"Noi, campioni del ’76. Folli storie da vero Toro". Le voci dei Sala, Zaccarelli, Pecci e Salvadori

Il numero 4 “rubato” da Pat Sala a Salvadori. Per la Nazionale, Pupi odiò Bearzot. Pecci e la birra di Castellini e Cazzaniga nascosta in porta: un miracolo!

Una serata speciale con i campioni d’Italia del 1976 e una gran folla di tifosi granata. Un’ora e mezzo di emozioni, ricordi, risate, aneddoti, rivelazioni e piccole grandi verità. Care lettrici, cari lettori, ecco a voi il Toro! Patrizio Sala: Claudio Sala quell’anno giocò talmente bene che fu lui la ciliegia sulla nostra torta scudetto. Una grande ciliegia. Tuttosport: Ciliegia? È la prima volta che sento Claudio abbinato al frutto delle ciliegie. Di solito lo sentivamo abbinato a un altro frutto…! Pecci: La banana. C’era chi si faceva la banana in testa con i capelli alla moda, lui se la faceva da un’altra parte! Tuttosport: Adesso sul maxischermo vi mostriamo la foto del gol di Pulici al Cesena… Eccola! Pecci: Se volete vi do una perla di saggezza. Allora, guardatela bene questa foto del gol scudetto di Pupi, in tuffo. Ha gli occhi aperti, si gira in aria, colpisce la palla e segna. Io bravo come Pulici a fare gol non ho visto nessuno. L’unico che regge il confronto ed è Ezio Pascutti. Anche Pascutti quando si buttava di testa guardava tutto e rideva. Già sapeva cosa sarebbe successo… Ecco, questi giocatori in questi momenti hanno una marcia in più. Lo ripeto: bravo come Pupi a fare gol non ho visto nessuno. Tuttosport: Andiamo avanti con i ricordi perché, insomma, ci sono un po’ di fotografie che possono ispirarvi. Quindi anche questa. Zaccarelli che beve lo champagne nello spogliatoio, per festeggiare lo scudetto. Eraldo sullo sfondo osserva… Pecci: Come sempre! Io correvo per lui e lui che viveva di champagne. Io invece ero di là con un panino col salame. Zaccarelli: Eraldo era arrivato a Torino che era alto un metro e ottanta, un metro e ottantuno. Poi, dopo, quando è andato via aveva dieci centimetri in meno! Pecci: L’ho fatto volentieri questo sacrificio per il mio lord. Tuttosport: Ecco un’altra foto di voi in campo… Ci sono anche Castellini e Caporale, che Radice trasformò in libero. Una grande intuizione.

"Tel chi la Sciura Maria!"

Pecci: Eravamo assieme nel Bologna. Arrivai in ritiro a Santa Vittoria d’Alba e sarò stato un quintale, avevo un culo che faceva provincia. E Radice mi apostrofò: “Tel chi la Sciura Maria!”. Poi mi disse: “Ma scusa, quel Caporale lì che caratteristiche ha? Che giocatore è?” E io gli risposi: “Avete preso il miglior libero d’Italia, senza saperlo”. E lui: “È giusto parlare bene dei tuoi amici, bravo”. E dopo se ne accorse anche lui che era un libero fortissimo: per noi è stato basilare perché ci permetteva di recuperare la palla alta e noi potevamo ripartire. E qui confermo quello che ha detto Patrizio. Il nostro schema numero uno era dare la palla a Claudio. Claudio Sala quell’anno per me è stato il miglior giocatore d’Europa, poi lui la buttava nel mezzo e ci pensavano Pupi e Graziani. Caporale e Salvadori erano bravi a coprire le nostre falle, uno dei segreti di quella squadra è stato anche Salvadori, con le sue discese sulla fascia e i suoi recuperi.

E anche Santin: nessuno come lui a marcare sull’uomo. Come Mozzini. Zaccarelli: Se no, ci pensava il Giaguaro Castellini a compiere miracoli, col suo coraggio anche in tuffo. Tuttosport: Un’altra foto del 16 maggio, il giro di campo trionfale, ecco in mezzo a voi anche il segretario generale, Beppe Bonetto. Savadori: Grande artefice dello scudetto, insieme al presidente Pianelli. Claudio Sala: Il tricolore che viene portato in cielo e poi verrà riportato giù dai paracadutisti dopo la partita… 65.000 persone pigiate sugli spalti. Mamma mia... La Maratona era sicuramente una curva eccezionale. Ed è stato bellissimo vedere quella massa di folla tutta di granata, in tutto lo stadio. Purtroppo non abbiamo vinto la quindicesima partita su 15 per via di quell’autorete incredibile, però, insomma, avremmo potuto fare qualcosa di ancora più bello. Meritavamo tutto.

"Almeno una volta bisogna provarla, questa cosa"

Marcello Bonetto (figlio di Beppe): Devo dire che mio padre è sempre stato abbastanza schivo. Da adolescente vivevo le sue sofferenze quotidiane nel portare avanti un progetto lungo e abbastanza complesso. Anche perché era collegato a una situazione economica non facilissima… perché le finanze di Pianelli non erano paragonabili a quelle delle squadre top. Quella era una squadra che avrebbe potuto vincere per molti anni. Invece quei secondi posti, a cominciare dall’anno dopo a 50 punti… Claudio Sala: Quando guardavo verso gli spalti, verso la tribuna, verso le curve, piangevano tutti. Piangevano tutti. Giovani, vecchi. Con quello scudetto ci siamo idealmente collegati al Grande Torino, 27 anni dopo. Patrizio Sala: Mi viene in mente una frase che disse uno di noi intervistato da Frajese in campo… Zaccarelli: Secondo me intendi questa frase: “Almeno una volta bisogna provarla, questa cosa”. È qui al mio fianco chi l’ha detto. Claudio, te lo ricordi? Claudio Sala: Sì, certo! È un’emozione che bisogna provare nella vita. Tuttosport: Una delle vittorie fondamentali di quella stagione fu la vittoria a San Siro contro il Milan. Partita che Zaccarelli rischiò di non giocare perché aveva una caviglia in disordine. E invece segnò proprio Renato… Il provino con Radice fu fatto in un luogo assolutamente insolito, Renato. Coi tuoi compagni che ti guardavano.

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"Chiamatemi Bodo"

Zaccarelli: Sì, un provino di nascosto, sotto una tettoia di un distributore di benzina appena fuori dall’albergo dove eravamo in ritiro. Radice mi fa scaldare, poi mi dice: “Adesso prendiamo il pallone, fai un po’ di esercizi, un po’ di palleggi, poi prova a calciare”. E dopo: “Fai dei bei contrasti con Giorgio”. Tuttosport: Il grandissimo Giorgio Ferrini, che da quell’anno non giocava più, era viceallenatore. Zaccarelli: Sì. Feci quel supplemento di provino con Giorgio, il piede mi faceva ancora male, comunque poi giocai, e casualmente segnai proprio con quel piede, è vero. Un grandissimo momento, importante nella corsa scudetto. Avevamo espugnato San Siro! Tuttosport: In tanti gol in quella stagione c’è stato lo zampino di Faina, detto così per la sua astuzia, cioè Bodo. Ecco, appunto… Roberto, tra Bodo o Faina il tuo vero soprannome è il primo. Salvadori: Sì. Faina fu un soprannome giornalistico, Bodo invece me lo aveva dato Agroppi anni prima… E tutti mi chiamavano e mi chiamano Bodo, infatti. Tuttosport: Per voi il presidente Pianelli era anche come un papà. Salvadori: Vero. Non ti metteva mai in soggezione. Era, non dico un papà, ma un po’ uno zio, lo zio buono della famiglia. Lui era molto, molto disponibile. Parlava poco, non cercava la ribalta a tutti i costi e con noi era molto in sintonia. Aveva i suoi due gioiellini, Claudio Sala e Pupi: se li guardava con tanta ammirazione… E poi parlava in dialetto con il suo compagno di scorribande, Pecci in romagnolo, mentre Pianelli gli rispondeva in un misto di piemontese e mantovano… Loro due giocavano anche a carte assieme e si prendevano in giro così. Pianelli era un personaggio importantissimo per noi.

"Pianelli un vero granata"

Claudio Sala: Pianelli amava tantissimo il Torino, il Toro gli riempiva davvero il cuore. Patrizio Sala: Proprio così. Era un uomo tanto buono. Un uomo vero. Un vero granata. Piergiorgio Re (consigliere di amministrazione, all’epoca): Orfeo si dimostrava anche un presidente molto generoso, quando i giocatori andavano a trattare con lui i premi… Lo ricordo in tribuna il giorno dello scudetto, eravamo vicini… Era talmente emozionato che non riusciva a proferire parola. Pecci: Quando Zaccarelli, tanti anni dopo, una volta diventato dirigente del Toro, come atto di gentilezza e stile gli spedì l’abbonamento allo stadio a casa sua in Francia, a Villefranche, Orfeo si commosse, felice come un bambino. Ricordo quando il presidente mi raccontò questa cosa, ero andato a trovarlo a casa sua, era già malato. Orfeo amava il Toro. E io sono stato contento di aver corso per Zaccarelli anche per questo gesto… Pianelli se lo meritava, eccome. Claudio Sala: Ero il capitano, in più il presidente stravedeva per me, è vero... Era naturale che facessi le contrattazioni sui premi… Gli ho detto, a nome di tutti: “Presidente, noi rinunciamo ai premi per il pareggio, però lei ci dà il doppio in caso di vittoria in casa”. E ne vincemmo 14 su 15! E come giocavamo bene... Pecci: Sul campo, a seconda di dove andavamo io, Claudio Sala e Zaccarelli, Patrizio doveva spostarsi.

"Ma questa è birra!"

Patrizio Sala: Ma era un bel ballare con dei compagni come voi! Anche se Bodo ce l’ha con me perché continua a dire che io gli ho portato via il numero 4! Non è colpa mia… Radice poco dopo il mio arrivo mi chiese: “Tu dove ti vedi?” E mi è venuto spontaneo: “Beh, al posto del numero 4!”. (Altre risate. Si ride spesso e volentieri, i giocatori stanno al gioco, ogni tanto si prendono affettuosamente in giro, i tifosi in sala pendono dalle loro labbra…) Salvadori: Mi sono consolato diventando il miglior terzino sinistro… Claudio Sala: Comunque hai ragione! E quando non creavi tu un’azione pericolosa, o Eraldo o Renato, ci pensavo io con le mie finte… Salvadori: Proprio così. Doppia o tripla finta. E mettevi il pallone in area solo da spingere in gol. Tuttosport: Ecco sul maxischermo, adesso, la foto di tutta la rosa di quella stagione. Pecci: Uuuuu, guardate lì con Radice e Ferrini... C’è Ciccio Sentimenti, altra bellissima persona! Faceva le partitelle con noi ed era sempre al punto giusto, dove doveva essere. Aveva un senso tattico meraviglioso. Allenava i portieri... Un giorno Cazzaniga e Castellini misero della birra al posto dell’acqua, nella loro borraccia che tenevano dentro la porta. E tra un esercizio e l’altro andavano a bere. Ciccio Sentimenti faceva i cross per allenarli... A un certo punto, stanco, va a prendere l’acqua, proprio la borraccia del Giaguaro e di Cazzaniga... Beve e urla: “Ma questa è birra!”. E allora tutti e due, Castellini e Cazzaniga, si sono messi a urlare... “Miracolo, miracolo!” (tutti ridono, i tifosi applaudono, l’umorismo di Pecci e dei suoi compagni è sempre più contagioso...). Torniamo seri, ora: rivolgiamo un pensiero anche ai nostri compagni Lombardo, Gorin e Garritano, ci hanno lasciato anche loro e ci mancano tanto... (applausi, ndr).

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"Pulici e Graziani gemelli in campo, fuori meno"

Pallavicini: Io raccolsi 4 presenze quell’anno... Noi giovani riserve guardavamo questi campioni, io ho imparato tantissimo da loro. Era impossibile rosicare. Dividevo l’abitazione con Patrizio, anche se lui poi andava ad allenarsi da Militare, 2 o 3 giorni tutte le settimane… Patrizio Sala: Sì, io non c’ero mai a casa, ma poi arrivavano delle bollette del telefono da paura… “Ma Palla chi è che chiama per spendere così?” Me lo chiedevo tutte le volte... Pallavicini: E tu in ritiro? Stavi al telefono fino alle 2 o alle 3 di notte! Patrizio Sala: In ritiro? Ma tu sogni! Io al telefono stavo 5 minuti al massimo! Pecci: Io abitavo in Lungo Po Antonelli. Proprio lì, al 55, ci aveva abitato Bearzot e quando lo vedevo in Nazionale mi chiedeva se nell’appartamento ci fossero ancora quelle ciliegie, in uno scaffale di quelli con la vetrinetta… Ecco, erano ancora lì! Tuttosport: Pulici e Graziani, i Gemelli del Gol. Una vera coppia o un’etichetta giornalistica? Claudio Sala: Avevano caratteristiche diverse. Sì, in campo erano una coppia, ma fuori dal campo non tanto. Avevano una maniera di attaccare la palla che io non avevo visto mai in altre punte. Io dribblavo, poi mettevo la palla in mezzo e sapevo che uno andava sul primo palo e l’altro sul secondo. Ciccio ha vinto una classifica cannonieri senza battere un calcio di rigore e segnando 21 gol. Da lì ha cominciato a perdere i capelli, perché io gli mettevo sulla testa questi cross, queste palle cariche di effetto, e il suo ciuffo ammortizzava la palla che girava e girava... ma gli portava via anche i capelli, con l’effetto che ci davo...

"Pulici odiava Bearzot"

Tuttosport: Renato, parlaci di quando Pupi si presentò al Fila con un ghepardo, la foto è pazzesca... Zaccarelli: È tutto vero! Pulici era diventato amico con Ermanno, il titolare del ristorante Macumba di Pinerolo, che teneva in gabbia anche animali esotici. Pupi vinse una scommessa, e lui gli portò al Fila un ghepardo, un giorno noi entrammo e trovammo quell’animale dentro agli spogliatoi, legato a un termosifone con una catena... Claudio Sala: Adesso Pupi racconta che faceva le gare di corsa con lui... Salvadori: Ci sono tante leggende metropolitane... Pupi un po’ le alimenta anche! Pecci: In realtà quella al Fila era la cuccia di Paolo, e il ghepardo andava libero per la città! Patrizio Sala: Ancor oggi è tutto uno spettacolo, Pupi. Anche a raccontare le cose. È ancora un bambinone, un bambinone puro, puro come pochi. Un ragazzo d’oro. Salvadori: Era anche un grande bricoleur, aggiustava tutto, sapeva fare tutto... Una volta andai a casa sua e lo trovai in cima a una scala che aggiustava una tapparella, era tutto contento di spiegarmi come si faceva... Tuttosport: Pulici era anche in grado di far stare di tutto dentro a una valigia... Claudio Sala Verissimo! Ai Mondiali del ‘78 in Argentina, quando siamo stati eliminati, Pulici fece la valigia per tanti giocatori! Era bravissimo a mettere dentro tutto quello che avevamo comprato. Ha fatto la valigia a noi compagni del Torino, poi ai giocatori della Juve, ha fatto la valigia a Zoff e Scirea, ma poi basta, non ne ha più voluto sapere perché gli altri non meritavano che lui facesse loro la valigia! Era stato convocato ai Mondiali del ‘74 in Germania, poi a quelli del ‘78, ma non ha giocato neanche un minuto alle fasi finali. Io dico: l’allenatore doveva dargli una soddisfazione, Pupi la meritava. Difatti, dopo l’Argentina, Pulici odiava Bearzot. Persino Patrizio Sala ha giocato ai Mondiali! (Altre risate).

"Ferrini parlava con gli occhi"

Tuttosport: In Argentina, Zac segnò un gol bellissimo alla Francia. Claudio Sala: Non facciamo neanche il tempo a sederci in panchina e loro segnano con Lacombe. Era già una Francia con tanti campioni... Six, Platini, Tresor... Poi pareggiò Paolo Rossi. A fine primo tempo Bearzot mi dice: “Dai, preparati perché entri tu al posto di Antognoni”. Poi, durante la ripresa, viene fuori una bellissima azione, mi arriva questa palla, non ci penso un attimo, tiro al volo e la colpisco non bene ma benissimo... Il portiere è rimasto spiazzato, in controtempo... Tuttosport: Torniamo a parlare di Giorgio Ferrini. Una vita nel Toro, da capitano dei capitani, poi arriva l’anno in cui smette di giocare, diventa vice di Radice e vince lo scudetto. Cristiana Ferrini, ci racconti gli occhi di tuo papà in piedi su quel balcone della sede, dopo il trionfo, con tutti i tifosi sotto, per strada? Cristiana Ferrini: Mio papà parlava poco, ma parlava con gli occhi. Dopo lo scudetto era andato in sede, c’era questa balconata, c’erano tante rose, lui e i calciatori salutavano i tifosi, gettavano loro i petali. Io ero in un angolino, lo fissavo e ogni tanto ci passavamo uno sguardo tra noi, lui controllava cosa stessi facendo. Io lo guardavo e vedevo la felicità, poi guardavo giù i tifosi... c’era dappertutto un solo colore, ovviamente granata... Era bellissimo, poi a un certo punto Io e papà ci siamo guardati… E ho ancora i suoi occhi qui nel cuore. In quel momento lui aveva raggiunto il massimo della sua felicità. Così felice non l'ho visto mai ed è avvenuto tutto su quel balcone nella sede del Torino, con lo scudetto vinto e i tifosi sotto.

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Claudio Sala: Ferrini ha giocato oltre quattrocento partite nel Torino. Un po’ di quello scudetto è anche suo, da collaboratore di Gigi Radice. Queste sono cose da Toro. Pecci: Io credo che nel Toro ci sia un filo invisibile che va da Ferruccio Novo a Valentino Mazzola, passa attraverso Pianelli, Meroni, Ferrini e finisce a Pulici: questi sono i nostri punti cardinali. Riguardo a Giorgio, io avrei preferito che sul campo ci fosse stato lui quel giorno a vincere il campionato, perché se lo meritava più di ogni altro. Io ho sostituito Bulgarelli a Bologna, De Sisti a Firenze e Ferrini a Torino. Un compito non facile, anzi. E Giorgio, quando sono arrivato, ha subito cercato di darmi una mano, è stato sempre dalla mia parte, lo ringrazierò sempre. Tuttosport: Patrizio Sala prima diceva che lui si trovava bene a ballare in campo. E al night con Pecci? Eraldo, ci racconti di quella volta a Roma? Pecci: Noi due andavamo a Roma, eravamo militari, andavamo giù, stavamo lì due giorni, poi tornavamo ad allenarci. Vedete? Non serve allenarsi molto per giocare… Noi non ci allenavamo mai. Io e Patroclo... perché Patrizio lo chiamavo così... dividevamo i soldi, mettevamo 10.000 lire per uno, 20.000 lire… E chi aveva la cassa pagava. Quella settimana lì la cassa l'avevo io. Allora, andiamo a Roma e andiamo al night. Arriva qualche bella ragazza, noi non eravamo abituati proprio, allora Pat dice “champagne”, “tartine”… A fine serata la cassa ce l’avevo io, infatti ci ho rimesso! Ma non voglio rinfacciargli niente... Insomma, andiamo in albergo, abbiamo la camera doppia, mi metto a dormire, ma vedo che lui non dorme, va avanti e indietro, continua a guardare giù dalla finestra. “Patrizio!”, lo chiamo. E lui: “Le ho dato 10 mila lire a quella lì, per il taxi”. Sperava che quella ragazza arrivasse... Al che gli dissi: “Vieni a dormire, che domenica abbiamo l’Inter”.

"Il torello in movimento di Radice"

Patrizio Sala: Con questi compagni mi sono divertito tanto, ho corso tanto, ma mi sono divertito. Claudio Sala: E ci credo! Hai vinto il campionato al primo anno, io ce ne ho messi otto! Patrizio Sala: Sei tu che mi hai voluto! Claudio Sala: Sì, vero, ma solo perché eri brianzolo come me. Patrizio Sala: No! Perché sapevi di vincere il campionato con me, altrimenti col cavolo che lo vincevi! Salvadori: Pat ed Eraldo non si allenavano mai, ce ne accorgevamo noi che non si allenavano mai. Vorrei raccontarvi del torello, l’esercizio. Una cosa spettacolare, è allenante ed è divertente per noi difensori abituati ad andare a caccia della palla, a caccia dell’uomo. Quando in mezzo al torello finiva invece qualcuno tipo Claudio Sala, Pulici, Graziani, tutti si impegnavano al massimo per non sbagliare. Ai Gemelli e al Poeta venivano gli occhi rossi, soprattutto a Ciccio. Poi noi accompagnavamo i tocchi numerandoli 1, 2, 3... E arrivare a 100 per noi era una grande soddisfazione. Per loro invece era una grande disfatta… Claudio Sala: Radice non riteneva il torello allenante, perché in effetti due stanno in mezzo, ma gli altri sono abbastanza fermi. A quel punto cosa si inventa? Di fare il torello in movimento, quindi di non stare tutti fermi in cerchio a centrocampo, ma di andare in giro a fare una specie di pressing. Questo era Gigi Radice. Un grandissimo allenatore visionario e precursore.

"Radice un innovatore"

Tuttosport: Eravate amici anche dei giocatori della Juve, a parte nella settimana del derby. Claudio Sala: Il rapporto era buono con Zoff, Scirea, Tardelli. Quando invece c’era Bettega, diventava un pochino più difficile. In Argentina nel ‘78 eravamo in sei granata. Argentina già qualificata, Italia già qualificata. Si gioca solo per vedere chi delle due squadre resterà a Buenos Aires. Chiaramente l'Argentina vuole restare. E quindi cosa fa? Mette la formazione titolare. Bearzot, che aveva pensato che gli avversari potessero mettere una formazione di ripiego, aveva detto o fatto capire che noi del Toro potevamo giocare tutti, quella volta. Poi vede che l'Argentina gioca con la squadra titolare e allora anche lui mette la formazione titolare. L'Italia vince 1-0, manda l'Argentina a giocare non so dove... E quindi neanche quella volta siamo riusciti ad avere spazio. Ne ha avuto un po’ Renato perché aveva fatto gol alla Francia. Io ho giocato due tempi, uno con l'Olanda e uno col Brasile, però sempre da subentrato. Mai stato titolare, perché noi eravamo considerati le riserve di quelli della Juve, purtroppo. Tuttosport: Le grandi intuizioni di Radice: Caporale libero, Salvadori terzino sinistro, Claudio Sala sulla fascia destra, Zaccarelli col dieci. Zaccarelli: Radice è stato un innovatore e tutto ciò che ha portato, l’ha portato sempre con autorevolezza, senza mai essere autoritario. Siamo andati anche in ritiro a Bardonecchia, nelle famose tre settimane in cui poi abbiamo realizzato il sorpasso sulla Juventus, accompagnati dalle mogli. Noi in un albergo e loro in un altro. Però alla sera si mangiava assieme. E anche tutto questo è stato copiato un po’ dagli olandesi, anche se loro avevano le mogli in camera, non come noi...

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"Tu sei giovane, vai nei campi"

Patrizio Sala: Tutte in un altro hotel, tranne la moglie di Claudio! Perché lui era il capitano e aveva la moglie in albergo… (Risate: ovviamente non era vero... E allora viene chiamata sul palco proprio la moglie di Claudio Sala, la simpaticissima Nunzia). Nunzia Sala: Io di Bardonecchia posso dire che eravamo controllate dal massaggiatore. Ogni sera bussava e chiedeva se avessimo bisogno di qualcosa. Ma era solo una scusa per controllare l’eventuale presenza dei mariti. Però gliel’abbiamo fatta lo stesso! Nella mia camera c’eravamo io, la moglie di Salvadori e la moglie di Pulici, e nella stanza comunicante dormivano la bambina di Pulici e il mio primo bambino. La nostra camera era un ritrovo per tutte le mogli. Una volta abbiamo studiato un modo per vedere i mariti. La Pulici l’abbiamo mandata su, nella camera che doveva essere dell’autista. A Daniela Salvadori ho detto: “Tu sei giovane, vai nei campi”. Io? Io ero la capitana, e allora ovviamente sono rimasta lì nella mia camera! In quel periodo le testate giornalistiche, anche quelle femminili, volevano parlare con me proprio perché ero la moglie del capitano. Il telefono squillava, squillava...

"Vivevamo a contatto con i tifosi, era un altro mondo"

Salvadori: Quella cosa del ritiro con anche le mogli al seguito era una grande novità in Italia, facevamo notizia. C’era tanta stampa che ci seguiva, c’erano tanti fotografi vicino agli alberghi. Un mattino uno di questi fotografi scatta una foto con un bel gruppo di noi con le mogli, durante una passeggiata. Su un giornale esce una foto con su scritto: “Salvadori con la moglie, Claudio Sala con la moglie, Patrizio Sala con la fidanzata”… Solo che non era la fidanzata, era un errore dei giornalisti... era la figlia del massaggiatore! E così Patrizio ricevette poi la telefonata della mamma della sua fidanzata... E dopo la telefonata tornò da noi con le orecchie basse… Tuttosport: Conoscevate bene l’importanza dei tifosi. Il loro affetto. Avevate sempre tanto rispetto per loro. Claudio Sala: Ci aiutavano a superare le difficoltà. Pulici dopo le partite in casa tornava a piedi a casa sua in via Monfalcone, attorniato dalla gente che commentava con lui le fasi della partita appena giocata. Rapporti veri, bellissimi. Altri tempi. Salvadori: E il Filadelfia era sempre aperto, noi vivevamo a contatto con i tifosi, era un altro mondo. Pecci: Io quando entrai la prima volta al Fila pensai di essere arrivato in un posto importante, un po’ come quando vai a Roma la prima volta o a Parigi. Il Filadelfia rievoca una storia importantissima. Noi il passato lo abbiamo dentro, non lo abbiamo dietro: le nuove generazioni non hanno questa fortuna.

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Una serata speciale con i campioni d’Italia del 1976 e una gran folla di tifosi granata. Un’ora e mezzo di emozioni, ricordi, risate, aneddoti, rivelazioni e piccole grandi verità. Care lettrici, cari lettori, ecco a voi il Toro! Patrizio Sala: Claudio Sala quell’anno giocò talmente bene che fu lui la ciliegia sulla nostra torta scudetto. Una grande ciliegia. Tuttosport: Ciliegia? È la prima volta che sento Claudio abbinato al frutto delle ciliegie. Di solito lo sentivamo abbinato a un altro frutto…! Pecci: La banana. C’era chi si faceva la banana in testa con i capelli alla moda, lui se la faceva da un’altra parte! Tuttosport: Adesso sul maxischermo vi mostriamo la foto del gol di Pulici al Cesena… Eccola! Pecci: Se volete vi do una perla di saggezza. Allora, guardatela bene questa foto del gol scudetto di Pupi, in tuffo. Ha gli occhi aperti, si gira in aria, colpisce la palla e segna. Io bravo come Pulici a fare gol non ho visto nessuno. L’unico che regge il confronto ed è Ezio Pascutti. Anche Pascutti quando si buttava di testa guardava tutto e rideva. Già sapeva cosa sarebbe successo… Ecco, questi giocatori in questi momenti hanno una marcia in più. Lo ripeto: bravo come Pupi a fare gol non ho visto nessuno. Tuttosport: Andiamo avanti con i ricordi perché, insomma, ci sono un po’ di fotografie che possono ispirarvi. Quindi anche questa. Zaccarelli che beve lo champagne nello spogliatoio, per festeggiare lo scudetto. Eraldo sullo sfondo osserva… Pecci: Come sempre! Io correvo per lui e lui che viveva di champagne. Io invece ero di là con un panino col salame. Zaccarelli: Eraldo era arrivato a Torino che era alto un metro e ottanta, un metro e ottantuno. Poi, dopo, quando è andato via aveva dieci centimetri in meno! Pecci: L’ho fatto volentieri questo sacrificio per il mio lord. Tuttosport: Ecco un’altra foto di voi in campo… Ci sono anche Castellini e Caporale, che Radice trasformò in libero. Una grande intuizione.

"Tel chi la Sciura Maria!"

Pecci: Eravamo assieme nel Bologna. Arrivai in ritiro a Santa Vittoria d’Alba e sarò stato un quintale, avevo un culo che faceva provincia. E Radice mi apostrofò: “Tel chi la Sciura Maria!”. Poi mi disse: “Ma scusa, quel Caporale lì che caratteristiche ha? Che giocatore è?” E io gli risposi: “Avete preso il miglior libero d’Italia, senza saperlo”. E lui: “È giusto parlare bene dei tuoi amici, bravo”. E dopo se ne accorse anche lui che era un libero fortissimo: per noi è stato basilare perché ci permetteva di recuperare la palla alta e noi potevamo ripartire. E qui confermo quello che ha detto Patrizio. Il nostro schema numero uno era dare la palla a Claudio. Claudio Sala quell’anno per me è stato il miglior giocatore d’Europa, poi lui la buttava nel mezzo e ci pensavano Pupi e Graziani. Caporale e Salvadori erano bravi a coprire le nostre falle, uno dei segreti di quella squadra è stato anche Salvadori, con le sue discese sulla fascia e i suoi recuperi.

E anche Santin: nessuno come lui a marcare sull’uomo. Come Mozzini. Zaccarelli: Se no, ci pensava il Giaguaro Castellini a compiere miracoli, col suo coraggio anche in tuffo. Tuttosport: Un’altra foto del 16 maggio, il giro di campo trionfale, ecco in mezzo a voi anche il segretario generale, Beppe Bonetto. Savadori: Grande artefice dello scudetto, insieme al presidente Pianelli. Claudio Sala: Il tricolore che viene portato in cielo e poi verrà riportato giù dai paracadutisti dopo la partita… 65.000 persone pigiate sugli spalti. Mamma mia... La Maratona era sicuramente una curva eccezionale. Ed è stato bellissimo vedere quella massa di folla tutta di granata, in tutto lo stadio. Purtroppo non abbiamo vinto la quindicesima partita su 15 per via di quell’autorete incredibile, però, insomma, avremmo potuto fare qualcosa di ancora più bello. Meritavamo tutto.

"Almeno una volta bisogna provarla, questa cosa"

Marcello Bonetto (figlio di Beppe): Devo dire che mio padre è sempre stato abbastanza schivo. Da adolescente vivevo le sue sofferenze quotidiane nel portare avanti un progetto lungo e abbastanza complesso. Anche perché era collegato a una situazione economica non facilissima… perché le finanze di Pianelli non erano paragonabili a quelle delle squadre top. Quella era una squadra che avrebbe potuto vincere per molti anni. Invece quei secondi posti, a cominciare dall’anno dopo a 50 punti… Claudio Sala: Quando guardavo verso gli spalti, verso la tribuna, verso le curve, piangevano tutti. Piangevano tutti. Giovani, vecchi. Con quello scudetto ci siamo idealmente collegati al Grande Torino, 27 anni dopo. Patrizio Sala: Mi viene in mente una frase che disse uno di noi intervistato da Frajese in campo… Zaccarelli: Secondo me intendi questa frase: “Almeno una volta bisogna provarla, questa cosa”. È qui al mio fianco chi l’ha detto. Claudio, te lo ricordi? Claudio Sala: Sì, certo! È un’emozione che bisogna provare nella vita. Tuttosport: Una delle vittorie fondamentali di quella stagione fu la vittoria a San Siro contro il Milan. Partita che Zaccarelli rischiò di non giocare perché aveva una caviglia in disordine. E invece segnò proprio Renato… Il provino con Radice fu fatto in un luogo assolutamente insolito, Renato. Coi tuoi compagni che ti guardavano.

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"Il torello in movimento di Radice"
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"Tu sei giovane, vai nei campi"