
America's Cup un evento unico
Le sue rughe contano centinaia di migliaia di miglia su tutti gli oceani: sette circumnavigazioni, una vittoria intorno al mondo. Una roccia, un marinaio, un comandante. E una leggenda in Coppa America. Grant Dalton, gran capo del defender Emirates Team New Zealand, vincitore delle ultime tre America’s Cup, è l’uomo che ha coordinato l’operazione per portare la Coppa a Napoli. Con lui ha trattato il Governo italiano. Ha preso casa in città, ha fatto scrivere “Napoli” sui foil di colore azzurro della barca kiwi. Ed è il chairman dell’America’s Cup Partnership, la nuova alleanza dei team per gestire il Trofeo.
Signor Dalton, cosa si prova a essere i detentori del trofeo?
«L’America’s Cup è un evento unico: è il trofeo più antico dello sport internazionale. Porta con sé una storia straordinaria, eppure da 175 anni è sempre all’avanguardia nell’innovazione e nella tecnologia. Sebbene venga spesso considerata semplicemente una regata velica è molto di più. Ogni team conta tra le 100 e le 150 persone; per vincere l’America’s Cup, ogni individuo e ogni reparto devono eccellere e tutto deve essere perfetto. È il traguardo supremo. Quanto all’essere i detentori del trofeo, ormai deteniamo l’America’s Cup da quasi dieci anni, quindi siamo abituati a essere il bersaglio di tutti gli altri team che vogliono batterci. Ma questo funge da stimolo: è ciò che spinge la squadra a superare continuamente i propri limiti e a lavorare sodo, ogni volta, per raggiungere l’obiettivo finale».
A che punto è la preparazione di Emirates Team New Zealand? Quando vedremo “Taihoro” (l’AC75 del team, ndr) nel Golfo di Napoli?
«È sempre una domanda difficile per i team dell’America’s Cup: si tende sempre a dire che i preparativi procedono bene e secondo i piani, ma ci si accorge di eventuali imperfezioni solo quando è ormai troppo tardi. Tuttavia, siamo soddisfatti della situazione attuale. Abbiamo una grande squadra, motivata a migliorare costantemente sotto ogni aspetto e impegnata a fondo nell’innovazione e nella progettazione, per rendere “Taihoro” il più veloce possibile in vista delle condizioni meteo previste a Napoli. Quando la vedremo navigare a Napoli? Stiamo ancora definendo gli ultimi dettagli del piano di spedizione e logistica, ma l’arrivo è previsto per il primo trimestre del 2027».
Osservando gli altri team, chi vede meglio?
«L’America’s Cup ha l’abitudine di riservare sorprese inaspettate, ma sulla carta – basandosi semplicemente sui risultati ottenuti finora, sulle qualità umane e sull’esperienza in mare – la scelta ricadrebbe su Luna Rossa. Nutriamo profondo rispetto per tutti i team, ma non temiamo nessuno».
Il passaggio di Peter Burling da ETNZ a Luna Rossa cambia gli equilibri?
«Indubbiamente Pete rappresenterà una risorsa preziosa per Luna Rossa, una squadra già forte che ora lo diventa ancora di più. Ma, come direbbe lo stesso Pete: “Una vera squadra nasce dalla forza combinata di tutti gli individui. Non è una singola persona a fare la squadra; ognuno contribuisce semplicemente all’obiettivo e allo scopo comuni del team”».
Quali saranno i protagonisti della 38ª America’s Cup?
«È un’ottima domanda, immagino si riferisca ai team in gara. Tuttavia, ritengo che i protagonisti più influenti della 38ª America’s Cup saranno gli abitanti di Napoli. Saranno loro a rendere questa edizione una delle più straordinarie di sempre. Abbiamo trascorso abbastanza tempo a Napoli da immergerci completamente nella passione e nell’orgoglio che i napoletani nutrono per la loro città. Credo che sia un sentimento unico al mondo e, dato il loro entusiasmo nell’accogliere l’America’s Cup, sarà un evento eccezionale, senza precedenti».
Come ricorda i primi contatti dall’Italia con la disponibilità del governo italiano a ospitare la Coppa a Napoli, e quale è stata la sua prima reazione?
«I primi contatti risalgono alla candidatura di Brindisi, direttamente al governo attraverso il Ministro Abodi. Dopo un incontro iniziale in cui è emerso un concreto interesse, abbiamo concordato di valutare diverse città italiane caratterizzate da condizioni meteorologiche favorevoli e da opportunità in cui l’America’s Cup potesse aiutare una riqualificazione infrastrutturale vantaggiosa, sia per la città che per l’evento stesso. Abbiamo fatto esattamente questo; tuttavia, ancor prima di avviare la fase di scouting, avevo sempre ritenuto che Napoli fosse la scelta migliore, soprattutto grazie al pubblico visto nel 2012: una regata che mi è rimasta impressa nel tempo come un evento davvero eccezionale. Napoli sembrava però avere qualche problema infrastrutturale nell’ospitare inizialmente fino a sette team; ciò che non sapevo, però, era che l’area di Bagnoli attendeva solo un motivo per essere riqualificata e rigenerata, e l’America’s Cup si è rivelata il catalizzatore perfetto. Tutto è proceduto rapidamente una volta individuati gli ingredienti giusti e ottenuto il pieno sostegno della città».
Il ciclo della 38ª America’s Cup si preannuncia unico per molti aspetti: la prima volta in Italia, il debutto della AC Partnership, due nuovi team...
«Da quando siamo diventati Defender nel 2017, abbiamo lavorato instancabilmente per continuare a sviluppare l’America’s Cup, quindi siamo ovviamente entusiasti di avere sette team per l’AC38 di Napoli. Ciò è dovuto in parte alla visione condivisa del futuro da parte dei team, un’idea su cui abbiamo iniziato a lavorare ancora prima della conclusione della Coppa a Barcellona. L’ACP rappresenta una visione condivisa dai team, nata per far progredire la Coppa nel pieno rispetto del documento fondativo, il Deed of Gift»
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sui temi che più ti interessano e utilizzare al meglio i servizi di Tuttosport. Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto per vivere al meglio il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS