Le medaglia di Brignone e Lollobrigida
Problema è che in Italia, per molte di queste discipline, mancano le strutture...
«Eh, lo so bene. Anche quella legata all’impiantistica sarebbe una eredità importantissima da lasciare dopo i Giochi, perché - e lo dico in prima persona - quando ero giovane per me, dove abitavo, sarebbe stato un problema se fossi stata appassionata di pattinaggio...».
In queste Olimpiadi hanno fatto collezione di medaglie pure Federica Brignone e Francesca Lollobrigida, altre due atlete di 35 anni: vedendole sul podio le è un po’ venuto il rimpianto per aver smesso troppo presto?
«Eh, ogni tanto ci penso... Forse sarei dovuta arrivare ai Giochi di Torino per vivere un’Olimpiade in casa. Però avevo già due figli e sarebbe stato troppo impegnativo, soprattutto dal punto di vista mentale».
Queste per l’Italia sono state un po’ le Olimpiadi delle donne.
«Soprattutto sono state Olimpiadi di donne che hanno avuto problemi fisici nell’avvicinarsi all’appuntamento, ma poi, una volta in gara ai Giochi, hanno vinto. Questo significa che non bisogna mai mollare, sempre provare, provare, provare perché il lavoro paga. E’ un altro bellissimo messaggio per i giovani. E, oltre a Fontana, Brignone e Lollobrigida penso anche all’oro che ha vinto Lisa Vittozzi».
Francesca è anche mamma.
«Eh, lei ha... il “doppio lavoro”».
Qual è l’immagine finora più bella delle Olimpiadi?
«L’abbraccio a Elana Meyers, oro nel bob, dei suoi due bambini sordi: loro gioivano per la loro mamma senza sapere per cosa, è stata un’immagine che mi ha toccato nel profondo».
Per quanto riguarda lo sci di fondo questi Giochi hanno dimostrato che in Italia c’è vita oltre a Pellegrino...
«Federico è stato un traino eccezionale per il movimento e Barp, Carollo e Daprà hanno fatto vedere di essere già arrivati a un livello di eccellenza. Però - e non parlo soltanto per il mio sport - non andrà commesso l’errore di fare paragoni tra quattro anni con queste Olimpiadi che sono state eccezionali e particolari per l’aver gareggiato in casa. Si dovrà invece pensare a lavorare con pazienza per far crescere questi ragazzi senza un’esasperata ricerca del risultato».
