A fare i furbi si viene salvati, anzi, premiati
Dopo la festa tocca ancora a Moratti, che di fronte alla domanda sulla vittoria ottenuto a tavolino ricorda ancora una volta che “chi era davanti truffava”. Ma il tema, ora, sono le conversazioni dei dirigenti nerazzurri con i designatori, dai contenuti inequivocabili, e soprattutto con gli arbitri, che erano di per sé manifestamente vietate. È lì che servirebbe qualcuno con il coraggio e la preparazione per chiedere risposte. E così, come nelle vere grandi storie che si rispettino, alla fine l’unica domanda, quella decisiva, a sorpresa la fa inconsapevolmente proprio lui, Massimo Moratti, quando chiede perché dobbiamo avere sempre “questa mentalità che salva chi fa il furbo”.
Lui pensava ad altro, ma la questione è esattamente questa: in questa vicenda poco limpida una sola squadra è stata salvata, anzi perfino premiata. Ed è quella che parlava con i direttori di gara e spiegava al designatore che l’arbitro della semifinale di Coppa Italia avrebbe dovuto smuovere la casella giusta, quella delle vittorie, nelle partite dell’Inter da lui dirette. L’avversario era il Cagliari e i presunti truffatori erano già fuori dalla manifestazione. Non è forse questo fare il furbo? Un po’ come dire che gli scudetti dovrebbero essere 25 o 28, quando di solito arrivavi tra il terzo e l’ottavo posto, ma nessuno ti chiede niente. Magari per incompetenza, magari per paura, magari per comodità. O magari perché abbiamo questa mentalità che in fondo, come diceva quel tale, salva sempre chi fa il furbo.

