Milan, per la Champions serve il vero Rabiot. Senza Modric, Allegri sella il suo cavallo pazzo

Con l'assenza del croato deve comandare Adrien. E la conquista di un posto tra le prime 4 è decisiva anche per il suo futuro

E fu così che il Milan si trovò ad aggrapparsi ad Adrien Rabiot. Ma quale versione del centrocampista francese vedremo domenica contro l’Atalanta? A Milanello tutti si auspicano di rivedere quel “cavallo pazzo” in grado di trascinare i compagni anche nei momenti più intensi di questo campionato, perché adesso per il Milan arrivano tre partite fondamentali per andare in Champions League, un obiettivo che sembrava ormai scontato e che – alla luce delle ultime cinque partite – va consolidato e preso lottando fino all’ultimo. Rabiot è l’autore dell’unico gol del Milan negli ultimi 450 minuti, ovvero quello della vittoria sul campo dell’Hellas Verona che ha permesso ai rossoneri di vincere una partita che sta avendo un’importanza capitale nella corsa alla qualificazione Champions. Fallire l’obiettivo sarebbe una catastrofe assoluta per il club, il che porterebbe a inevitabili ribaltamenti tecnici e, forse, dirigenziali. Rabiot sa bene che senza Luka Modric in campo, la fiamma della leadership in mezzo al campo è tutta nelle sue mani perché è l’unico giocatore di caratura internazionale in quel ruolo attualmente a disposizione di Allegri. Ma, come detto, servirà un Adrien più incisivo e trascinatore per dare una svegliata a tutta la squadra, apparsa in debito fisico, senza intensità nelle azioni e con importanti deficit in fase di costruzione di palle gol. Rabiot può essere quel giocatore in grado di spezzare le partite a favore del Milan ed è, allo stesso tempo, il suo cuore pulsante.

Allegri a caccia di fantasmi

La squadra, infatti, sembra andare al ritmo del respiro e dell’intensità dell’ex Juventus e Olympique Marsiglia. Se lui alza i giri del motore, allora anche il resto del gruppo gli va dietro (o buona parte di esso). Se invece vive una situazione di ingolfamento del motore, ecco che le difficoltà aumentano in maniera importante e visibile, come accaduto a Reggio Emilia contro il Sassuolo domenica pomeriggio. Anche perché, senza la Champions League, pure Adrien Rabiot potrebbe riflettere in maniera seria sulla sua permanenza al Milan. Giocare la manifestazione europea più prestigiosa è un obiettivo di tutti i grandi giocatori (e Rabiot lo è). Non arrivarci aprirebbe opzioni che, al momento, nessuno a Casa Milan vorrebbe prendere in considerazione, ma il fantasma del possibile fallimento si è stagliato all’orizzonte e toccherà ai giocatori e a Massimiliano Allegri travestirsi da Ghostbusters, attivare le trappole e imprigionarvici il nemico psicologico dentro, andando a fare quei punti necessari per chiudere bene la stagione per poi aprire il capitolo delle valutazioni complessive.

Flop Jashari. Ricci torna alla regia?

Intanto Massimiliano Allegri dovrà decidere cosa fare in mezzo al campo. La prova di Ardon Jashari come regista è stata deludente e probabilmente non sarà lo svizzero a cercare di dettare i tempi della manovra contro l’Atalanta. Le opzioni principali al vaglio, ad oggi, sono due: rispolverare Samuele Ricci nel suo ruolo naturale, ovvero quello di regista nel centrocampo a cinque, mettendolo nella posizione dove si è fatto notare sia all’Empoli sia al Torino oppure spostare Youssouf Fofana in mezzo e inserire Ruben Loftus-Cheek come mezz’ala destra. Situazioni che saranno studiate, provate e ultimate nel corso dei prossimi quattro allenamenti, con un unico giocatore cardine dal quale, oggi, il Milan non può prescindere: Adrien Rabiot. I numeri dicono che il 12 milanista ha trovato più volentieri la via del gol in trasferta rispetto a San Siro (cinque su sei dei suoi gol sono arrivati lontani dal pubblico amico), ma adesso è tempo di invertire la rotta, anche perché gli attaccanti milanisti hanno perso la via del gol. Non sarà semplice, ma adesso è arrivato il momento in cui Rabiot dovrà dimostrare di poter essere lui il leader della squadra in assenza (fisica e tecnica) di quegli altri giocatori che dovrebbero fare la differenza e che, invece, non sanno più farla.

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