Pagina 3 | Il Toro può scaricare Zapata, il colpo di scena della clausola sempre tenuta nascosta: il retroscena

TORINO - È un colpo di scena, un sipario che si squarcia, una nuova prospettiva che si allarga dietro le quinte del contratto che lega Duvan Zapata al Torino. Spunta una clausola, una clausola sempre tenuta segreta, nascosta. Siamo in grado di rivelarne l’esistenza e i contenuti, adesso. Era il 18 aprile dello scorso anno quando il Torino sul proprio sito si dichiarava “lieto di annunciare di aver rinnovato il contratto per le prestazioni sportive del calciatore Duvan Zapata fino al 30 giugno 2027. Avanti insieme: buon lavoro e sempre forza Toro!”. Il contratto precedente sarebbe scaduto il 30 giugno del 2026: dunque fra tre mesi e mezzo. Eppure Urbano Cairo e Davide Vagnati volevano mandare un segnale forte non solo al giocatore, ma anche allo spogliatoio e all’ambiente. Alla fine del campionato mancava un mese, la squadra di Paolo Vanoli era già abbastanza in caduta libera (sempre molto meglio di quest’anno come rendimento, però...) e presidente e ds spiegarono la scelta di rinnovare il legame al capitano del Torino proprio come un grande gesto di fiducia, quasi di generosità. Fu una mossa a sorpresa, inaspettata, soprattutto perché Zapata non aveva ancora recuperato dal grave infortunio che lo aveva gambizzato il 5 ottobre del 2024 a San Siro contro l’Inter: e non c’erano nemmeno certezze sul suo pieno recupero. “È stato tutto molto duro tra alti e bassi e qualche problema fisico che mi ha obbligato a rimandare il ritorno in campo”, avrebbe non a caso spiegato lo stesso centravanti lo scorso agosto, dopo aver disputato due minuti (finali) in amichevole a Valencia, al rientro dopo quasi 11 mesi. Lesione del legamento crociato anteriore, del menisco mediale e del menisco laterale: era stata pesantissima la diagnosi dell’ottobre 2024, con allegata l’operazione chirurgica, a seguire. E doppiamente pesante per l’età del centravanti, già da proteggere da tempo sotto il profilo muscolare.

La clausola speciale

Quando rinnovò il contratto, Zapata aveva appena compiuto 34 anni. Il prossimo primo aprile festeggerà i 35. Cairo e Vagnati volevano eleggerlo a faro dello spogliatoio sul lungo periodo per trasmettergli anche ulteriori motivazioni, ancor più forti, in quel complicatissimo periodo primaverile, tra ritardi, problemi e sofferenze nel recupero post operazione. Il nuovo contratto? Stipendio pesante, pesantissimo: 2,5 milioni netti, 5 lordi. E non solo fino al 2026: sino al 2027. Ma con la convinzione abbastanza oggettiva che non avremmo più rivisto il miglior Zapata, per forza di cose, a quell’età e dopo un infortunio così grave, dopo un’inattività così lunga. Di qui la necessità del club di proteggersi, la scelta di Cairo, con Vagnati al fianco, di inserire obbligatoriamente nel nuovo contratto una clausola speciale, una clausola rescissoria a tutela della società. Il succo: a fine campionato, a maggio, il Torino potrà decidere autonomamente, unilateralmente, se rescindere il contratto con un anno di anticipo sulla scadenza. Il club dovrebbe però pagare una penale, in caso di rescissione (la condizione che è riuscito a imporre Zapata, in sede di trattative, nella primavera del 2025).

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Addio Zapata: penale e risparmio

Una penale da un milione netto. Molto meno della metà degli emolumenti totali fino al giugno 2027. Cairo, dunque (adesso con al fianco Petrachi), potrebbe anche decidere di fare a meno di Zapata, alla fine di questo campionato. Attivando quella clausola. E risparmiando ben circa 3 milioni lordi. Vedremo. Intanto, a gennaio, Cairo e Petrachi avevano già cercato di cederlo, offrendolo sia in Italia sia all’estero, proprio per abbassare il monte ingaggi anche in considerazione del suo rendimento giudicato molto modesto, inferiore alle attese. Per adesso non risultano decisioni già prese per maggio, anche in caso di salvezza del Torino. Zapata potrebbe restare normalmente, con i granata in A. Ma non si possono più mettere le mani sul fuoco, adesso che abbiamo scoperto l’esistenza di quella clausola rescissoria. Duvan, si ricorderà, era stato preso dal Torino post Atalanta a inizio settembre 2023, ancora con Ivan Juric allenatore. Buon rendimento, con 12 reti e 4 assist in 35 presenze. E con spirito da trascinatore, da leader molto motivato. Tanto è vero che nella stagione successiva, dopo le partenze di Rodriguez e Buongiorno, avrebbe indossato lui la fascia di capitano, nonostante fosse arrivato in granata appena un anno prima.

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Zapata: i numeri non rendono onore

Nel nuovo campionato 3 gol in 7 presenze, quindi quella terribile sentenza: e addio, sino alla stagione in corso. Con Baroni che lo ha quasi sempre utilizzato solo nei finali di secondo tempo, anche lasciandolo per molte settimane in panca. “Gli mancano i 90 minuti, la forma migliore, la brillantezza”, ha spesso riassunto l’ex allenatore, pur elogiando la serietà, le doti umane e la professionalità di Duvan. Con Baroni, solo 6 presenze da titolare e 14 comparsate. Con una rete a dicembre, al Milan, e un assist-gol subito dopo contro la Cremonese. Prima dei 130 minuti che gli ha garantito D’Aversa (due partite da titolare contro la Lazio, con ritorno al gol, e a Napoli, anche per via dell’infortunio al soleo di Adams), Baroni lo aveva impiegato solo per 705 minuti in 20 occasioni: con una media di mezz’ora a presenza. Poco, pochissimo, per un centravanti esperto e orgoglioso come Zapata: 126 reti in A (una in più di Higuain), con Napoli, Udinese, Sampdoria, Atalanta e Torino. E adesso: un futuro tutto da confermare.

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Zapata: i numeri non rendono onore

Nel nuovo campionato 3 gol in 7 presenze, quindi quella terribile sentenza: e addio, sino alla stagione in corso. Con Baroni che lo ha quasi sempre utilizzato solo nei finali di secondo tempo, anche lasciandolo per molte settimane in panca. “Gli mancano i 90 minuti, la forma migliore, la brillantezza”, ha spesso riassunto l’ex allenatore, pur elogiando la serietà, le doti umane e la professionalità di Duvan. Con Baroni, solo 6 presenze da titolare e 14 comparsate. Con una rete a dicembre, al Milan, e un assist-gol subito dopo contro la Cremonese. Prima dei 130 minuti che gli ha garantito D’Aversa (due partite da titolare contro la Lazio, con ritorno al gol, e a Napoli, anche per via dell’infortunio al soleo di Adams), Baroni lo aveva impiegato solo per 705 minuti in 20 occasioni: con una media di mezz’ora a presenza. Poco, pochissimo, per un centravanti esperto e orgoglioso come Zapata: 126 reti in A (una in più di Higuain), con Napoli, Udinese, Sampdoria, Atalanta e Torino. E adesso: un futuro tutto da confermare.

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