“Arianna Fontana superlativa. Vi svelo l’immagine che mi ha più toccato in queste Olimpiadi”

Stefania Belmondo, dieci medaglie olimpiche tra il 1992 e il 2002, incorona la mitica azzurra che ha battuto lo storico record di Mangiarotti: “E non ha finito…”

MILANO - Stefania Belmondo, dall’alto delle sue dieci medaglie olimpiche (due ori, tre argenti e cinque bronzi tra Albertville 1992 e Salt Lake City 2002) ci spiega cosa ha fatto Arianna Fontana? 
«È stata bravissima, superlativa, è la migliore perché ha vinto più di tutti. A Milano ha fatto cose bellissime e non è ancora finita perché c’è ancora una gara in programma, i 1.500 metri (stasera, con lei nei quarti al via anche Elisa Confortola e Arianna Sighel, ndr). Una gara che, tra l’altro, correrà con più leggerezza visto che ha già battuto il record di Mangiarotti». 
 
Lei a Salt Lake City nel 2002 ha vinto a 33 anni le ultime medaglie olimpiche. Arianna il 14 aprile ne compirà 36. Cosa si prova a gareggiare contro atlete che hanno magari quindici anni meno di te? 
«È un grande motivo di orgoglio riuscire a battere ragazze tanto più giovani ed essere ancora lì a vincere delle medaglie, una cosa che ti dà una forza incredibile». 
 
Lei e Fontana siete due esempi di longevità: qual è il segreto per essere un highlander nello sport? 
«La difficoltà soprattutto sta nel fatto di dover recuperare le energie per gare tanto ravvicinate nel tempo, questo però viene compensato dall’esperienza. Arianna ha iniziato a vincere presto e va a podio alle Olimpiadi da vent’anni, ovvero da Torino 2006, e questo ti può aiutare in uno sport come lo short track in cui conta moltissimo anche la testa e la tattica, oltre alla preparazione». 

Che esempio possono dare i suoi successi ai giovani? 
«Sono un grande esempio per tutti. In tal senso concordo in pieno su quello che ha detto l’altra sera dopo aver vinto l’argento in staffetta con le altre ragazze: “Speriamo che le nostre vittorie possano avvicinare tanti giovani allo sport”. E credo che l’esempio suo, dei suoi compagni ma anche di chi semplicemente ha gareggiato in queste Olimpiadi, possa essere fondamentale per motivare tanti giovani che si avvicinano allo sport. Questa potrebbe essere un’eredità importantissima per i Giochi organizzati nel nostro paese». 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Olimpiadi Invernali

Le medaglia di Brignone e Lollobrigida

Problema è che in Italia, per molte di queste discipline, mancano le strutture... 
«Eh, lo so bene. Anche quella legata all’impiantistica sarebbe una eredità importantissima da lasciare dopo i Giochi, perché - e lo dico in prima persona - quando ero giovane per me, dove abitavo, sarebbe stato un problema se fossi stata appassionata di pattinaggio...».  
 
In queste Olimpiadi hanno fatto collezione di medaglie pure Federica Brignone e Francesca Lollobrigida, altre due atlete di 35 anni: vedendole sul podio le è un po’ venuto il rimpianto per aver smesso troppo presto? 
«Eh, ogni tanto ci penso... Forse sarei dovuta arrivare ai Giochi di Torino per vivere un’Olimpiade in casa. Però avevo già due figli e sarebbe stato troppo impegnativo, soprattutto dal punto di vista mentale». 
 
Queste per l’Italia sono state un po’ le Olimpiadi delle donne. 
«Soprattutto sono state Olimpiadi di donne che hanno avuto problemi fisici nell’avvicinarsi all’appuntamento, ma poi, una volta in gara ai Giochi, hanno vinto. Questo significa che non bisogna mai mollare, sempre provare, provare, provare perché il lavoro paga. E’ un altro bellissimo messaggio per i giovani. E, oltre a Fontana, Brignone e Lollobrigida penso anche all’oro che ha vinto Lisa Vittozzi». 

Francesca è anche mamma. 
«Eh, lei ha... il “doppio lavoro”».  
 
Qual è l’immagine finora più bella delle Olimpiadi? 
«L’abbraccio a Elana Meyers, oro nel bob, dei suoi due bambini sordi: loro gioivano per la loro mamma senza sapere per cosa, è stata un’immagine che mi ha toccato nel profondo».  
 
Per quanto riguarda lo sci di fondo questi Giochi hanno dimostrato che in Italia c’è vita oltre a Pellegrino... 
«Federico è stato un traino eccezionale per il movimento e Barp, Carollo e Daprà hanno fatto vedere di essere già arrivati a un livello di eccellenza. Però - e non parlo soltanto per il mio sport - non andrà commesso l’errore di fare paragoni tra quattro anni con queste Olimpiadi che sono state eccezionali e particolari per l’aver gareggiato in casa. Si dovrà invece pensare a lavorare con pazienza per far crescere questi ragazzi senza un’esasperata ricerca del risultato».  

 

 

 

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MILANO - Stefania Belmondo, dall’alto delle sue dieci medaglie olimpiche (due ori, tre argenti e cinque bronzi tra Albertville 1992 e Salt Lake City 2002) ci spiega cosa ha fatto Arianna Fontana? 
«È stata bravissima, superlativa, è la migliore perché ha vinto più di tutti. A Milano ha fatto cose bellissime e non è ancora finita perché c’è ancora una gara in programma, i 1.500 metri (stasera, con lei nei quarti al via anche Elisa Confortola e Arianna Sighel, ndr). Una gara che, tra l’altro, correrà con più leggerezza visto che ha già battuto il record di Mangiarotti». 
 
Lei a Salt Lake City nel 2002 ha vinto a 33 anni le ultime medaglie olimpiche. Arianna il 14 aprile ne compirà 36. Cosa si prova a gareggiare contro atlete che hanno magari quindici anni meno di te? 
«È un grande motivo di orgoglio riuscire a battere ragazze tanto più giovani ed essere ancora lì a vincere delle medaglie, una cosa che ti dà una forza incredibile». 
 
Lei e Fontana siete due esempi di longevità: qual è il segreto per essere un highlander nello sport? 
«La difficoltà soprattutto sta nel fatto di dover recuperare le energie per gare tanto ravvicinate nel tempo, questo però viene compensato dall’esperienza. Arianna ha iniziato a vincere presto e va a podio alle Olimpiadi da vent’anni, ovvero da Torino 2006, e questo ti può aiutare in uno sport come lo short track in cui conta moltissimo anche la testa e la tattica, oltre alla preparazione». 

Che esempio possono dare i suoi successi ai giovani? 
«Sono un grande esempio per tutti. In tal senso concordo in pieno su quello che ha detto l’altra sera dopo aver vinto l’argento in staffetta con le altre ragazze: “Speriamo che le nostre vittorie possano avvicinare tanti giovani allo sport”. E credo che l’esempio suo, dei suoi compagni ma anche di chi semplicemente ha gareggiato in queste Olimpiadi, possa essere fondamentale per motivare tanti giovani che si avvicinano allo sport. Questa potrebbe essere un’eredità importantissima per i Giochi organizzati nel nostro paese». 

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“Arianna Fontana superlativa. Vi svelo l’immagine che mi ha più toccato in queste Olimpiadi”
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