TORINO - La Guerra della Stella. Come se sentissimo l’esigenza di un altro conflitto. Per fortuna questo è solo sportivo e nessuno ne esce neppure ferito, anche se in Mercedes ci saranno sicuramente delle ripercussioni. D’altronde era solo questione di tempo, con Kimi Antonelli e George Russell per tutti gli unici due candidati per il titolo con una W17 astronave, per di più appena aggiornata e che ha risolto i problemi in partenza. E con l’inglese uscito con le ossa rotte dalle ultime tre gare, tutte vinte dopo la pole dal monellaccio bolognese. Specie a Miami. E con un weekend canadese, sul tracciato forse più amato, iniziato mangiando polvere fino all’ultimo giro delle qualifiche Sprint. Così ieri nella gara corta è andato in scena un nuovo episodio di una saga ben nota nella Casa della Stella, protagonista proprio dieci anni fa di un’accesissima faida tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg. Che ora rivive, anche perché Antonelli sulla pista intitolata all’idolo del padre Marco al quinto giro fa il Gilles Villeneuve e attacca a testa bassa, come se non ci fosse un domani. E Russell gli nega lo spazio in due attacchi ravvicinati nelle due chicane. Nel primo vestendo (comprensibilmente) i panni dell’ex nemico (e contestato proprio per questo) Max Verstappen (a proposito: l’olandese mai inquadrato già rimpiange la 24 Ore del Nurburgring), accompagnando fuori pista il compagno di squadra. Che vede rosso come un toto nell’arena e si ributta commettendo un errore mentre tuona via radio: «Mossa sporca, dove essere penalizzato».
Antonelli contro Russell: lo scontro via radio infiamma la Mercedes
Interviene subito il suo ingegnere Bono: «Resta freddo, pensa a Norris» (che nel frattempo approfitta del caos per passare Antonelli e infilarsi tra i due Mercedes). «Non mi interessa, mi ha spinto fuori» replica il 19enne leader del Mondiale. Così s’inserisce Toto Wolff, che secco gli intima: «Concentrati a guidare, non sulle lamentele via radio». Ma non è finita. Sulla bandiera a scacchi che certifica la perdita di 2 potenziali punti, sicuramente 1, Antonelli torna sul caso: «Se è così che dobbiamo correre è buono a sapersi». Il team principal lo secca subito: «Ne parliamo internamente, non alla radio, ok?». Alle interviste sul podio c’è più cautela, anche se Russell il suo messaggio lo manda: «Cono contento che entrambi abbiamo finito la gara». Come dire: stavi per fare un casino. Quello che la Mercedes non vuole. Antonelli però non arretra, e a Sky dice chiaramente: «Sono andato in pista per vincere, avevo il passo per farlo. Diciamo che ho avuto quell’opportunità e l’ho presa. Ero accanto a George, non dietro. E la curva l’avrei fatta. Lui mi ha toccato, ha anche allargato e sono andato fuori. Poi è arrivato il mio errore alla curva 8, dove ho perso il controllo su un dosso. Ma in quei momenti è stato difficile rimanere freddi». E che la situazione sia al limite lo si capisce dalla cautela del britannico davanti alle tv: «Da parte mia è stata una battaglia dura ma normale. Non ho fatto nulla di aggressivo, ma devo rivedere l’intera azione».
