Sinner esce allo scoperto: "Sono innamorato e il mare aperto fa paura. Prima o poi il gioco finisce"

Alla vigilia degli Us Open parla il numero uno del tennis mondiale: "Dietro i miei risultati c’è tanto lavoro, la svolta è stata accettare i difetti"
Sinner esce allo scoperto: "Sono innamorato e il mare aperto fa paura. Prima o poi il gioco finisce"
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In attesa di scendere in campo nel primo turno degli US Open contro il ceco Kopriva, parla Jannik Sinner. Il tennista azzurro, numero 1 del ranking Atp, ha svelato un hobby finora sconosciuto: "Mi sono appassionato ai Lego, moltissimo. Di sera, per esempio, costruisco con i Lego: ora sto costruendo un'auto. Qui a New York c’è un negozio di Lego molto vicino al mio hotel. Perciò ci sono andato e ho preso una Porsche. E l’ho finita in un giorno, in cinque ore. Metto su la musica e penso ad altro: quando sei un tennista o un atleta, hai così tanti pensieri nella testa, e anche pressioni. Tutto il tempo. E quindi di sera mi piace...». Sinner è consapevole dello sport che pratica e che se qualcosa va storto c'è molto da perdere: "Non è neanche detto che io e Carlos siamo quelli lì, adesso è quasi due anni che stiamo giocando i Grandi Slam, ma le cose possono cambiare, se uno non si migliora altri giocatori arrivano... quindi tra altri due anni vediamo chi si è stabilito, chi si è migliorato, chi è peggiorato".

"Sto bene e resto umile: prima o poi il gioco finisce"

Sinner non segue personalmente i social (ha chi gli gestisce le pagine) ma segue la politica estera: "La politica? Si, ovviamente le cose importanti sì, parliamo anche con il team che ho, sono tutte persone adulte, però non i dettagli. Ne capisco anche poco". La sconfitta di Cincinnati ha sicuramente pesato sulla sua forma attuale ma l'altoatesino tranquillizza tutti: "Sto bene, oggi è il primo giorno dove sto di nuovo bene. Dove tutte le cose vanno bene. Abbiamo fatto qua due allenamenti tra oggi e ieri, quindi sta andando tutto verso la direzione giusta. Il manicotto sul braccio destro? Mi è piaciuto il feeling che avevo quando è un pochettino più compatto il braccio, a Wimbledon però era per un’altra roba. Non è prevenzione, è proprio pura sensazione in campo". Sinner è ancora il numero 1: se ci pensa o meno ha risposto così: "No, perché credo che sono sempre stato una persona umile e non mi piace dire “sono il numero uno al mondo”. Posso dire che sono un giocatore forte, però credo che si diventa numero uno non solo in campo da tennis ma per come gestisci le cose fuori dal campo, come ti comporti. Il tennis è importante, è la mia vita, ma è piccolo, non è tutto, e quando hai 35-40 anni il gioco finisce e poi devi anche decidere cosa fare dopo".

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Sinner, pregi e difetti

"Come preparo i match? Guardo tanto, analizzo tanto, soprattutto la sera prima di giocare contro un avversario, perché la parte visuale è molto importante, almeno per me. Normalmente prepariamo tutto prima della partita, abbiamo tante opzioni. Poi magari lui a volte ti dice delle cose, però io che sono in campo non me le sento, perché magari quel giorno certi colpi non li sento, e quindi non li uso. Alla fine la soluzione deve sempre trovarla il giocatore. Cosa vorrei migliorare? Servizio e gioco a rete". Sulla forza mentale che gli ha permesso di trionfare a Wimbledon dopo la debacle del Roland Garros, Sinner ha spiegato: "Non è nulla di naturale, c’è tanto lavoro dietro, ma prima devi accettare i tuoi difetti e io all’inizio ho fatto fatica, perché pensavo di essere forte, e invece non lo ero. E ci abbiamo lavorato tanto sopra, con Riccardo Ceccarelli, stiamo lavorando già da anni insieme, mi aiuta. Ovviamente la differenza deve farla l’atleta, ma c’è tanto lavoro dietro. Difetti? Non essere paziente, voler fare subito tutto in uno. E invece non è questa la soluzione: devi sempre lavorare da un dettaglio all’altro e poi mettere pian piano insieme tutti i pezzi del puzzle".

La famiglia di Sinner

Sinner ha sempre elogiato la sua famiglia, ritenura fondamentale nel suo processo di crescita verso il primato mondiale: "I mie genitori? Sono sempre stati molto normali, lavoratori: andavano sempre a lavorare e mi hanno lasciato giocare a tennis come volevo. In casa si parla tedesco, ma è un dialetto. Un dialetto tedesco sudtirolese, un po’ simile all’austriaco. Andare via da casa a 13 anni è stato difficile all’inizio, ma ho avuto molta fortuna. Sono stato ospite di una famiglia croata: il papà della famiglia era l’allenatore del centro dove mi allenavo e aveva una figlia e un figlio. Ero un po’ più grande e abbiamo vissuto insieme per due anni. Mi sentivo parte della famiglia e come un fratello maggiore. A casa ho un fratello grande e so esattamente come ci si sente. Volevo essere la stessa persona per la figlia e il figlio di quella famiglia. Avevano anche un cane: io amo i cani, a casa avevamo solo gatti, quindi giocare con loro mi ha aiutato molto".

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Sinner: "Non parlo della mia vita privata"

Ricordando i suoi trascorsi giovanili, Sinner ha raccontato i suoi piatti preferiti dell'infanzia: "Mangiavo spesso a pranzo dai nonni perché i miei genitori erano sempre al lavoro. Direi la Wienerschnitzel (cotoletta di vitello impanata) di mia nonna, molto buona. Da mio papà invece ricordo i canederli, o i dolci, come i buchteln. Ora non posso mangiarle tutti i giorni. Quando sono a casa, due o tre giorni in Alto Adige ogni quattro mesi, circa dieci giorni all’anno. In quei giorni non ci sono restrizioni e me li godo appieno. Passione per il mare? Faccio snorkeling, ma non immersioni. Se sono vicino alla costa non c’è problema ma se sono nel mezzo del nulla ho un po’ paura". L'intervista al Corriere della Sera si conclude con una domanda molto semplice, che squarcia il velo sul Sinner fuori dal campo: "Innamorato? Sì ma della vita privata non parliamo".

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In attesa di scendere in campo nel primo turno degli US Open contro il ceco Kopriva, parla Jannik Sinner. Il tennista azzurro, numero 1 del ranking Atp, ha svelato un hobby finora sconosciuto: "Mi sono appassionato ai Lego, moltissimo. Di sera, per esempio, costruisco con i Lego: ora sto costruendo un'auto. Qui a New York c’è un negozio di Lego molto vicino al mio hotel. Perciò ci sono andato e ho preso una Porsche. E l’ho finita in un giorno, in cinque ore. Metto su la musica e penso ad altro: quando sei un tennista o un atleta, hai così tanti pensieri nella testa, e anche pressioni. Tutto il tempo. E quindi di sera mi piace...». Sinner è consapevole dello sport che pratica e che se qualcosa va storto c'è molto da perdere: "Non è neanche detto che io e Carlos siamo quelli lì, adesso è quasi due anni che stiamo giocando i Grandi Slam, ma le cose possono cambiare, se uno non si migliora altri giocatori arrivano... quindi tra altri due anni vediamo chi si è stabilito, chi si è migliorato, chi è peggiorato".

"Sto bene e resto umile: prima o poi il gioco finisce"

Sinner non segue personalmente i social (ha chi gli gestisce le pagine) ma segue la politica estera: "La politica? Si, ovviamente le cose importanti sì, parliamo anche con il team che ho, sono tutte persone adulte, però non i dettagli. Ne capisco anche poco". La sconfitta di Cincinnati ha sicuramente pesato sulla sua forma attuale ma l'altoatesino tranquillizza tutti: "Sto bene, oggi è il primo giorno dove sto di nuovo bene. Dove tutte le cose vanno bene. Abbiamo fatto qua due allenamenti tra oggi e ieri, quindi sta andando tutto verso la direzione giusta. Il manicotto sul braccio destro? Mi è piaciuto il feeling che avevo quando è un pochettino più compatto il braccio, a Wimbledon però era per un’altra roba. Non è prevenzione, è proprio pura sensazione in campo". Sinner è ancora il numero 1: se ci pensa o meno ha risposto così: "No, perché credo che sono sempre stato una persona umile e non mi piace dire “sono il numero uno al mondo”. Posso dire che sono un giocatore forte, però credo che si diventa numero uno non solo in campo da tennis ma per come gestisci le cose fuori dal campo, come ti comporti. Il tennis è importante, è la mia vita, ma è piccolo, non è tutto, e quando hai 35-40 anni il gioco finisce e poi devi anche decidere cosa fare dopo".

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