Federico Masini Alla fine ha sempre ragione Max. Il Milan ieri ha iniziato a preparare la gara di domani sera a San Siro contro il Lecce - è tornato in gruppo Pavlovic dopo i 9 punti di sutura in testa rimediati a Firenze che gli hanno fatto saltare l'ultima gara - e lo ha fatto con tre punti fondamentali in più in classifica, quelli conquistati in pieno stile Massimiliano Allegri in quel di Como giovedì sera. Cesc Fabregas, fra l’arrabbiato e il rassegnato, ha alzato le mani sintetizzando bene quanto accaduto al Sinigaglia, dove la squadra di casa ha dominato in lungo e largo per un’ora, raccogliendo poi zero punti: «Ai risultatisti sarà piaciuta questa partita, ma se la rigiochiamo dieci volte, ne vinciamo otto». Sarà, intanto...
Una squadra cinica
Il Milan è ormai a immagine e somiglianza del suo allenatore. Una trasformazione per certi versi anche sorprendente se si pensa in quali condizioni Allegri ha raccolto la squadra a luglio. I 42 punti ottenuti nel girone d’andata - 43 quelli in classifica contando il pareggio di Firenze alla prima di ritorno - fotografano benissimo l’evoluzione di una squadra che dodici mesi fa, a cavallo della gestione Fonseca e Conceiçao, chiuse la prima parte del campionato ’24-25 a quota 30 punti. Allegri in 19 partite ha ottenuto il 30% in più dei suoi predecessori. L’ultima volta che il Milan concluse un girone d’andata con un bottino del genere, ovvero proprio 42 punti, fu nel campionato ’21-22, quando Pioli girò al secondo posto alle spalle dell’Inter, andando poi a vincere lo scudetto.
Allegri, questo Milan vince
E oggi Allegri è secondo dietro ai nerazzurri. Per altro il Milan nell’era dei tre punti a vittoria, dunque dal ’94-95, solamente in altre due circostanze aveva rimediato una sola sconfitta nelle prime venti gare del torneo, nel campionato ’95-96 con Capello e nel ’03-04 con Ancelotti: anche in quel caso, arrivarono due scudetti. Raramente fa spettacolo, non ruba l’occhio se non per le giocate dei singoli, a volte subisce molto il gioco degli avversari e ultimamente “dormicchia” nei primi tempi. Ma questo Milan vince, fa punti. Contro Genoa e Fiorentina ha pareggiato, due partite in cui paradossalmente ha creato di più rispetto al solito. Come a dire: non paga essere produttivi, meglio tornare a essere cinici. E per vincere in maniera pragmatica, come scritto, servono le qualità dei singoli. Di Modric, Pulisic e Leao o di chi a Como è stato protagonista: «Complimenti a Maignan e Rabiot», la postilla finale dell'amareggiato Fabregas.
L'asse francese
Già, i due francesi hanno trascinato il Milan al successo, due giocatori per cui proprio Allegri si è speso in prima persona in estate. Prima per trattenere Maignan che voleva andare al Chelsea dopo il mancato rinnovo in primavera - a proposito, l'agente del portiere Jonathan Kebe è a Milano, l'accordo per l'ingaggio da 5 milioni più 2 di bonus è ormai definito, mancano gli ultimi metri per la firma, ovvero la quota per le commissioni -, quindi per portare in rossonero Rabiot a fine agosto. Doppia missione riuscita. Il portiere in questi sei mesi è tornato "Magic Mike": Maignan, stando ai numeri di Opta, è il portiere che ha evitato di incassare il maggior numero di gol (7.7) in questa stagione di Serie A: 16 i gol concessi rispetto ai 23.7 expected goals subiti in porta.
Rabiot fattore Milan
E cosa dire di Rabiot? Il Milan con lui in campo ha un'altra dimensione, ha più personalità e più impatto fisico. E a Como sono tornati pure i gol, con Allegri che per lui ne aveva predetti una decina a settembre. Forse a dieci non ci arriverà, ma intanto al Sinigaglia "Cavallo pazzo" ha realizzato la sua prima doppietta in trasferta in carriera nei maggiori cinque campionati europei.
E a proposito di francesi, non è stato un'esplicita richiesta di Allegri sul mercato, ma il tecnico lo ha sempre difeso e alla fine pure schierato quando la condizione fisica lo ha sostenuto. È Christopher Nkunku, giunto col rigore di Como a 4 gol nelle ultime cinque giornate. Non male per chi a inizio gennaio veniva dato in partenza.