, ma il modo con cui queste arrivano che ferisce i tifosi. L’inconsistenza morale della Juventus è uno sfregio all’amore di chi la supporta e, ultimamente, la sopporta. L’assenza di spessore caratteriale in campo, negli ultimi anni, ha trasformato alcune normali partite perse in disastri epocali con profonde cicatrici di contorno e la gelida sensazione che non ci sia una vera e propria rottura fra la Juve e la sua gente, ma un lento e pericoloso distacco. Un abbandono progressivo, quasi una forma di autodifesa che una parte dei tifosi adotta nei confronti dei propri sentimenti.
Servono più leader
E le sconfitte c’entrano fino a un certo punto: è il modo con il quale nascono, l’atteggiamento di certi giocatori dai quali non si percepisce nessun senso di autentica appartenenza. Dopo cinque anni di vacche magre, la pazienza si è consumata o va consumandosi, l’insofferenza ribolle. Viziati? Sì, senza dubbio. Ma il punto è un altro e, cioè, che chi, solo nell’ultimo decennio, ha visto Mandzukic e Tevez non può digerire la cedevolezza caratteriale di un Koopmeiners o un Kolo Muani. Perché il popolo della Juve non chiede di vedere necessariamente i campioni, ma gli uomini sì. È gente che si è goduta Platini e Zidane, ma ha amato Furino e Montero. La Juventus aveva già perso a Reggio Emilia contro il Sassuolo. Era il 28 ottobre del 2015 e quella era la quarta sconfitta in dieci partite di campionato. Uno a zero per gli emiliani: prestazione brutta e confusa, posizione pessima in campionato. La Juve sembrava una squadra a fine del ciclo, giocava male, stanca e demotivata. A fine partita, davanti agli spogliatoi erano andati Gigi Buffon e Patrice Evra: fu una sferzata di poche parole e molta sostanza cui seguirono venticinque vittorie e un pareggio. È chiaro a tutti che quell’impresa sportiva è irraggiungibile per questa Juve e lo è per la desolante mancanza di leader, prima ancora che delle qualità tecniche della squadra del 2015-16.
