Oggi, primo giugno, inizia la settimana chiave per il futuro del Milan. O per lo meno è quello che si augurano i tifosi rossoneri, ovvero che le prossime ore portino finalmente a delle decisioni, delle scelte definitive, degli annunci ufficiali. Perché gli ultimi sette giorni della storia del club sono stati surreali, con Cardinale, Ibrahimovic e Calvelli che fra Vienna, Londra, Parigi e New York (e chissà quali altre città?) hanno incontrato e sondato i profili di allenatori e dirigenti per disegnare la struttura della stagione che verrà. Parallelamente a Milano si è invece assistito a un vuoto desolante, con una società svuotata dei ruoli operativi cardine - Calvelli, da membro del cda del Milan, da oggi dovrebbe ricevere le deleghe che erano dell'ex ad Furlani -, con la conseguenza di un Milan assente su più fronti, quello legati ai propri giocatori che non sanno cosa accadrà e con chi parlare del proprio destino, al mercato e ai rapporti politico-sportivi. I giorni della verità, soprattutto per quanto concerne il tema allenatore, potrebbero essere oggi e domani.
Milan, l’ipotesi Rangnick prende quota
Il Milan la scorsa settimana si è mosso principalmente su due fronti: da una parte ha sondato la disponibilità di Ralf Rangnick, attuale ct dell’Austria e prossimo all’impegno al Mondiale 2026, a diventare responsabile dell’area tecnica. Dunque affidare a lui la costruzione dell’intera struttura sportiva, facendogli scegliere un ds e ovviamente l’allenatore (Oliver Glasner o Matthias Jaissle). Rangnick è andato oltre, perché ha fatto richieste importanti a Cardinale, Ibrahimovic e Calvelli. Il 67enne tedesco ha chiesto ampi poteri, si potrebbe dire carta bianca: perché se gli verrà affidato il Milan, vorrà gestirlo a 360 gradi, portando con sé una ventina di collaboratori e avere in mano anche il settore giovanile, area molta cara a Ibrahimovic. E infatti pare che sia lo svedese quello meno convinto di questa opzione.
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